Dopo la presentazione in anteprima mondiale all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, arriva finalmente in esclusiva su Sky e NOW, dal prossimo 10 gennaio, M – Il Figlio del Secolo, l’attesissima serie Sky Original – prodotta da Sky Studios e da Lorenzo Mieli per The Apartment – che adatta in 8 episodi l’omonimo romanzo di Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega e bestseller internazionale.
La serie, che racconta la nascita del fascismo in Italia e l’ascesa al potere di Benito Mussolini, è diretta dall’acclamato regista britannico Joe Wright (noto per i film Orgoglio e pregiudizio, Espiazione, Anna Karenina e L’ora più buia) e interpretata da Luca Marinelli nei panni del Duce, Francesco Russo in quelli di Cesare Rossi, Barbara Chichiarelli nei panni di Margherita Sarfatti e Benedetta Cimatti in quelli di Donna Rachele.
«Abbiamo sempre detto che c’è stato un prima e un dopo Gomorra. Penso che ora siamo arrivati ad un altro punto di svolta», ha dichiarato con orgoglio Nils Hartmann, Executive Vice President Sky Studios per l’Italia, in occasione della conferenza di presentazione della serie, tenutasi lo scorso dicembre a Roma. «Un progetto così ambizioso e così diverso nell’approccio al period drama non si era mai visto. Personalmente, trovo che una serie di questa portata sia assolutamente necessaria di questi tempi».
«L’inizio di tutto è stato Antonio Scurati, che mi ha dato la possibilità di leggere il romanzo originale prima della sua pubblicazione», ha aggiunto Lorenzo Mieli di The Apartment. «È stato un lavoro febbrile ma lunghissimo. Il nostro obiettivo era quello di riuscire a fare una serie che fosse emotivamente coinvolgente, tanto da rischiare di sconfinare nell’empatia, ma che riuscisse anche ad offrire allo spettatore il distanziamento razionale e intellettuale rispetto alla materia trattata. Dal punto di vista personale, è l’opera più bella che abbia mai prodotto».
Un lavoro di grande responsabilità
«Il primo passo è stato sposare il libro, che si apre e si chiude con la voce di Mussolini: abbiamo preso spunto da lì per creare questo dialogo costante con lo spettare, che in qualche modo ti allontana dall’idea del period drama classico», hanno raccontato Stefano Bises e Davide Serino, sceneggiatori della serie. «Poi ci sono stati tutta una serie di elementi che hanno ispirato il tono… Il Mussolini che vediamo all’inizio della serie è un perdente, uno sconfitto; era funzionale a creare una sorta di vicinanza, una comprensione del personaggio e dei suoi sentimenti».
«A mano a mano che la serie diventa più cupa, più crudele, quando Mussolini mette i propri vizi al servizio di un potere feroce, lo spettatore è portato idealmente a sentirsi quasi male per aver avuto dei sentimenti di comprensione per quel perdente iniziale. È stato un lavoro che ci ha spinto a metterci costantemente in discussione e che, ovviamente, ci ha caricato di una responsabilità incredibile, non solo verso il romanzo di Antonio, ma anche verso la memoria storica del nostro paese».

La sfida più grande per Joe Wright
Il regista Joe Wright ha descritto la sfida più grande nel dare non solo visione ma anche “visionarietà” alla storia di M – Il Figlio del Secolo: il fatto di non essere italiano ha aiutato il regista britannico a trovare la giusta distanza rispetto alla figura del Duce? «Sicuramente, il fatto che io sia inglese ha consentito una distanza che potrei definire importante», ha ammesso Wright. «Tuttavia, non trovo che ci sia una differenza culturale così grande tra noi inglesi e gli italiani o altri paesi europei. Trovo che sia maggiore la distanza culturale tra noi e gli americani, ad esempio».
«La sfida più grande è stata quella di trovare il tono giusto», ha poi aggiunto il regista. «Era molto importante non ritrarre Mussolini come un pagliaccio, ma prenderlo sul serio e fare in modo che la serie potesse intrattenere il pubblico. La preoccupazione principale è stata questa: non insegnare, non predicare, ma intrattenere, anche perché nel corso degli episodi il tono della serie cambia, si fa sempre più cupo e serio a mano a mano che la narrazione procede. Un altro aspetto sfidante è stato riuscire ad avvicinarsi alla figura di Mussolini e permettere a Luca di impersonarlo seducendo il pubblico come lo stesso Duce aveva sedotto un’intera nazione, senza mai perdere di vista quello che è stato l’uomo e le azioni che ha commesso».
Luca Marinelli e la trasformazione nel Duce
A proposito di rassomiglianza fisica e di ricostruzione non solo di un’immaginario ma anche di un corpo, Luca Marinelli ha condiviso il processo che lo ha accompagnato nella costruzione della sua straordinaria interpretazione di Mussolini. «Per me è stato importantissimo il piano fisico – avevo bisogno di sentirmi più pesante e quindi più presente -, ma anche il piano intellettuale ed emotivo, che poi era quello che mi spaventava di più», ha spiegato Marinelli. «Come ho detto tante volte, da antifascista il fatto di aver dovuto sospendere il giudizio quando ero impegnato sul set è stato devastante dal punto di vista umano».
«Dal punto di vista artistico, invece, questa serie è una delle cose più belle che abbia mai fatto, soprattutto grazie al supporto di Joe», ha sottolineato l’attore. «Insieme abbiamo cercato di allontanarci da tutte quelle definizioni che non fanno altro che giustificare una nostra posizione e allontanare la figura di Mussolini, come se tendessimo sempre a giudicarlo di un altro pianeta. Invece era un essere umano che coscientemente ha scelto quello che ha fatto e ha imboccato questa via criminale che ha portato alla distruzione totale non solo il Paese ma anche se stesso. Abbiamo toccato la parte più oscura di noi stessi, e questa è una cosa che da esseri umani ti segna in modo particolare. Ma denota anche il grandissimo coraggio dell’intera squadra, e non solo di noi attori: di Antonio Scurati in primis, e ora anche di Joe Wright».

Un gioco di seduzione e abbandono
In M – Il Figlio del Secolo, il gioco di seduzione e abbandono messo in atto dalla figura del Duce non riguarda soltanto un intero Paese, ma anche tre figure chiave della sua esistenza, quelle di Cesare Rossi, Margherita Sarfatti e Donna Rachele. A tal proposito, gli interpreti di questi tre personaggi hanno così raccontato come sono riusciti a riprodurre nella serie questo torbido connubio.
«Avevo letto i libri pubblicati dal mio personaggio dopo il ’45 e avevo notato che c’era una forte adulazione, anche a posteriori, nei confronti della figura di Mussolini, di cui Cesare Rossi non è mai riuscito a parlare male», ha dichiarato Francesco Russo. «Sin dal nostro primo incontro, Joe ha suggerito a me e Luca di vedere questa relazione come una sorta di codipendenza. Ho quindi pensato di lavorare sul personaggio come se avesse vissuto una sorta di Sindrome di Stoccolma verso il Duce, perché rappresentava la persona che in qualche modo lui non è mai riuscito ad essere. Dal momento che Cesare Rossi vuole cambiare le cose senza però metterci la faccia, ho cercato di rendere anche fisicamente questo stare nell’ombra, stare continuamente dietro le spalle di Mussolini».
«Personalmente non conoscevo bene la vita complessa di Margherita Sarfatti, ma ho avuto modo di leggere i suoi libri e approfondire la sua figura», ha dichiarato Barbara Chichiarelli. «Non solo viene abbandonata, ma anche tradita in quanto ebrea. Ha commesso il grande errore di non essere riuscita a contenere questa deriva che stava prendendo Mussolini e che l’ha portata a fare tutto quello che sappiamo». «Rispetto alla figura di Donna Rachele sono partita dallo studio della sceneggiatura», ha dichiarato Benedetta Cimatti. «La difficoltà più grande è stata liberarsi dal pregiudizio iniziale nei confronti i questa donna. Sono passata da una rabbia iniziala ad una sorta di pena, quindi ho cercato di rappresentarla al meglio, dandole un’umanità, cercando le sue debolezze e le sue fragilità. Donna Rachele prova a ‘difendere se stessa’ cercando di mantenere la sua autenticità, non cavalcando l’onda della mondanità del potere ma rimanendo umile».
La parola ad Antonio Scurati
Antonio Scurati, autore del romanzo originale che ha ispirato la serie (pubblicato nel 2018 e primo di una serie di quattro volumi dedicati alle vicende di Mussolini), ha parlato del suo contributo e di cosa lo ha sorpreso di più dell’adattamento. «Ho fiancheggiato dall’esterno la scrittura e qualche volta la produzione», ha spiegato Scurati. «È stato intellettualmente avvincente partecipare alla scrittura di questa serie con frequenti confronti e discussioni a tutto campo, soprattutto con Stefano e Davide. Sentivo quanto percepissero il peso di una certa responsabilità».
«Durante la scrittura del romanzo, ho evitato di dipingere Mussolini come un personaggio comico e di mostrarlo in tutta la sua forza di seduzione», ha aggiunto lo scrittore. «Inoltre, ho cercato una forma letteraria nuova per evitare di generare nel lettore empatia nei confronti del personaggio principale. Mi sono proibito tutta una serie di procedure romanzesche fondamentali per evitare che il lettore empatizzasse con Mussolini e ne venisse sedotto. Proprio per questo, di fronte agli aspetti di commedia bilanciati alla tragedia, ho dubitato, facendo presente i miei timori. Alla fine, però, ho dovuto riconoscere che quella era la strada giusta».
«La ricerca del tono giusto era fondamentale e decisiva per un racconto del genere. Sono rimasto abbagliato e ammirato, date quelle premesse artistiche, da come si è deciso di andare fino in fondo», ha concluso Scurati. «Inoltre, sono contento che le mie preoccupazioni abbiano creato quell’esitazione in più che non è mai stata, però, motivo di ostacolo. Il fascismo è stata un’incredibile tragedia e continua a stendere la sua ombra tragica su tutti noi. Penso che questa serie sia una testimonianza dell’espressione dell’eccellenza artistica e della creatività del nostro Paese».
M – Il Figlio del Secolo è interpretata anche da Lorenzo Zurzolo nei panni di Italo Balbo; Gaetano Bruno in quelli di Giacomo Matteotti e Vincenzo Nemolato in quelli di Vittorio Emanuele III. La serie debutterà su Sky e in streaming su NOW il 10 gennaio con i primi due episodi.


