lunedì, Maggio 23, 2022
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Fedeltà: il cast presenta la nuova serie originale italiana Netflix

Fedeltà è la nuova serie originale italiana Netflix tratta dal romanzo omonimo di Marco Missiroli, con protagonisti Michele Riondino e Lucrezia Guidone.

Fedeltà è il titolo della nuova serie originale, tutta italiana, targata Netflix in arrivo sulla piattaforma a partire dal 14 febbraio, in collaborazione con BiBi film. Partendo da un adattamento del romanzo omonimo di Marco Missiroli, questo prodotto in 6 puntate è pronto a debuttare in circa 190 paesi, portando l’attenzione degli spettatori su un tema universale – quello, appunto della fedeltà coniugale e di quella verso se stessi – qui rielaborato da attori come Michele Riondino (Un’avventura) e Lucrezia Guidone (Luna Nera), qui nei panni dei due protagonisti insieme a Carolina Sala e Leonardo Pazzagli.

Un cast forte della propria intesa che, affiancato dai registi Andrea Molaioli (La ragazza del lago) e Stefano Cipani (Mio fratello rincorre i dinosauri) e dagli sceneggiatori Alessandro Fabbri, Elisa Amoruso (Maledetta Primavera, Time is Up) e Laura Colella, ha presentato alla stampa la serie, partendo da una domanda fondamentale: com’è stato l’approccio degli attori all’argomento trattato, con la difficile sfida di confrontarsi con un tema universale come la fedeltà (e l’infedeltà) e la capacità di creare delle alchimie credibili sul set?

Michele Riondino: «Di sicuro, ci ha aiutato partecipare alla scrittura dopo che la sceneggiatura – diciamo l’impianto di base di Fedeltà – si era già completata; poi in un secondo momento, con Andrea e Stefano, abbiamo provato diverse scene modificandole e aggiustandole in base al nostro riscontro live, e lo stesso abbiamo fatto anche con i dialoghi. Si è trattato di un vero lavoro di prove che ha aiutato molto la messa in scena del testo oltre al rapporto tra di noi, perché abbiamo avuto molto più tempo per conoscerci, parlarci e infine approfondire i nostri rapporti per creare dei legami sul set. Inoltre, io e Lucrezia veniamo da una comune esperienza nel teatro, con certe grammatiche specifiche che poi si sono tradotte in una sintonia naturale».

Lucrezia Guidone: «Assolutamente sì, già le prove aiutano in partenza ma quando le persone hanno delle grammatiche comuni da condividere e un certo sguardo sui personaggi e sulla storia… allora tutto ciò aiuta molto nella costruzione dei personaggi, trattandosi di un terreno di scambio comune nel quale si intersecano anche le esperienze personali».

Michele Riondino: «Raccontando una storia come quella di Fedeltà si parla prima di tutto a se stessi e poi al pubblico, perché si tratta un argomento che si conosce molto bene, anche se non se ne parla mai fino in fondo nella vita quotidiana: si tratta di un doppio binario che ha creato un terreno di scambio infinito per noi attori, sul set. Ed è stato difficile mettere da parte, sempre per noi coinvolti in prima persona, l’ombra dell’esperienza personale per prestarci al racconto di una storia universale e con un tema altrettanto ampio come questo alla base di Fedeltà».

fedeltà
Credits: Sara Petraglia/Netflix

La coppia protagonista, Carlo e Margherita, si ritrova travolta da un dubbio che inizia ad insidiarsi nelle loro tranquille esistenze: il dramma del tradimento. E il tema della fedeltà, approfondito attraverso differenti sfumature, è il focus narrativo dal quale sono partiti gli sceneggiatori per sviluppare i sei episodi adattando, nel migliore dei modi, il romanzo di partenza scritto da Missiroli.

Alessandro Fabbri: «La serie è basata su un lavoro di gruppo perché mai come in questo caso abbiamo cercato di parlare di turbamenti impalpabili, quindi con Netflix ci siamo sforzati di compiere un lavoro progressivo per trovare un linguaggio di serie specifico, costruito anche insieme ai registi e agli attori: un vero lavoro di gruppo che ci ha reso tanto felici. Adattare il romanzo è stata una vera sfida perché è molto letterario, profondo e interessante per via dei temi trattati. La nostra sfida era quindi quella di trasformare il linguaggio traslandolo da un piano narrativo ad uno drammaturgico, interrogandoci a lungo sui personaggi e sui loro difetti, sulle zone d’ombra che hanno per poi capire come suggerirle più che esprimerle, cercando di restare attaccati al romanzo. Il tema è rimasto ovviamente uguale al libro: la fedeltà è legarsi ad una visione di sé, dedicarsi totalmente a qualcun altro, o è qualcosa che si colloca nel mezzo? Abbiamo cercato quindi di far vivere tutto questo nella serie Fedeltà che ha suo stile, un colore, un passo, un ritmo e un tema universale trattato: si tratta di una storia che potrebbe riguardare chiunque».

Gli sceneggiatori si sono sforzati di restare il più possibile coerenti con il tema alla base di Fedeltà, provando a rinnovarlo attraverso l’uso di un linguaggio diverso nel passaggio dalla carta allo schermo, e quindi dalla letteratura alla drammaturgia, cercando di evitare i rischi legati alla mancanza di un conflitto nella storia per via del trasferimento dei dialoghi interiori in azioni che si susseguono, incalzanti, sul (piccolo) schermo. Un delicato passaggio di testimone che ha trovato nei quattro personaggi protagonisti – Carlo, Margherita, Sofia e Andrea – i propri capisaldi, oltre alla presenza costante di un quinto personaggio di spicco: la città di Milano, vero e proprio cuore pulsante della narrazione. La volontà, da parte di Netflix, è quella di continuare a creare delle serie originali ambientate in luoghi riconoscibili nei quali ogni spettatore può appunto riconoscersi, specchiarsi e ritrovarsi, che è poi lo stesso processo che lo coinvolge nel racconto delle storie universali. E a proposito della centralità di Milano nella drammaturgia di Fedeltà, Andrea Molaioli – uno dei due registi – ha aggiunto:

«Milano è una dei protagonisti di questa storia e va affrontata proprio come sono stati affrontati gli altri protagonisti in carne e ossa. Tutti e quattro affrontano delle vicende personali e particolari ma facilmente riconducibili alle esperienze che coinvolgono ognuno di noi quotidianamente. E Milano ha un tratto forte che abbiamo cercato di raccontare non trasformandola solo in una cornice alle storie mostrate, ma anche svelandola a livello narrativo, raccontando qualcosa che non appartiene solo alla città stessa, che è così perfetta per fare da cornice a questa coppia che è immortalata tra una routine popolata da piccoli momenti passati insieme e la necessità di ritrovarsi da soli perché, in fondo, ci si sente sempre un po’ soffocati dalle abitudini giornaliere. Abbiamo cercato, con Stefano, di muoverci allontanandoci il più possibile dal campo minato – e spigoloso – del rischio di lasciarsi andare ad una rappresentazione solo estetica del desiderio, mentre a noi interessava soprattutto raccontare, in un linguaggio audiovisivo, la fragilità e quella fascinazione che si prova nei confronti del precipizio».

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Credits: Sara Petraglia/Netflix

In conclusione, sono stati sempre i quattro attori protagonisti a regalare un’ampia panoramica dei loro personaggi collocati però nel microcosmo televisivo di Fedeltà, per costruire i quali si sono ispirati tanto al loro vissuto personale nell’ambito dei sentimenti quanto alle ipotetiche reazioni che loro stessi avrebbero potuto avere in determinate situazioni presentate sullo schermo, mediandole attraverso il filtro della finzione concepito dalla sceneggiatura e dalla costruzione drammaturgica solida che ha scolpito i loro personaggi.

Michele Riondino: «Fedeltà cerca di non fornire delle risposte; piuttosto, solleva mille domande e non offre mai nessuna soluzione concreta. Il compromesso che si raggiunge in una coppia, secondo me, è sancito da un patto, che è quello di portare avanti un rapporto che si baserà e troverà anche la propria forza in piccoli segreti che ognuno di noi ha e che deve continuare ad avere. Bisogna accettare un compromesso tra le parti ma non si può, del resto, rinunciare a pulsioni e desideri che si continuano ad avere. È importante provare a mantenere un rapporto solido proprio attraverso i piccoli segreti mantenuti tra due persone, che poi è l’alchimia che lega Carlo e Margherita all’inizio. Affrontare il tema alla base di Fedeltà significa confrontarsi con certe dinamiche e con un vissuto comune ad ognuno di noi; e c’è tutto questo nei personaggi, e forse anche di più».

Lucrezia Guidone: «Secondo me, dipende se i compromessi ti snaturano dal tuo centro oppure no. Alle volte capita alle coppie di accontentarsi e cedere al compromesso: in Fedeltà, invece, c’è un inno a far splendere il proprio centro reinventandosi per poter stare insieme all’altro. E per costruire un personaggio sfaccettato e complesso come quello di Margherita ho attraversato un’ampia gamma di sfumature diverse per trovare soprattutto un equilibrio tra il mio modo di reagire nella realtà e quello di (appunto) Margherita nella finzione: e ho così trovato un equilibrio e una grazia in questa donna, un agente immobiliare che nasce architetto, che da sola non avrei potuto mai provare».

Carolina Sala: «Il mio personaggio, Sofia, è una ragazza di 20 anni che si trasferisce dalla provincia, da Rimini, a Milano ed è immortalata in quel momento della vita in cui si potrebbe essere e diventare chiunque, perché basta solo volerlo. Si sente spaesata in una grande città e c’è sempre qualcosa, come un’ombra che non si dissolve mai fino alla fine e la segue, allungandosi sulla sua storia. Ci sono delle differenze sostanziali che intercorrono tra il libro e la serie, e proprio per tale motivo bisogna affrontare le esperienze dal proprio punto di vista, cercando di far vivere con la carne il personaggio che si interpreta sullo schermo fino in fondo, portando in scena qualcosa di diverso».

Leonardo Pazzagli: «Andrea, il mio personaggio, è un ottimo fisioterapista perché sa ascoltare i corpi e le persone (come nel caso di Margherita, che è sua paziente) ma è anche un ragazzo che agisce d’istinto, in modo diretto e attraverso poche parole essenziali. Al di fuori dello studio ha una vita tutta sua molto particolare e proprio questo arco narrativo mi ha permesso di maturare un pensiero per quanto riguarda Fedeltà: a distanza di tempo, posso dire che mi ha lasciato una riflessione stimolante sull’argomento principale. Ovvero che non esiste una sola fedeltà ma ne esistono tante e se si vuole costruire una gerarchia personale… per quanto mi riguarda, metto quella verso me stesso al primo posto, perché solo così mi viene concessa la possibilità di costruirne una più solida verso un partner nella vita. Come dimostra la serie, bisogna sempre vedere che prezzo si paga per quella fedeltà e non bisogna mai comprometterla, come insegna molto bene anche il romanzo di Missiroli».

Guarda il trailer ufficiale di Fedeltà

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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