venerdì, Marzo 1, 2024
HomeIntervisteGigolò per caso: presentata alla stampa la sofisticata serie comedy di Prime...

Gigolò per caso: presentata alla stampa la sofisticata serie comedy di Prime Video sui sentimenti incerti

Presentata alla stampa Gigolò per caso, la nuova serie comedy con Pietro Sermonti, Christian De Sica, Ambra Angioli e Asia Argento in arrivo il 21 dicembre su Prime Video.

La commedia sofisticata può ancora raccontare, meglio di molti altri generi e sfaccettature dell’umorismo stesso, la realtà che ci circonda affrontando anche temi scomodi, delicati o considerati dei tabù? Assolutamente sì, come dimostra l’arrivo – su Prime Video – della nuovissima serie italiana Gigolò per caso, coprodotta da Amazon Studios con Lucky Red e diretta da Eros Puglielli, su una sceneggiatura firmata a quattro mani da Daniela Delle Foglie e Tommaso Renzoni.

Remake della miniserie francese Alphonse, la versione nostrana approderà dal 21 dicembre sulla celebre piattaforma per un totale di sei episodi, travolgendo lo spettatore grazie alla chimica che attraversa un cast affiatato e perfettamente accordato: Pietro Sermonti (La caccia) e Christian De Sica (I limoni d’inverno) sono affiancati da Ambra Angiolini, Frank Matano, Asia Argento, Claudio Gregori (Greg), Antonio Bannò, Francesco Bruni, Giorgia Arena con Marco Messeri, Sandra Milo e Stefania Sandrelli insieme alle special guest star – che si vedranno puntata dopo puntata – Gloria Guida, Isabella Ferrari e Virginia Raffaele.

«Il protagonista di Gigolò per caso, Alfonso, si muove in una Roma magica che è ricca di diversità – come dimostrano i quartieri mostrati, dal Coppedè a Piazza Vittorio – e che è stata scelta appositamente per la serie: volevamo che si muovesse in questo scenario mentre è alla ricerca di rapporti e legami da costruire. Per edificare questa bolla magica nella quale si muovono i vari personaggi abbiamo lavorato sui dettagli: tutti sono confusi e sono animati da sentimenti incerti, che li costringono a cercare spasmodicamente dei punti di riferimento specifici che finiscono per confonderli ancor di più, spiazzando i loro schemi precostituiti tanto da costringerli a fare i conti con loro stessi». Con queste parole Eros Puglielli ha introdotto i personaggi protagonisti di questa nuova avventura seriale, lodando le qualità degli attori coinvolti:

«È sempre splendido lavorare con i più grandi: nel nostro caso, sul set ci siamo accordati letteralmente come con un diapason, stabilendo un “La” ed entrando tutti insieme in una serie “misteriosa”, perché era una sorpresa work in progress per tutti noi. L’esperienza sul set, con il cast, ha a che fare più che altro con la musica secondo me: questo aspetto racconta molto bene il nostro rapporto. Quando si fa un disco, c’è una partitura e poi ciò che porta il produttore, che è il regista del disco a tutti gli effetti. Tutto finisce per convergere nel disco influenzando le parti, e quando ci sono delle esperienze positive il risultato finale è la somma delle parti e, nel lavoro musicale finito, ognuno porta qualcosa della propria esperienza facendola convergere in modo armonico».

Un passo avanti per definire i rapporti 

Un aspetto fondamentale intorno al quale ruota Gigolò per caso è legato alla rappresentazione del femminile e del maschile, mostrando un ritratto inedito – e sfaccettato – della realtà attraverso le esperienze di diversi personaggi, tutti pronti a muoversi sul piccolo schermo. Characters incarnati da attori che si sono messi in gioco in prima persona, cercando di scavare più a fondo tanto da utilizzare il linguaggio della commedia sofisticata come un grimaldello, per affrontare temi delicati e indurre lo spettatore alla riflessione:

«Stimo personalmente Eros da trent’anni», ha affermato Pietro Sermonti, «ed è stato bello vedere il risultato finale, perché io e Christian siamo effettivamente due guitti… andavamo a ruota libera, poi Eros – da regista – effettuava dei tagli che ci hanno un po’ spiazzato, ma in tal modo ha creato sul set una rete protettiva nella quale potevamo muoverci liberamente. Non credo, in tutta onestà, che ci sia una differenza tra cinema e televisione per parlare di sesso; ecco perché adoro Gigolò per caso. Perché parla di sesso senza avere uno sguardo pruriginoso, mai: il mio personaggio è colto in un valzer di imbarazzo e Alfonso finisce, così, per ereditare molte delle clienti di suo padre e con alcune non c’è nemmeno del sesso, perché si limita solo a soddisfare le loro innumerevoli fantasie, rispettandole. All’inizio il mio personaggio è un fesso manipolato dalle donne che ha intorno, come la moglie e la psicoterapeuta, poi però si evolve. Ecco, mi piace molto che nella serie il sesso sia sussurrato… è un aspetto che mi piace tantissimo.

Tornando al personaggio di Alfonso, all’inizio lo vediamo come un uomo intellettuale che rumina femminismo senza capirlo: questo tratto è un’eredità di sua madre, ma è totalmente svincolato dal suo corpo. E il corpo, se ci pensiamo, è la sede del piacere mentre il cervello del potere. Se c’è una cosa che ho imparato, è che ogni uomo deve iniziare ad analizzarsi senza veli, guardandosi allo specchio e interrogandosi su quante volte, nella vita, ha covato una rabbia o una violenza generate da comportamenti che potevano aver provocato, in loro, del dolore. Perché gli uomini che stanno male tendono ad essere violenti, e questa cosa deve cambiare nonostante la fatica che comporta. Ognuno di noi pensa: “a me non può succedere, sono un uomo di mondo” e invece non è così. Dobbiamo avere sempre dei sensori vigili su cosa può scattare nelle persone, anche se questo processo richiede tempo e, spesso, spietatezza».

Il cast al photocall di Gigolò per caso. Credits: Prime Video & Amazon Studios

E il discorso avviato sul ruolo del maschile nella società odierna è stato continuato, prontamente, da Ambra Angiolini e Asia Argento che hanno messo a fuoco anche la condizione femminile, proprio a partire dalla rappresentazione che ne viene data in Gigolò per caso:

«Siamo davvero una coppia divertente nella serie. Se ci pensate, negli anni ’90 eravamo quelle che tutti volevano vedere insieme», scherza la Angiolini. «Non solo stiamo insieme ma finiamo proprio a letto io e Asia, calandoci nei panni di una coppia che ha solo voglia di stare insieme e di farsi travolgere dalla passione, prima ancora che essere definita da etichette specifiche che possano individuarla. Sul set avevamo una intimacy coordinator, una figura nuova per il nostro panorama audiovisivo e l’industria italiana: sono figure che stanno ancora formando, ma si sono rivelate fondamentale per noi. Perché sul set c’erano numerose scene di sesso ed era bello sentirsi a proprio agio, con qualcuno che ci metteva in sicurezza; io potevo spiegarle dove volevo andare e come arrivarci e non mi sono mai sentita in imbarazzo, anzi! È stato bello lavorare giocando, pur con serietà.

Le donne mostrate in Gigolò per caso non sono di nessuno: non appartengono a nessuno, sono indipendenti e per costruirle siamo partite tutte dalla frase “io sono mia”, rivendicando la possibilità di esserlo anche a discapito delle relazioni, compiendo delle scelte sempre in nome della propria libertà. La serie, quindi, compie quel piccolo, grande, passo avanti nel definire i rapporti: all’inizio recupera quel tipico sadismo femminile, muovendosi tra l’indecisione e il narcisismo democratico che non ha un genere specifico e che mette in scena un legame determinato da rigide regole, fino a instillare l’indecisione nel mio personaggio. Alfonso, in un primo momento, è un maschio fragile che cerca una rivalsa involontaria e questo fa riflettere molto sulla condizione dell’uomo oggi».

Argento ha invece solo aggiunto: «Non conoscevo Ambra e nessun altro sul set, e poi sono negatissima per la commedia, mi fa proprio paura! Per loro invece tutto viene in modo naturale, e hanno finito per contagiare anche me: così tutto è venuto fuori in modo più fluido, divertendomi tantissimo nella cornice di questa serie che è femminista e che, se può esistere, è anche grazie al Me Too».

Una via alternativa alla comicità più leggera 

Ad introdurre una riflessione su un altro aspetto, connaturato al ruolo dell’umorismo nella commedia sofisticata di oggi, è un campione della risata come Christian De Sica, che racconta così la sua esperienza sul set di Gigolò per caso:

«Sono davvero contento di avervi preso parte, perché si è creata una bellissima alchimia sul set soprattutto con Pietro e un rapporto meraviglioso con Eros. Ho preso parte a circa 102 film e ho lavorato con tutti, ma Puglielli è stato una vera rivelazione: il suo swing, la velocità con cui muove la macchina da presa… sono dei talenti rari, che finiscono per trasformare la sua commedia sofisticata in qualcosa di americano, ponendo magari le basi per una via alternativa alla comicità più leggera ed elegante. Per me prendere parte a questo prodotto è stata una vera frustata di vitalità: vista l’età, ultimamente mi fanno solo interpretare vecchi principi, malati di Alzheimer e simili… qui invece interpreto un gigolò, e per costruire il personaggio mi sono ispirato tanto a mio padre quanto al Conte Max. Giacomo è un cavallo padronale che mescola alto e basso, il registro di Vittorio De Sica e quello di Alberto Sordi, creando una figura paterna disincantata e surreale.

Di solito, al cinema, ho sempre interpretato gli stessi personaggi: uomini carogne, misogini, maschilisti, perché era l’unico modo per prenderli in giro. Come si dice, “si ride col demonio, non con San Francesco”… in Gigolò per caso non c’è quel turpiloquio che ha reso celebri i cinepanettoni che realizzavamo con Aurelio (De Laurentis, NdR), esagerando e andando oltre. Oggi, ad esempio, non potrei mai interpretare uno di quei film perché verrei immediatamente carcerato, e poi alla mia età certe cose non le potrei più nemmeno dire. Il politicamente corretto imperante sta facendo perdere, pian piano, la capacità di ridere perché sta instillando la paura: chi è infatti che incassa? Chi non ha paura di far ridere, come Checco Zalone che è un campione della risata».

Guarda il trailer ufficiale di Gigolò per caso

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -