giovedì, Luglio 29, 2021
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Generazione 56K, Francesco Ebbasta: “Un viaggio a cavallo tra due epoche”

Generazione 56K è la nuova serie Netflix prodotta dai The Jackal. Tutti gli episodi disponibili dal 1 luglio sulla piattaforma di streaming.

Generazione 56K è la nuova serie ideata da Francesco “Ebbasta” Capaldo dei The Jackal, che si è portato dietro – tra gli interpreti – i compagni d’avventura Fabio Balsamo e Gianluca “Fru” Colucci. Gli otto episodi, diretti dallo stesso Ebbasta (Addio fottuti musi verdi) e da Alberto Maria Federici (Uno di famiglia), saranno disponibili sulla piattaforma di streaming Netflix dal 1 luglio.

Scritta in collaborazione con Davide Orsini (head writer del progetto), la serie gira intorno al rapporto tra Daniel (Angelo Spagnoletti) e Matilda (Cristina Cappelli). Una storia d’amore a cavallo tra due epoche, la fine degli anni ’90 – periodo dell’approdo di internet nelle nostre case – e il presente, tra smartphone e dating app. Una storia tenera, piena di ironia e nostalgia, che alterna le vicende dei due ragazzi ai tempi delle medie, sullo sfondo della bellissima isola di Procida, alle ben più complesse situazioni causate dal loro nuovo incontro in età adulta.

Generazione 56K non è solo l’ennesima reiterazione della formula della commedia romantica, ma aspira ad essere un vero e proprio specchio della Generazione Y, che racconta esperienze comuni un po’ a tutti i millennial (la generazione che più di tutte ha vissuto in prima persona l’avvento della rete nelle nostre vite). Un’idea nata proprio da una vicenda personale, come ha raccontato Ebbasta:

«Generazione 56K nasce qualche anno fa come idea per un romanzo, prima che mi accorgessi di non essere in grado di scrivere un romanzo (risate, NdR). L’idea è nata durante un matrimonio estivo; mi stavo confidando con lo sposo, che era un mio amico. Lui mi disse un po’ brillo “io sono molto felice di avere scelto mia moglie! Sono sicuro che, tra miliardi di persone, lei sia la mia persona speciale. Però questo fatto che siamo cresciuti nello stesso paesino, qualche dubbio me lo fa venire. Magari non l’ho ancora incontrata la mia vera anima gemella e mi sono accontentato di quello che mi sono trovato davanti”. Comunque il dubbio poi è rientrato, adesso hanno un figlio, quindi tutto a posto (risate, NdR). Questa paura di poter desiderare qualcos’altro, anche se in realtà non lo desiderava, mi ha messo questo seme. Il seme si è trasformato in questo racconto, poi diventato questa serie, che racconta proprio quella generazione, a cavallo tra il prima e il dopo internet. Internet ha stravolto completamente le nostre vite, anche l’amore e le relazioni, offrendoci questo numero infinito di possibilità tra cui scegliere. Ha creato una vera e propria paura di scegliere; in mezzo a tutte queste possibilità siamo incapaci di riconoscere e scegliere quello che davvero ci piace, facendoci venire mille dubbi. La serie parla proprio di questo: un viaggio a cavallo tra due epoche, dove i protagonisti cercano nel passato di riscoprire un qualcosa di semplice e genuino, che li aiuti a trovare, in questo infinito mare di possibilità, quello che li fa stare davvero bene».

Per raccontare bene sullo schermo questa storia d’amore serviva una certa dose di affiatamento tra i due protagonisti, come hanno sottolineato gli attori Cappelli e Spagnoletti: «Devo dire che la chimica tra noi attori è stata istantanea, già dai provini ci siamo trovati bene – ha dichiarato Cappelli –; l’intesa è nata in maniera spontanea, organica e naturale. Si è creato un bel rapporto di fiducia e di stima; ci siamo aiutati tanto a vicenda, anche fuori scena».

«Quando due personaggi sono scritti bene, con una linea narrativa chiara (i vari conflitti, gli ostacoli, ecc.), poi è anche più facile creare una relazione tra gli attori – ha aggiunto Spagnoletti -. Crearla in intesa è stato sicuramente più facile che crearla in conflitto, ci siamo trovati bene».

Su un soggetto come Generazione 56K, che si appoggia fortemente sulla nostalgia, è venuto naturale chiedere al cast cosa manchi a loro di quel periodo degli anni ’90: «Mi manca la lentezza che c’era – ha risposto Spagnoletti, un approccio più lento e meno veloce e immediato. Oggi mandi un messaggio su WhatsApp e hai la doppia spunta di conferma, per controllare se il messaggio è stato letto, e se dopo dieci minuti non ti arriva la risposta, ti viene l’ansia. Prima c’erano le lettere, con cui bisognava attendere giorni; oggi si è perso un po’ anche il rispetto dell’altro e dei suoi tempi. È diventata una società incentrata troppo su noi stessi e i social acutizzano questo aspetto».

«Oggi tutto è più semplice e accessibile, una volta invece bisognava ingegnarsi – ha replicato Cappelli, essere più creativi per ottenere quello che si voleva. Ricordo sempre, visto che non c’era ancora YouTube, che con mia sorella ci mettevamo davanti alla televisione su MTV. Aspettavamo passassero i video musicali che ci piacevano, per poi registrarli e avere una specie di playlist. Oggi è tutto più facile, almeno apparentemente».

Guarda il trailer ufficiale di Generazione 56K

Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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