venerdì, Aprile 16, 2021
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Carosello Carosone, Eduardo Scarpetta nei panni del “Maradona della musica”

Carosello Carosone è il film tv dedicato a Renato Carosone, con Eduardo Scarpetta nei panni del celebre musicista. In onda il 18 marzo su Rai 1.

Carosello Carosone è l’atteso film tv dedicato alla figura immortale di Renato Carosone, genio dello swing italiano e della musica leggera del secondo dopoguerra, direttore d’orchestra – con il suo Sestetto omonimo – compositore, pianista e cantautore: una figura eclettica e poliedrica nel panorama musicale italiano, uno dei pochi (insieme a Domenico Modugno) capace di scalare i vertici delle classifiche americane. Carosone, con i suoi grandi successi Torero, Caravan petrol, Tu vuò fà l’americano, ‘O sarracino, Maruzzella e Pigliate ‘na pastiglia era riuscito a valicare i confini dell’Italia creando un ponte tra il sound degli States, i ritmi africani e una musicalità esclusivamente italiana: una storia unica che trova finalmente il proprio spazio davanti alla macchina da presa, a meno di trent’anni di distanza dalla scomparsa del maestro.

Come ha ricordato Fabrizio Zappi, vice-direttore di Rai Fiction: «Il nostro film tv rappresenta un duplice omaggio e tributo al genio di Renato Carosone, rappresentate della schiera degli italiani che hanno fatto grande l’Italia all’estero. Il nostro omaggio è decisamente riuscito, soprattutto perché è all’insegna di quell’ironia – e autoironia – che hanno sempre contraddistinto il maestro, un simbolo della nostra tradizione culturale più antica. Era un uomo che si nutriva non solo di musica classica – con tanto di diploma al Conservatorio – ma della musica napoletana che ascoltava e contaminava con i ritmi africani che aveva conosciuto durante il suo soggiorno in Eritrea, nel ’37. Rimane lì per nove anni prima di tornare nella sua città nel ’46, lasciandosi ispirare dalla presenza culturale americana in Campania e ibridando la sua musica con suggestioni Jazz, Blues, Swing, dalle contaminazioni delle grandi orchestre guidate da Cole Porter e George Gershwin».

La serie, prodotta da Groenlandia Film in collaborazione con Rai Fiction, debutterà sui nostri piccoli schermi il prossimo 18 marzo nella prima serata di Rai Uno: nei panni di Carosone, l’esordiente – almeno davanti alla macchina da presa, ma non a teatro – Eduardo Scarpetta accanto a Vincenzo Nemolato (nei panni del sodale batterista Gegè Di Giacomo) e Ludovica Martino, pronta a vestire i panni di Lita, amatissima moglie del genio dello swing-jazz e madre del figlio Pino. Un cast impeccabile coordinato dall’esperienza del regista Lucio Pellegrini dietro la macchina da presa, mentre la sceneggiatura – basata su un’idea dei produttori Matteo Rovere (Il primo re, Romulus) e Sydney Sibilia (L’incredibile storia de L’Isola delle Rose– è stata affidata alla coppia Giordano Meacci-Francesca Serafini (Non Essere Cattivo; Fabrizio De André – Principe Libero) ispirandosi al libro che il giornalista Federico Vacalebre ha dedicato al musicista.

Sibilia e Rovere non sono estranei ai biopic: ne hanno prodotto uno, Il Cattivo Poeta, che aspetta solo la riapertura delle sale per poter debuttare. E a proposito di Carosello Carosone, i due hanno detto: «In Italia abbiamo molte storie poco conosciute o poco note alla maggior parte delle persone; la nostra volontà è quella di lavorare su un tessuto storico-culturale tipico del nostro paese, raccontando varie vicende umane. Ed ecco quindi che la storia di un singolo – più o meno famoso – che ha qualcosa di unico finisce per comunicare a più persone, raccontando infine una storia collettiva».

La storia di Carosello Carosone si apre a Napoli nel 1937, quando Renato Carosone si diploma al conservatorio; nei vent’anni successivi il giovane pianista vive una rocambolesca e colorata ascesa ai vertici delle classifiche internazionali partendo dalla sua città e passando per le colonie africane degli anni Quaranta e la Dolce Vita degli anni Cinquanta. Geniale, rivoluzionario e antidivo, l’uomo si ritira dalle scene non ancora quarantenne, al vertice del suo successo insieme al suo Sestetto, dopo aver creato uno stile musicale innovativo e popolato di suggestioni africane, swing americano e profonde radici napoletane che, a cento anni dalla nascita, fa ancora ballare il mondo.

Eduardo Scarpetta, qui nei panni del protagonista, ha raccontato durante la conferenza stampa le proprie emozioni nell’interpretare un’icona come Renato Carosone: «Per calarmi nei panni di Carosone mi sono iniziato a preparare un mese e mezzo prima. Io e Ciro Caravano (cantante de I Neri per Caso, NdR), il mio maestro – che già avevo incontrato al Centro Sperimentale di Cinematografia – abbiamo studiato voce e piano: avevo la necessità di eseguire molti esercizi al piano e di canto, anche perché poi abbiamo registrato le canzoni insieme a Stefano Bollani in studio. Ecco, per me tutto questo ha rappresentato un’emozione grandissima perché considero da sempre Renato Carosone come il Maradona della musica: del resto, da buon napoletano…!

Carosone è stato un mito e una leggenda napoletana, ma soprattutto italiana, mondiale. Le nuove generazioni devono conoscere queste cose e si può imparare tanto da lui, che è stato un grandissimo esempio di altruismo artistico: infatti non l’ho mai visto come una persona che pretendeva tutte le luci e le attenzioni su di sé, era generoso con chi lo accompagnava sul palco. Secondo me bisogna essere sempre altruisti nei confronti dell’arte nella quale si decide di muoversi, come dimostra la scelta – insolita, in effetti – di Carosone di lasciare tutto a 39 anni, all’apice della carriera, semplicemente perché aveva capito che stava avanzando il nuovo e che rischiava, a quel punto, di non rientrare più nei gusti in continua evoluzione del pubblico; ma anche la decisione di adottare il figlio di Lita – Pino – come se fosse suo, un vero atto d’amore che noi riveliamo in esclusiva nel film».

Carosello Carosone è il racconto di una storia intima, personale e privata ma Larger Than Life, perché capace di mostrare uno spaccato elegante e sofisticato di un’epoca passata, costruendo – tassello dopo tassello – il mosaico di un uomo, figlio (e simbolo) delle proprie esperienze maturate nella Storia. Oggi, soprattutto tra i più giovani, non tutti ricorderanno il volto del maestro Carosone; forse le sue canzoni immortali, che ancora accompagnano le nostre piccole vicende quotidiane, ma l’intuizione di Rovere e Sibilia di incentrare un film tv sulla figura del musicista si rivela vincente. Attraverso una storia di successi e incontri, lo script firmato Meacci-Serafini ripercorre l’avventura di una vita priva di quei cliché tipici che spesso accompagnano altre esistenze di artisti straordinari. Ad occuparsi della colonna sonora è stato, invece, un onoratissimo Stefano Bollani, che a tal proposito ha detto:

«Di solito viene sempre presentato il lato oscuro della musica, incentrata sugli squilibri e sui drammi dei singoli artisti. Qui invece c’è la storia chiara e limpida di un musicista e viene mostrato il percorso di un uomo che capisce fin da subito il suo talento, che si trasforma nella sua missione; incontra così persone che regolarmente lo aiutano e che lo sostengono. Tutti gli spianano la strada per il successo ed è un messaggio bellissimo, che dimostra come si possa fare e si possa trovare il proprio percorso tanto da permettere al mondo di aiutarti e sostenerti. Trovo che sia un bellissimo messaggio da trasmettere. Io poi sono sa sempre un fan di Carosone, quindi immaginate la mia emozione nel lavorare prima su delle musiche e delle canzoni fedeli alla versione originale, dopo su una colonna sonora originale realizzata mettendo la mia musica sulle vicende del “mio” maestro».

La regia di Lucio Pellegrini aggira i problemi legati al Covid e all’impossibilità – momentanea – di potersi spostare: grazie alla CGI e alla magia della macchina cinema riesce a portare lo spettatore alla Carnegie Hall baciata dalla Luna; nell’Africa misteriosa dei tamburi e delle suggestioni musicali, tra la polvere del deserto, nel cuore di una Napoli del Dopoguerra che è solo un ricordo da cartolina. L’eleganza è la cifra estetica e stilistica del prodotto, dalla scelta delle inquadrature ai colori della fotografia, che simula la patina del passato accrescendo il fascino della rievocazione. Lasciandosi ispirare dal titolo di una delle raccolte pubblicate da Carosone nel corso della sua carriera, Carosello Carosone pone al centro della narrazione la musica: eseguita dal vivo, spiata mentre viene creata a tavolino (anzi, dietro ad un pianoforte), vissuta e respirata. La musica che si trasforma nella compagna di vita fin dalla nascita del maestro, come rivela lui stesso nell’emozionante Lettera di un Pianista che viene citata – ed evocata – nel cuore pulsante del film tv.

Pellegrini ha così ricordato le premesse che lo hanno portato ad essere coinvolto nel progetto: «con Carosello Carosone volevamo raccontare una storia poco conosciuta ma incentrata su un personaggio che è stato talmente tanto esplosivo e rivoluzionario, e in più aveva una storia personale molto interessante in virtù soprattutto del suo ritiro precoce e prematuro dalle scene. Volevamo anche mettere in scena la rinascita di un paese dopo la guerra attraverso l’arte, la musica e un intrattenimento intelligente: in parte è quello che speriamo succeda anche oggi, in questi tempi pandemici. Ecco, abbiamo trovato questa storia quanto mai attuale nella sua volontà di narrare la storia di uno che ce l’ha fatta col proprio talento e la propria passione, e nient’altro».

L’operazione nostalgica di Carosello Carosone sboccia davanti agli occhi dello spettatore, trasformandosi in qualcos’altro: in un’elegia dell’indipendenza creativa e ribelle, nella celebrazione di un genio e di un talento unici, mostrando un uomo capace di creare un ponte tra culture e realtà diverse tra loro, solo grazie alla scintilla del sacro fuoco dell’Arte che ardeva nelle sue mani che si muovevano veloci sui tasi del pianoforte. Citando ancora una volta le parole del vice-direttore Zappi, «la personalità di Carosone è quella di un esempio ante-litteram di “glocal” per via delle sue influenze culturali e di quanto ha comunicato all’estero; ma è anche locale perché la sua espressività era imbevuta di un antico patrimonio culturale e partenopeo, portati ad un successo clamoroso soprattutto grazie all’intelligenza, al talento e alla fantasia che aveva». E il film tv è quindi un successo perché sceglie di aggirare i tranelli dell’elegia, dell’agiografia laica di un artista, puntando piuttosto sulla formula del delicato ritratto intimo del privato di un vulcano creativo, di un musicista che è ancora il simbolo di una meritocrazia sognata (e tanto agognata) in Italia.

Guarda il trailer ufficiale di Carosello Carosone

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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