mercoledì, Luglio 6, 2022
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Lightyear – La vera storia di Buzz: le voci italiane presentano il film Disney e Pixar

Lightyear – La vera storia di Buzz è il film originale Disney e Pixar, spin-off di Toy Story, che arriverà il 15 giugno nelle sale italiane.

Lightyear – La vera storia di Buzz è il nuovo film targato Disney e Pixar pronto ad approdare nelle sale dal prossimo 15 giugno; un film che riannoda il nastro del tempo portandoci indietro fino al 1995, anno d’uscita del primo Toy Story a cui è collegato. Perché questo film rappresenta il cartoon ideale che ha convinto il piccolo Andy a comprare il giocattolo del suo eroe preferito, lo space ranger Buzz Lightyear appunto, ora protagonista di un suo personalissimo standalone dalle tematiche profonde: fallibilità umana, l’importanza della squadra, il conflitto interiore con se stessi.

Argomenti cardine che hanno convinto subito i talent italiani a prendere parte al progetto, oltre alla loro indiscutibile passione per i film della casa di Topolino; in tal modo Alberto Boubakar Malanchino si è ritrovato ad accogliere il passaggio di testimone da Chris Evans, volto di Captain America nei vari film del Marvel Cinematic Universe. Insieme a Malanchino – nei panni (vocali) di Lightyear, troviamo anche Ludovico Tersigni (voce del gatto-robot da compagnia Sox) insieme all’attrice Esther Elisha e alla divulgatrice scientifica Linda Raimondo, giovanissima e conosciuta al grande pubblico come Astro Linda, presente nel film con un piccolissimo cameo vocale.

Per inaugurare la conferenza stampa che ha presentato Lightyear – La vera storia di Buzz, non si poteva non partire dal legame particolare che collega i doppiatori italiani ai film d’animazione di casa Disney, una suggestione che affonda le radici direttamente nell’infanzia di ognuno di loro:

Esther Elisha: «La prima esperienza al cinema targata Disney l’ho avuta a 2 anni e mezzo quando, durante una vacanza a Parigi con i miei genitori, mi portarono al cinema a vedere Biancaneve: un’esperienza che si è rivelata piuttosto un “trauma” (ride, NdA) per il resto della mia vita. Conservo ancora il ricordo vivido di quel momento, perché per me incarnava la magia del cinema. Ricordo anche che, quando andavamo in vacanza a Natale, attendevo sempre trepidante il film Disney dell’anno, perché per me quello rappresentava l’appuntamento con il cinema, la magia e il sogno».

Alberto Boubakar Malanchino: «La mia prima esperienza con la Disney è stata proprio con… Toy Story! Sì, sembra davvero una strana coincidenza alla luce del film… ricordo che sono andato a vederlo al cinema con mia mamma e mia nonna. Mentre un altro film d’animazione che considero parte integrante della mia vita è il Re Leone, con quel vhs che avrò consumato a forza di vederlo».

Ludovico Tersigni: «Per un discorso anagrafico, le mie prime letture sono state proprio i Librottini… seguita poi dalla visione del mio cartone preferito, che è gli Aristogatti: per me quindi doppiare Sox, che è un gatto, è stata una bellissima esperienza considerando che adoro, da sempre, anche Il gatto con gli stivali. Felini, felini, sempre e comunque felini!»

Linda Raimondo: «Penso anch’io di aver consumato il vhs degli Aristogatti, quindi come ha detto Esther per me la Disney è il sogno di ogni bambino che è sempre in noi e si risveglia, di colpo, in una sala buia mentre vede il film di turno».

Ovviamente, tutta la curiosità è rivolta verso la loro esperienza al leggio: per alcuni si tratta di un debutto assoluto, mentre per altri – ad esempio, Malanchino – è un felice ritorno dopo la splendida esperienza con il film d’animazione La famosa invasione degli orsi in Sicilia. Come hanno affrontato questa nuova impresa e, soprattutto, cosa hanno inserito di personale nel lavoro compiuto sulla voce?

Ludovico Tersigni: «Per me è stata la prima esperienza al doppiaggio, ed è stata decisamente formativa: c’è un’eco del teatro, della radio e poi utilizzare solo “l’orecchio” facendo a meno del volto e delle espressioni ha dato un significato nuovo alle emozioni attraverso le voci, usando al massimo tutti gli strumenti che abbiamo avuto a disposizione. Non è stata un’esperienza facile, indubbiamente però è stata formativa ed emozionante; con Sox ho usato un tono da bambino, per rientrare nella dimensione di gioco più spensierata, appunto come quando si è a tutti gli effetti bambini; ho cercato di restituire delle emozioni sincere ed originali».

Alberto Boubakar Malanchino: «Per me non è stata la prima esperienza, e torno sempre volentieri in sala di doppiaggio: per Lightyear – La vera storia di Buzz mi sono preparato per qualche mese insieme ad un vocal coach, non tanto per un problema tecnico quanto per provare a scurire la mia voce, trovando le mie corde basse, personali, per il personaggio che ha già in originale una caratterizzazione importante, grazie soprattutto a Chris Evans. L’incontro tra le mie armonie vocali e quelle del personaggio mi hanno permesso di scoprire molte cose su di me, solo utilizzando la mia voce; da parte mia, poi, ho regalato nuova pasta e un timbro inedito a Buzz, ritagliando dei momenti comici ma anche delle situazioni più serie e drammatiche. Film d’animazione come questo non sono solo dei cartoon ma dei gioiellini, non troppo piccoli: un’interpretazione fatta bene si riflette in un lavoro che è da seguire, e sei proprio tu a dovergli stare dietro».

Esther Elisha: «Ho cercato altre risorse per il personaggio di Alisha Hawthorne, considerando che l’invecchiamento copre una parte importante del suo percorso, essendo l’unico personaggio capace di coprire l’intero arco della propria vita; ho cercato di rendere quel senso di stanchezza di chi ha visto tanto e sta lasciando le persone che ama e per non rivederle mai più, dandole quel tocco di nostalgia e tenerezza».

Lightyear – La vera storia di Buzz si colloca alla perfezione nel solco Disney, incentrato su storie d’intrattenimento sempre più sofisticate e capaci di parlare a più generazioni, veicolando messaggi importanti e fondamentali per la società contemporanea. Come in questo caso, dove il tema dell’inclusività sembra essere la costante dell’intero progetto, coinvolgendo in prima persona i talent italiani che si sono gettati a capofitto in questa nuova avventura:

Alberto Boubakar Malanchino: «Per me la cooperazione e l’amicizia sono due temi cardine, ne abbiamo parlato tanto e si vede nel film, soprattutto attraverso il percorso personale compiuto da Buzz come personaggio: all’inizio è buzz-centrico, poi inizia un viaggio dell’eroe in senso classico e in un mondo in cui siamo sempre più divisi, è bello vedere come lo spirito di squadra sia capace di salvare, perché è… è balsamico. Noi singoli siamo da sempre responsabilizzati a dover reggere il mondo e a non sentirci fallibili; per questo Lightyear – La vera storia di Buzz è un racconto classico – nel senso greco del termine – che parla della fallibilità umana, del margine d’errore che ti lascia un bel viaggio incentrato soprattutto sulla volontà di liberarci della tossicità di certi personaggi soprattutto maschili, simboli di un machismo esasperato: dietro alle spalle di ogni personaggio del film c’è il gioco di squadra, come a voler confermare che l’intelligenza, da sola, non può bastare».

Ludovico Tersigni: «Le tematiche accennate in Lightyear – La vera storia di Buzz sono davvero tante: ad esempio, la Hawthorne ha una moglie. Un dettaglio espresso in modo sottile ma intenso, soprattutto in un cartoon per bambini ma anche per adulti, mostrando al grande pubblico come certe tematiche facciano parte di una naturale educazione umana; e proprio grazie a tale consapevolezza, è possibile far crescere i più piccoli con purezza e non con l’ostilità nei confronti di un comportamento dell’amore che non ha né sesso, né limiti, né frontiere».

Esther Elisha: «Personalmente, mi ha colpito molto la tematica dell’errore, l’incapacità di perdonare se stessi per aver commesso un errore e la necessità, di conseguenza, di trovare una chiave per donarsi agli altri, cogliendo momenti – come quelli vissuti da Buzz e dal suo team – per cambiare e crescere, non restando fermi e non trasformandoci nei cattivi di turno. Inoltre, mi ha molto colpito il gioco di squadra nel quale non sai mai chi potrà aiutarti e come; non sai mai chi hai di fronte. E il gioco di squadra consiste nel sapere che, nel team di noi attori coinvolti in Lightyear – La vera storia di Buzz, ci sono persone (amici, colleghi) che stimo: per me, il loro percorso è fonte di grande soddisfazione. I bambini, a cui è indirizzato il film d’animazione, vedono la realtà in modo diverso dagli adulti e hanno meno bisogno, rispetto a noi, di essere educati all’amore; i giovani sono estremamente consapevoli e forti, impegnati nella ricerca costante di una loro identità specifica ed è una ricerca che, in fin dei conti, facciamo tutti noi. Secondo me, tutte le famiglie hanno il diritto ad essere rappresentate: vedersi vuol dire esistere, essere accolti e intraprendere la propria strada in modo più comodo e riconosciuto».

Linda Raimondo: «I personaggi del film sono tantissimi, e sembra scontato ma bisogna calarli nel mondo in cui siamo; questo ci permette di progredire e di andare avanti, soprattutto se l’umanità vuole andare su Marte, o in generale nello spazio: c’è bisogno di un gioco di squadra da parte di tutti per lasciare il nostro pianeta e attraversare lo spazio, anche il più ostile».

Guarda il trailer di Lightyear – La vera storia di Buzz

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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