mercoledì, Maggio 22, 2024
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Bohemian Rhapsody: Rami Malek racconta a Roma il suo Freddie Mercury

È stato presentato oggi alla stampa italiana Bohemian Rhapsody, l’attesissimo biopic dedicato alla storia dei Queen, una delle più grandi rock band della storia della musica, e del suo carismatico leader Freddie Mercury.

Diretto da Bryan Singer, regista de I Soliti Sospetti e di ben quattro capitoli della saga di X-Men, il film avrà la sua premiere mondiale il prossimo 23 ottobre alla Wembley Arena di Londra, per poi arrivare nelle sale britanniche a partire dal giorno successivo (il 24 ottobre) e in quelle americane dal 2 novembre.

In Italia il film (qui il trailer ufficiale) uscirà “soltato” il 29 novembre. Oggi, nella splendida cornice dell’Hotel de Russie di Roma, abbiamo avuto il piacere di incontrare Rami Malek, star dell’acclmata serie tv Mr. Robot e protagonista del film nei panni proprio di Mercury, e Gwilym Lee, che nella pellicola interpreta il celebre chitarrista della band, Brian May.

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Rami Malek a Roma per presentare l’attesissimo Bohemian Rhapsody, dal 29 novembre al cinema

Naturalmente, la conversazione con Rami Malek non poteva non iniziare con una riflessione su quanto sia stato difficile portare sul grande schermo non solo Freddie “il cantante”, ma anche e soprattutto Freddie “la persona”. A tal proposito, l’attore statunitense ha spiegato:

“È stato difficile, molto difficile. Non ho mai vissuto la cosa come un peso, ma piuttosto come una responsabilità. E questo a causa della natura mitologica di quest’uomo, che negli anni ha significato tanto per tantissime persone. In molti lo consideravano un vero e proprio ‘Dio della musica’. Il mio obiettivo era rendere giustizia all’eredità di Freddie Mercury. Ecco perché mi sono letteralmente immerso nella sua vita e ho cercato di dare il meglio: ho preso lezioni di canto e di piano a Londra, ho seguito lezioni di ballo e ho avuto anche due coach: uno che mi ha insegnato come muovermi sul palco ed un altro che mi ha insegnato a parlare con il suo accento. Volevo assolutamente fare questo film, anche quando nessuno ci credeva e non c’erano finanziamenti. Mi sono messo in mezzo in prima persona, anche da un punto di vista economico.”

Il medesimo quesito è stato posto anche al collega Gwilym Lee, la cui somiglianza nel film con l’originale Brian May è a dir poco stupefacete. Sul confine tra interpretare un personaggio ed essere quel personaggio, l’attore inglese ha detto:

“La prospettiva di prendere parte ad un film del genere è qualcosa che indubbiamente ti indimisce. Soprattutto perché si tratta di entrare nei panni di personaggi che sono stati amati e adorati praticamente da tutti. Per vincere la paura di essere travolto dalle mie insicurezze e dalla sensazione di non riuscire a farcela, mi sono concentrato su ciò che potevo ottenere una volta portato a termine il mio ‘lavoro’. Brian è stato assolutamente fondamentantale durante il processo. Mi ha dato tantissimi consigli: era molto puntiglioso, ma non ha mai giudicato il mio lavoro. In genere, quando mi approccio ad un nuovo personaggio cerco sempre di partire dall’interno, dai suoi sentimenti, per poi passare a tutta la parte esteriore. Con il personaggio di Brian May è stato diverso: ho dovuto fare il processo inverso. Sono partito dall’esterno, quindi dal suo look, dal suo modo di suonare e di stare sul palco, per poi entrare in contatto con la sua psicologia. La cosa più difficile è stata sicuramente quella di dover suonare come fossimo dei veri professionisti. Doveva essere tutto estremamente naturale per noi.”

Rami Malek ha poi raccontato cosa lo ha emozionato a proposito della vita di Freddie Mercury e cosa di nuovo ha scoperto sulla sua esistenza durante la lavorazione del film: “Questo film è stata una continua scoperta per me. L’intero processo interpretativo lo è stato. Tutti conoscono l’audacia e l’impertinenza che caratterizzavano la personalità di Freddie, ma sono convinto che nessuno lo conoscesse davvero nel profondo della sua intimità. C’erano molte cose di lui che non sapevo, come ad esempio il suo rapporto con la famiglia o la sua relazione con Mary Austin. Non sapevo neanche che il suo vero nome fosse Farrokh Bulsara, e forse non sono l’unico…  la cosa che più di tutte mi ha colpito della sua storia, al di là delle sue capacità artistiche, al di là della sua identità sessuale, è stata la costante ricerca da parte di quest’uomo immigrato della sua identità. È una cosa nella quale mi rispecchio molto, essendo io americano di prima generazione con una famiglia che proviene dall’Egitto.”

Parlando della presenza costante di Brian May e di Roger Taylor (il batterista dei Queen, interpretato nel film di Ben Hardy) sul set, Gwilym Lee ha rivelato che l’obiettivo è sempre stato quello di raccontare una storia umana e non qualcosa di perfettamente uguale a ciò che aveva realizzato la band durante la loro carriera: ecco perché Brian e Roger erano vigili e attenti quando si trattava della costruzione delle sequenze musicali del film, mentre restavano decisamente più in disparte quando si trattava di realizzare i momenti narrativi, quelli più drammatici, quelli in cui la recitazione aveva il sopravvento.

Rami Malek ha poi spiegato che la scena più difficile da realizzare è stata sicuramente quella della storica performance dei Queen al Live Aid del 1985: “Volevamo che quella scena fosse il più accurate e precisa possibile”, ha dichiarato l’attore. “Abbiamo girato una canzone di quell’esibizione al giorno. Ricordo che c’erano macchine da presa ovunque, i veri fan dei Queen scelti per apparire in qualità di comparse… ogni volta che finivamo una canzone, sentivamo di aver realizzato qualcosa di grande, qualcosa che ci univa sempre di più. Sono stati dei momenti assolutamente galvanizzanti, non solo per noi, ma anche per il pubblico.”

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La produzione di Bohemian Rhapsody è stata fortemente travagliata: in cantiere da quasi 10 anni, il progetto è passato tra le mani di vari registi e, soprattutto, di vari interpreti (Sacha Baron Cohen prima e Ben Whishaw dopo, avrebbe dovuto interpretare Freddie Mercury). A poche settimane dalla fine delle riprese del film, il regista Bryan Singer è stato licenziato dalla Fox (apparentemente per un’assenza ingiustificata che aveva bloccato le riprese per un’intera settimana) e sostituito da Dexter Fletcher (Singer risulterà comunqeu l’unico regista accreditato).

La questione è giustamente emerse durante l’incontro stampa. A tal proposito, Gwilym Lee ha dichiarato: “Quando Bryan è stato licenziato eravamo veramente alla fine delle riprese, quindi non è stato un avvenimento particolarmente traumatico. È successo tutto in un momento in cui eravamo già dentro la storia e, soprattutto, dentro i nostri personaggi. Purtroppo sono cose che capitano… siamo attori, siamo abituati a lavorare con registi diversi. Non è difficile per noi adattarsi.”

Giunti alla fine, è stato chiesto a Rami Malek quanto sia stimolante per un attore come lui accettare sempre ruoli differenti e, soprattutto, ruoli “fuori dagli schemi”, al pari di quanto faceva Freddie Mercury con la sua musica, costantemente alla ricerca di qualcosa che – musicalmente parlando – potesse infrangere le barriere:

“Molto spesso gli attori si trovano a dover accettare dei ruoli contro la loro volontà, magari perché hanno bisogno di soldi. Purtroppo succede. Per quanto mi riguarda, sto cercando di accettare ruoli che mi permettano, un giorno, di guardarmi indietro e di sentirmi orgoglioso. Ho sempre cercato ruoli che non fossero mai fini a se stessi, ma che in qualche modo potessero scuotere la percezine che le persone hanno del mondo e di loro stesse. La verità è che mi piacciono le sfide. Mi piace lavorare con persone che a loro volta amano le sfide. Credo di aver ottenuto tutto questo grazie a Mr. Robot e, adesso, anche grazie a Bohemian Rhapsody. Soprattutto grazie a Bohemian Rhapsody, a Freddie Mercury e a tutto quello che lui ha rappresentato. Freddie non era solo un musicista rivoluzionario, era anche un uomo alla ricerca di un senso di appartenenza.”

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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