giovedì, Marzo 12, 2026
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Marco Bellocchio ricostruisce il dramma di Enzo Tortora nella serie Portobello

Marco Bellocchio, Fabrizio Gifuni e il cast di Portobello hanno presentato alla stampa la prima serie italiana HBO Original in arrivo su HBO Max dal 20 marzo.

C’è un’immagine che ritorna più volte nel racconto di Portobello ed è anche quella da cui, simbolicamente, Marco Bellocchio dice di essere partito: Enzo Tortora che attraversa una caserma in manette, travolto da un’esposizione mediatica improvvisa, sproporzionata, già organizzata come uno spettacolo. È attorno a questo corto circuito tra giustizia, televisione e messa in scena che prende forma la nuova serie del regista, presentata in conferenza stampa come un’opera che rifugge la lezione civile in senso stretto per interrogare, ancora una volta, i fantasmi della storia italiana.

In arrivo su HBO Max dal 20 marzo con sei episodi da un’ora, Portobello – già presentata in anteprima fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia – ricostruisce uno dei più gravi errori giudiziari del nostro Paese: l’arresto e il processo a Enzo Tortora, volto amatissimo della televisione pubblica, accusato nel 1983 di collusione con la camorra sulla  base di testimonianze poi rivelatesi infondate, e assolto dopo un lungo calvario che ne segnerà la salute e l’esistenza. Dopo Esterno Notte, Bellocchio torna al racconto seriale per affrontare un altro trauma collettivo, un punto di non ritorno nel rapporto tra Stato, media e cittadino.

Portobello. Foto di Valeria Gifuni

Un “fantasma” a cui restituire corpo e voce

Il regista ha chiarito fin dall’inizio che l’origine del progetto non risiede in un intento deliberatamente politico e militante. Come spesso accade nel suo cinema, tutto nasce da una visione: lo smarrimento di un uomo che non comprende perché la sua uscita debba avvenire davanti alle telecamere, perché la macchina dello spettacolo sia già in moto mentre la sua vita sta crollando. “Da quello stupore”, ha spiegato Bellocchio, “non c’è risveglio”: Tortora resta intrappolato in un incubo lucido, incapace di trovare una spiegazione razionale a ciò che gli accade. Una condizione che la serie restituisce anche attraverso una scelta narrativa precisa, quella di raccontare il protagonista come una presenza quasi evanescente, un “fantasma” a cui il racconto continua ostinatamente a restituire corpo e voce.

Portobello si muove così tra due spazi che diventano veri e propri palcoscenici: lo studio televisivo del celebre programma, dove Tortora è padrone della parola e dello sguardo, e l’aula del tribunale, dove quello stesso linguaggio si rivela improvvisamente inefficace. Bellocchio rivendica un lavoro di riscrittura e interpretazione più che di ricostruzione pedissequa: “Lo studio delle fonti convive con la necessità di colmare zone d’ombra, di assumersi il rischio creativo che è parte integrante del mestiere”, dichiara il regista. In questo percorso, il confronto con Francesca Scopelliti (compagna di Tortora) e Gaia Tortora (sua figlia) è stato improntato a una collaborazione discreta e rispettosa, priva di interferenze o richieste correttive.

Portobello. Foto di Valeria Gifuni

Il ritratto di un uomo attraversato da contraddizioni

A incarnare Enzo Tortora è Fabrizio Gifuni, alla seconda collaborazione con Bellocchio dopo il già citato Esterno Notte. L’attore ha raccontato di aver affrontato il personaggio evitando qualsiasi tentazione di semplificazione: Tortora non è una figura monolitica, ma un uomo attraversato da contraddizioni, popolarissimo e al tempo stesso inviso a una parte del Paese. Gifuni insiste su un punto cruciale: “Ciò che accade nel 1983 non piove dal cielo, ma matura in un clima culturale e politico che rende possibile l’abbandono di un individuo da parte delle istituzioni e dell’opinioni pubblica”. Dopo lo shock iniziale, nel suo Tortora cresce una rabbia silenziosa, una furia trattenuta che non esplode mai, ma che scava in profondità, alimentata dal senso di tradimento da parte dello Stato.

Attorno a lui, la serie costruisce un coro di personaggi determinanti. Lino Musella ha parlato del suo Giovanni Pandico (uno dei pentiti che accusarono falsamente Tortora) come di una figura imprevedibile, attraversata da una follia in cui affiora un’ironia disturbante, emersa proprio nel lavoro a stratto contatto con Bellocchio. Fausto Russo Alesi, nei panni di Diego Marmo (il pubblico ministero nel processo contro Tortora), ha descritto invece un uomo dominato dall’ossessione del ruolo e del risultato, accompagnato dal dubbio – tardivo e inquietante – su quando e se la coscienza debba intervenire.

Grande attenzione è riservata anche alle figure femminili, mai relegate a semplici funzioni di contorno. Romana Maggiora Vergano (che ritrova Gifuni dopo i grandi consensi del film Il tempo che ci vuole di Francesca Comencini) interpreta Francesca Scopelliti come l’unico spazio di calore e vulnerabilità per Tortora; Barbora Bobulova restituisce ad Anna Tortora (sua sorella) il profilo di una donna riservata e determinata, punto fermo nella tempesta; Irene Maiorino (anche lei già al fianco di Gifuni nell’ultima stagione dell’acclamata serie L’amica geniale) dà volto e complessità a Nadia Marzano (testimone chiave del processo), raccontandone il percorso dalla soggezione alle pressioni fino al gesto di coraggio che ribalterà il destino giudiziario del caso.

Enzo Tortora… dove eravamo rimasti?

Prodotta da Our Films e Kava Film, in co-produzione con ARTE France e con la collaborazione di Rai Fiction e The Apartment Pictures, Portobello arriverà su HBO Max il 20 marzo, una data fortemente simbolica, che richiama il ritorno televisivo di Tortora dopo l’assoluzione, avvenuto nel 1987. Un ritorno che, oggi come allora, interroga lo spettatore con una domanda semplice e insieme spiazzante: “Dove eravamo rimasti?”. La serie di Bellocchio sembra suggerire che la risposta non sia affatto scontata, e che quell’incubo, forse, non appartenga solo al passato.

Guarda il trailer ufficiale di Portobello 

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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