lunedì, Maggio 23, 2022
HomeIntervisteIl Re: Luca Zingaretti presenta il primo prison drama italiano targato Sky...

Il Re: Luca Zingaretti presenta il primo prison drama italiano targato Sky Original

Il Re è il primo prison drama targato Sky Original con Luca Zingaretti e Isabella Ragonese. Dal 18 marzo su Sky e in streaming su NOW.

Il Re è il titolo della nuova serie targata Sky Original, che andrà in onda dal 18 marzo per un totale di otto episodi; un nuovo prodotto inedito, che segue a distanza di qualche mese il lancio (sul canale Sky Atlantic) della serie Christian. Questa volta, protagonista di un inedito prison drama tutto italiano, è l’attore Luca Zingaretti (già beniamino Rai nei panni del Commissario Montalbano) insieme a Isabella Ragonese e Anna Bonaiuto. Quest’ultima, insieme al protagonista Zingaretti, al co-protagonista Giorgio Colangeli, al regista Giuseppe Gagliardi e a Peppe Fiore, sceneggiatore – insieme a Stefano Bises, Bernardo Pellegrini e Davide Serino – hanno presentato alla stampa la serie, definita come un progetto molto rilevante dal punto di vista sociale, perché tratta il tema carcerario che è al centro del dibattito dell’opinione pubblica italiana.

Ma a spingere Sky verso la direzione del dramma carcerario è stato anche l’interesse nei confronti dei risvolti umani e relazionali messi in scena sul piccolo schermo: è la complessità a rendere sfaccettati i personaggi, soprattutto se si muovono nella zona sospesa tra luce e ombra. Perché nonostante le loro contraddizioni, ogni spettatore può ritrovare una parte di sé nei comportamenti che adottano sullo schermo, nascosta tra gli aspetti più negativi e discutibili, delineando in tal modo i contorni di protagonisti che perpetuano il male per ottenere il bene. Ed è curioso che, nei panni del controverso protagonista Bruno Testori, ci sia un beniamino del grande pubblico come Zingaretti, qui nei panni di un cattivo che si è rivelato interessante e complesso da investigare e, infine, portare in scena. Intorno a lui, si muovono diversi personaggi come attori di una tragedia greca che si dipana a partire dalle (discutibili) azioni e scelte del direttore del carcere San Michele: ed è proprio lo stesso attore a parlare del suo character, raccontando la genesi – lunga più di due anni – di questo progetto al quale tiene tantissimo.

Luca Zingaretti: «Per un attore interpretare un protagonista come Bruno Testori è davvero un regalo. Si tratta di un uomo che ha perso la bussola per orientarsi, come del resto i punti cardinali per muoversi, finendo per perdersi nel profondo del suo cuore di tenebra: per questo motivo Testori mi ricorda il colonnello Kurtz di Apocalypse Now, proprio perché è capace di trasformare una missione in un’ossessione che lo corrode lentamente. Parliamo comunque di un uomo che ha visto e commesso talmente tanti errori finendo, infine, per perdere del tutto se stesso, compiendo delle azioni sbagliate e cattive che inducono però lo spettatore alla riflessione. Insieme al regista, ai produttori e agli sceneggiatori, abbiamo cercato di costruirlo senza nessun giudizio, mettendo il pubblico nella condizione di chiedersi: “cosa farei al suo posto? Come mi comporterei?”, lavorando più sulla comprensione che sull’empatia.

Per parlare de Il Re mi piace partire dalla parafrasi di una frase che viene pronunciata nel corso del primo episodio: “il male è contagioso, molto più del bene”. Essere impermeabili al male è molto complesso e difficile, ma allo stesso tempo sono consapevole che nessuno di noi ha solo due facce. Credo che ognuno ne abbia migliaia a disposizione, da mostrare agli altri, senza nemmeno entrare in contraddizione… proprio come nel caso di Testori. Quando, da attore, ci si ritrova ad interpretare un personaggio, non ci si interroga mai sulla sua natura buona o cattiva: a catturare la nostra attenzione è la sua storia, il suo racconto animato da conflitti, chiaroscuri e caotici sprazzi di colore. Non ci poniamo come giudici nei confronti dei characters, bensì come veri e propri psicanalisti.

C’è una netta differenza che intercorre tra il Testori de Il Re e Montalbano: il personaggio nato dalla penna di Camilleri è come una maschera della commedia dell’arte, inventata da uno scrittore per mostrare la sua visione della vita, collocandolo in un contesto alternativo che somiglia ad un mondo delle favole. Al contrario, ne Il Re raccontiamo una realtà che non esiste ma è plausibile, ancorata al nostro quotidiano».

Il Re è una serie nata, quindi, dalla necessità di utilizzare un genere specifico – il prison drama – mai sperimentato prima nella serialità italiana infondendo, nella finzione, una verità scomoda e “calda” che racconta bene la realtà, tenendo quindi in equilibrio l’intrattenimento, la credibilità e la verosimiglianza dei personaggi che si muovono nel cortile interno del carcere del San Michele come navigati attori in una tragedia greca. Un dettaglio, quello legato alla scelta di uno scenario specifico in cui ambientare le vicende di Testori, fondamentale e non trascurabile. Come ha ricordato il regista Giuseppe Gagliardi (già fautore del successo delle tre stagioni della serie 1992, 1993 e 1994):

«Avevamo, come intento, quello di mostrare un carcere che ricordasse vagamente la fortezza di un re. Così abbiamo utilizzato due carceri diversi, quello abbandonato di Civitavecchia e uno che è stato riconvertito in un museo e che si trova a Torino. Il nostro interesse era tutto concentrato nei confronti del panopticon, quella struttura centrale nella quale ruota tutta la vita carceraria; un luogo di riflessione, iconico, nel quale si snodano tutte le vicende fondamentali che raccontiamo. Per rendere nel migliore dei modi un’idea diversa del carcere nell’audiovisivo italiano abbiamo puntato su scenografie e fotografia, in modo tale da creare delle strutture ingombranti e claustrofobiche capaci di schiacciare i personaggi».

E, come ha aggiunto lo sceneggiatore Peppe Fiore: «Il panopticon è un luogo che rende l’idea dell’ossessione del controllo che anima Testori. Diciamo che ha la stessa forma della mente di Bruno. Costruire il nostro protagonista è stato il punto di partenza fondamentale: avevamo bisogno, per lavorare con la chiave del genere e raccontare la condizione carceraria nel nostro paese, di un protagonista forte e caratteristico, che differenzia quindi Il Re da qualunque altro prison drama realizzato fino ad oggi. E tutti gli altri personaggi che lo circondano, quel “coro” di voci che lo segue, servono a metterlo costantemente in crisi; e a metterlo maggiormente in discussione sono soprattutto le donne, i personaggi femminili forti e determinati».

Ne Il Re il racconto delle dinamiche del potere all’interno di un carcere diventa il cuore pulsante della narrazione, un modo per schivare i tranelli dei cliché di una drammaturgia consolidata nell’immaginario (audiovisivo) degli spettatori. Complice di questo successo è stata la ricercare incessante, da parte degli sceneggiatori, di una tridimensionalità dei vari protagonisti, ricreando un’umanità difficile da far emergere in un contesto così reale; e questo effetto è stato reso – dal punto di vista stilistico – con l’impiego di particolari lenti che deformano i personaggi, traducendo in tal modo la loro deformazione interiore. Tra questi spicca di sicuro il pm Laura, interpretato da Anna Bonaiuto: una donna arguta e inflessibile, “nemesi” del tormentato – e discutibile – direttore Testori.

«Bruno e Laura hanno due idee di giustizia molto diverse», ha esordito la Bonaiuto, «ad esempio, il mio personaggio percepisce la giustizia come un’ossessione: ha rinunciato alla sua vita privata per la giustizia. È una donna che porta una corazza, dotata di una grande potenza morale, ma anche di un carattere sarcastico e spiritoso, forse a tratti irritante per come si pone nei confronti degli altri. È una donna che si ritrova davanti l’omertà del carcere e cerca di lottare contro questo aspetto.

Sono convinta che un attore faccia questo mestiere proprio per il piacere di farlo: per questa ragione ho accettato subito di far parte del cast de Il Re. Il personaggio di Laura è estremo, una donna che non ha nulla di sentimentale o consolatorio, piuttosto si tratta di una combattente. Per costruirlo non mi sono ispirata ad altri personaggi che avevo già visto o incrociato, quanto piuttosto ho preso spunto da persone che conosco realmente e che lavorano come pubblici ministeri, magistrati, figure di spicco della giustizia che hanno trasformato questa missione nello scopo della loro vita».

Guarda il trailer ufficiale de Il Re

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -