Luna Nera: le streghe sono pronte a tornare… su Netflix!

scritto da: Ludovica Ottaviani

Luna Nera è la nuova serie originale italiana targata Netflix (dopo il successo ottenuto con Suburra e Baby). Il terzo prodotto della versione autoctona della celebre piattaforma di streaming sceglie la via del fantasy, adattando per il piccolo schermo – in sei episodi – il primo romanzo della serie nata dalla penna della scrittrice Tiziana Triana ed intitolato proprio Le Città Perdute. Luna Nera.

Oltre alla scrittrice, la serie può contare sulla presenza fondamentale di un team di donne al lavoro dietro la macchina da presa, a partire dalle tre registe (Francesca Comencini, Susanna Nicchiarelli e Paola Randi) fino al team delle sceneggiatrici (che comprende la stessa Triana insieme a Francesca Manieri, Laura Paolucci e Vanessa Picciarelli).

Insieme alle registe, alle sceneggiatrici, al delegato di produzione Netflix e a Domenico Procacci, presidente della Fandango che ha prodotto la serie, era presente alla conferenza stampa di presentazione anche il cast al completo: capofila, la protagonista Antonia Fotaras seguita da Giada Gagliardi, Adalgisa Manfrida, Manuela Mandracchia, Lucrezia Guidone, Federica Fracassi, Barbara Ronchi e Gloria Carovana; a fianco delle donne, la compagine maschile costituita da Roberto De Francesco, Giorgio Belli, Giandomenico Cupaiuolo e Filippo Scotti.

Credit: Emanuela Scarpa/Netflix

Luna Nera sarà distribuita in oltre 190 paesi grazie allo sforzo congiunto tra Netflix e Fandango: è considerata come una serie fantasy inclusiva per un audience globale, che utilizza “l’arma” del genere per raccontare anche la discriminazione della donna nel tempo e nello spazio, come pure per lanciare una riflessione riguardo al ruolo della scienza in contrasto con il folklore popolare. Ad avviare la conversazione sono il delegato del colosso di streaming e Procacci di Fandango, che dicono riguardo alla serie:

«Noi di Netflix siamo orgogliosi di avere questo show grazie soprattutto all’immaginario ricreato, che utilizza il fantasy per raccontare un periodo oscuro riscrivendo così, in tal modo, la storia e permettendo ai protagonisti di trovare, nonostante le difficoltà, la loro forza. Con Fandango abbiamo deciso di unire le forze per lavorare su questo progetto e siamo inoltre orgogliosi di aver collaborato con un team di sole donne, la vera carta vincente. Fandango ha messo al servizio della causa l’esperienza e la professionalità in una vera e propria comunione dei mezzi, perché si è trattato a tutti gli effetti di un vero sforzo produttivo.

Fandango non è famosa per lavorare sul fantasy, quindi Luna Nera è stata una vera sfida e fin dall’inizio sapevamo che, su certe storie, noi europei – ma soprattutto noi italiani – abbiamo alle spalle della nostra storia tanti elementi narrativi interessanti, tante storie che ci vengono saccheggiate regolarmente anche da grandi show internazionali. La domanda quindi era: “perché non raccontare noi quelle storie, in italiano, ambientandole nel nostro paese e nella nostra lingua?” Siamo orgogliosi che si tratti di un prodotto italiano con attori italiani, visivamente più ambizioso e competitivo per il mercato internazionale.»

Credit: Emanuela Scarpa/Netflix

La parola passa poi alle sceneggiatrici e alle registe, che sintetizzano così l’esperienza vissuta sul set: «Una serie come Luna Nera è stata una grande sfida: non si sono scritti molti film fantasy in Italia, c’è una grandissima letteratura rispetto al mondo delle streghe e insieme a Tiziana abbiamo condiviso le letture e le ricerche, nelle quali già erano presenti dei personaggi e l’arco narrativo era altrettanto definito. In partenza il nostro divertimento è stato immaginare che queste donne, considerate delle streghe e delle quali ci rimangono solo cronache tramandate da uomini, grazie al fantasy potessero tornare ad avere una voce forte, immaginando progressivamente chi o cosa fossero e finendo per dare loro dei veri poteri. Con Netflix è come lavorare con un modello diverso che ti spinge verso risoluzioni diverse aggirando l’ostacolo dell’auto-censura che spesso noi autori ci imponiamo. La domanda che ci siamo poste era: “come si innesta una narrazione naturalistica filologica su un impianto fantasy?” Ecco, questa è stata la vera difficoltà incontrata lungo il percorso.

Il romanzo e la serie si differenziano, ma la cosa che va sottolineata è che i temi fondamentali del libro – e quindi della serie – sono vicini all’idea di voler ridare visibilità a un matrimonio europeo, soprattutto italiano, di solito più raccontato dal mondo anglosassone che dal nostro. Forti di questa consapevolezza, per le prime due puntate il nostro punto di partenza era il concetto di realismo fantasy: che non c’è quindi niente di più reale della magia se la si guarda dal punto vista dell’esperienza che appartiene al mondo femminile.

Lavorare con una crew declinata tutta al femminile è stato facile e divertente, in un lavoro svolto in grande autonomia specifica dove ognuna ha contribuito al progetto con il proprio apporto personale. Tra le finalità della serie, c’è quella di veicolare tanti contenuti seri ed importanti al grande pubblico, per sensibilizzare alla paura del diverso, alla pericolosità dell’ignoranza e all’importanza della conoscenza; oltre a questi, è impossibile non citare tanti altri temi profondi inerenti alla caccia alle streghe: devo ammettere che ci siamo divertite a giocare con le regole di un mondo che aveva delle leggi specifiche legate alla magia, ma che dovevamo rielaborare attraverso la nostra creatività.  

Come già accennato, ognuna di noi ha contribuito al progetto Luna Nera in modo personale, cercando di non omologarci facendo la stessa cosa, bensì diversificando l’offerta finale. Il genere permette di ribaltare le cose e i punti di vista; grazie al cinema si può manipolare e modificare la realtà giustificando e cambiando le ingiustizie storiche attraverso la creatività. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di dare plausibilità a qualcosa che storicamente trova un riscontro ma calandolo però in una realtà fantastica condito dall’elemento magico, un aspetto divertente ed inedito legato alla difficoltà di rendere praticamente fattibile qualcosa che non esiste, a tutti gli effetti, nella realtà. La figura della strega è universale: torna di moda ciclicamente ed è una grande utopia moderna che cerca di far convivere gli uomini insieme alle donne sfuggendo al dominio per i primi e alla remissione per le seconde.»

Credit: Emanuela Scarpa/Netflix

La parola passa poi alle streghe protagoniste della serie Luna Nera, ovvero Antonia Fotaras e le “veterane” Manuela Mandracchia, Lucrezia Guidone e Federica Fracassi, insieme al resto del cast femminile:

«Ade non riesce ad esprimere il proprio essere un’adolescente normale: un atteggiamento che viene ostacolato da un mondo che non vuole farle trovare chi è, e un’adolescente che non riesce a trovare la propria identità ha un valore negativo e finisce – nel nostro caso specifico – per sentirsi appunto come una strega, come un male a piede libero nel mondo, un mostro a tutti gli effetti; viene così accettata da delle donne ma non riesce ad esprimere i suoi desideri da adolescente vivendo la sua libertà, come l’amore per un ragazzo (Pietro): ovviamente, tutto ciò avrà delle conseguenze.

Luna Nera, attraverso la metafora fantasy, racconta non solo un periodo specifico ma soprattutto il racconto di una crescita, della difficoltà dei più giovani di crescere: Ade, ad esempio, in un’ottica moderna viene bullizzata ma incontra queste donne che la fanno crescere, la spingono a guardare dentro sé stessa trovando quegli aspetti che dovrebbe sviluppare ogni donna, lasciando libero ogni aspetto femminile: le città perdute a cui si accenna nel titolo sono un luogo dello spirito nel quale si finisce per perdersi, proprio come ci si perde nell’anima; la vera difficoltà sta nel capire i propri talenti e individuare le proprie forze per, infine, riconoscersi ed accettare i propri particolari talenti. Per questo motivo la serie Luna Nera è destinata ad un pubblico molto più ampio e trasversale, inclusi quegli adulti che possono così ritrovare sogni e talenti perduti soprattutto per colpa di un contesto sociale, in modo tale da riscoprire la magia che c’è in ognuno di noi; avere un talento vuol dire avere già un superpotere che, nel caso della serie, è difeso da queste donne protagoniste.

La paura è la risposta animale a qualcosa di grande e forte, a qualcosa che non si conosce e di solito si accompagna all’aggressività, alla forza e alla violenza: uno dei leitmotiv di Luna Nera è che si può combattere ciò che non si conosce e la paura con la conoscenza, sconfiggendo anche dei dogmi sociali che ci vincolano impedendo, tanto agli uomini quanto alle donne, di potersi esprimere liberamente diventando tutto ciò che possono – e vogliono – essere, a discapito dei ruoli imposti dalla società.»

Guarda il trailer ufficiale di Luna Nera

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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