Burraco Fatale: “Il burraco è come la vita, sospesa tra rischio e fortuna”

scritto da: Ludovica Ottaviani


Burraco Fatale è pronto ad approdare in sala: nonostante le difficoltà causate dal Covid-19, il cinema italiano è pronto a ripartire, rilanciando le produzioni e un settore reduce da un periodo di profonda difficoltà: come ricordano i delegati della Fenix Entertainment, che ha prodotto la commedia diretta da Giuliana Gamba, «abbiamo deciso di portare il film in sala ribadendo come quest’ultima sia un posto sicuro per tutti; consideriamo questo gesto un modo per incentivare il ritorno al cinema dopo un lungo periodo».

Oltre alla regista Gamba, alla presentazione del film c’erano anche le quattro protagoniste Claudia Gerini, Caterina Guzzanti, Angela Finocchiaro e Paola Minaccioni che dividono la scena con Mohamed Zouaoui (nei panni dell’oggetto del desiderio, Nabil), Loretta Goggi, Pino Quartullo, Antonello Fassari e Michela Quattrociocche. Le attrici, la regista e Zouaoui hanno raccontato della loro esperienza sul set, del rapporto con il burraco – gran protagonista delle vicende mostrate sullo schermo – e del loro punto di vista nei confronti dell’amore e dei rapporti sentimentali.

Giuliana Gamba: «Burraco Fatale è una commedia declinata al femminile, condita da un cinismo graffiante ed incentrata su un problema importante: parlare di una classe sociale come quella della borghesia italiana di provincia, parlare delle signore che entrano in contatto con un modo di impostare i rapporti in maniera diversa rispetto a come li vivono e concepiscono, alla luce di un processo di globalizzazione che è in atto, ecco… io volevo raccontare questa società italiana che si sente estranea. Leggono di questi cambiamenti ma non li riguardano mai da vicino, invece nel caso delle quattro protagoniste dovranno affrontare in prima persona tutto questo.

Io sono una giocatrice di burraco: per questo il simbolismo tra il gioco e i sentimenti mostrati nel film è molto forte, perché incarna la sfida, la possibilità di rincorrere sempre il caso e la fortuna… proprio come accade nella vita stessa. Burraco Fatale riflette anche sul mito del principe azzurro: tutti noi abbiamo voglia di sognare, di sperare di poter provare un sentimento come l’innamoramento, uno dei sentimenti più forti e indimenticabili».

Claudia Gerini: «Irma, il mio personaggio, è romantica anche se tende a piangersi un po’ troppo addosso: non sono così nella vita! (ride) Un punto in comune, invece, è il mio amore per il burraco: sono una giocatrice istintiva! Per me sistemare le carte in fila, ordinare i semi e sistemare le carte, è un modo per avere il controllo un po’ come accade con la meditazione: ci si libera così dei problemi quotidiani.

Proprio come si vede nel film il gioco è un collante per le quattro protagoniste, rappresenta una possibilità d’evasione per scappare dalla routine delle loro vite borghesi che vengono arricchite dal brivido dell’imprevisto e del rischio. Le donne, proprio come viene mostrato in Burraco Fatale, si dicono anche le cose negative: ci si sostiene a vicenda sempre, ma ci si critica pure per stimolare anche il cambiamento l’una dell’altra; sono un motore per l’evoluzione personale, proprio com’è successo a noi quattro sul set.

Per quanto riguarda il mito del principe azzurro, ammetto che non lo vedo diffuso tra le nuove generazioni: la cosa importante da capire è che non risolve la vita ma deve stimolare a cambiare, a migliorare e a migliorarsi; un sentimento come l’idea di amore accende, ma non risolve la vita. Spinge ad essere migliori, pur essendo un mito anacronistico che va sfatato, proprio come accade in Burraco Fatale dove l’assunto più importante è che l’apparenza non corrisponde sempre alla realtà».

Paola Miaccioni: «Il principe azzurro crea sempre delle aspettative e quelle rovinano il rapporto; per tali ragioni questa figura va eliminata, perché la perfezione non esiste e inoltre alla lunga annoierebbe: può rimanere imperfetto e sorprendere, almeno finché c’è l’amore».

Caterina Guzzanti: «L’aspettativa ammazza la gioia: l’importante è non aspettarsi niente se non da sé stessi e saper aspettare e poi scegliere: perché se è un sogno, bisogna svegliarsi ad un certo punto!»

Angela Finocchiaro: «Mia figlia ha ventiquattro anni e proprio qualche giorno fa mi ha risposto “mamma, il mio principe azzurro sono io”! Figuriamoci… anche perché se aspettiamo il principe azzurro, vuol dire che anche noi siamo sempre – e ancora – dei prototipi come Biancaneve e Cenerentola? Sono figure che oggi non ci sono più nella società».

Guarda il trailer ufficiale di Burraco Fatale


Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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