venerdì, Settembre 30, 2022
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Avatar: La Via dell’Acqua, il produttore Jon Landau racconta l’attesissimo sequel

Il produttore Jon Landau ha anticipato alla stampa italiana alcuni dettagli su Avatar: La Via dell'Acqua, l'atteso sequel di Avatar in arrivo nelle sale il 14 dicembre.

Avatar, il film di James Cameron che uscì nel 2009, è pronto a tornare nelle sale riportando tutti gli spettatori su Pandora: complice la prossima release di Avatar: La Via dell’Acqua, sequel che arriverà sui nostri schermi dal prossimo 14 dicembre, riportando fisicamente il pubblico nelle “cattedrali” del cinema – come le ha chiamate di recente il regista Iñárritu, a Venezia 79 per presentare il suo nuovo film Bardo – per creare un’esperienza collettiva che, da sola, può eguagliare quella esuberante e irripetibile di un concerto live.

Di questo è convinto Jon Landau, produttore di questo atteso sequel, nonché degli altri quattro che vedranno molto presto la luce. Questo perché, al contrario della prima fatica, con l’avvento di Avatar: La Via dell’Acqua si è deciso di lavorare in fase di pre-produzione sulla realizzazione di ben quattro script completi, per poter così girare tutti i film insieme, evitando ulteriori lungaggini e schivando eventuali ostacoli produttivi.

Landau, in collegamento, ha presentato alla stampa italiana un gustoso sneak peek di questo secondo capitolo, riavvolgendo letteralmente il nastro del tempo a tredici anni fa, quando il pubblico incontrò per la prima volta l’ex marine Jake Sully e la rivoluzionaria fantascienza (visionaria) partorita dalla mente dello stesso creatore di Aliens – Scontro Finale, Terminator 2 – Il giorno del giudizioTitanic.

«James ha un dono», esordisce Landau, «ha la capacità di suscitare delle grandissime emozioni in sala raccontando delle storie universali, con al centro dei temi che tutti condividono come la famiglia e, nel caso di Avatar: La Via dell’Acqua, la ricerca di una specifica identità da parte degli adolescenti. In questo nuovo capitolo il fulcro di tutto è la famiglia Sully, costretta a dover lasciare la propria casa per cercare un nuovo rifugio sicuro, scontrandosi con un clan che all’inizio non li accetta, accentuando la loro sensazione di essere degli outsider. E, in effetti, lo sono: costretti ad affrontare un nuovo mondo con svariate difficoltà, cercando di adattarsi trovando nel frattempo loro stessi – soprattutto i più giovani – consapevoli di essere una razza mista, con un padre umano e una madre Na’vi”.

Un mondo affascinante e iperrealistico

In questo emozionante sequel, Cameron ha infuso tutta la sua passione incondizionata per il mondo marino e l’approfondita conoscenza che ha dell’argomento, ricreando un suggestivo ambiente acquatico “alieno”, affascinante e iperrealistico, capace di trascinare gli spettatori non solo nel cuore di nuove emozionanti avventure, ma di sospendere la loro incredulità grazie alla magia della Settima Arte, ormai coadiuvata dall’uso della CGI e dalla ritrovata tecnologia 3D che già aveva contribuito a trasformare Avatar in un cult rivoluzionario, soprattutto sul piano tecnico. Nella realizzazione di questo nuovo sequel e degli altri quattro messi in cantiere, la produzione non è rimasta esente da rischi e ostacoli incontrati lungo il cammino… Particolari che Landau ha così riassunto:

«Più che di una produzione travagliata, con Avatar: La Via dell’Acqua parlerei di una sfida più grande che ha assorbito il nostro tempo. Girare quattro sequel insieme, realizzando ben quattro sceneggiature che hanno richiesto molto tempo perché solo una volta completate avremmo potuto iniziare le riprese, è stata la vera sfida; se a tutto questo aggiungiamo anche le difficoltà della performance capture sott’acqua, che volevamo fosse iperrealistica per catturare al meglio le reazioni degli attori… il gioco è fatto. In quest’ultimo caso, poi, non volevamo che fosse tutta una finzione, con tanto di respiro trattenuto e tecniche varie per rendere tutto nel migliore dei modi; abbiamo costruito un serbatoio gigante per catturare la recitazione fin nel dettaglio. E poi questo sequel ha molte più scene con attori in carne ed ossa, un elemento complesso da rendere sullo schermo: attori che interagiscono con personaggi ricostruiti in CGI, un bel rompicapo.

Ad esempio, la CGI ha permesso agli attori di ampliare lo spettro dei ruoli che possono interpretare. In Avatar: La Via dell’Acqua ritroveremo Sigourney Weaver, ma non nei panni della dottoressa Grace Augustine, quanto in quelli della quattordicenne Na’vi, adottata, Kiri: un ruolo che altrimenti non avrebbe mai potuto interpretare nella realtà, ma che le ha permesso di restituire una performance leggera e gioviale, ribadendo il ruolo della CGI in un certo tipo di cinema, quello che permette – come nel caso di Avatar – di creare mondi impossibili sullo schermo per attirare e coinvolgere, sempre di più, il pubblico fino a farlo tornare in sala».

Uno spettacolo unico e mozzafiato 

Il ritorno di Avatar sul grande schermo – inclusa la versione rimasterizzata del primo capitolo apripista, nelle sale dal 22 settembre – significa una cosa sola, cioè la possibilità di tornare indietro nel tempo fino al 2009, quando la “rivoluzionaria” tecnica del 3D – portata all’estremo della perizia sia tecnica che artistica – mandò in pensione gli occhialini di cartone con lenti rosse e verdi per regalare, agli occhi del pubblico, uno spettacolo unico e mozzafiato, che secondo Landau resterà immutabile anche con la visione del sequel.

«Il 3D è una finestra sul mondo», ha commentato il produttore, «e non un mondo che viene fuori da una finestra. Il 3D accentua ciò che già è presente: se un film è fatto male, il risultato sarà peggiore delle aspettative; se è mediocre tenderà a declinare sempre di più mentre invece, se è ottimo… finirà per essere fantastico. Spero che Avatar: La Via dell’Acqua possa aprire, ancora una volta, uno spiraglio in una porta, offrendo ai cineasti l’opportunità di realizzare dei film che non si possono vedere in casa, ma solo nella sala, che è come – nel mondo della musica – andare ad un concerto dal vivo: niente può sostituirla. Secondo il New York Times, l’intrattenimento approdato nelle case influenza la scelta delle persone, che finiranno per sancire la morte del cinema… peccato che stiamo parlando di un articolo pubblicato nel 1983, ma quanto mai attuale. Sono convinto che film come Avatar, Top Gun – Maverick ma anche Black Panther (e il suo atteso sequel) tireranno sempre la gente fuori dalle loro case, ma è necessario lavorare in tandem con gli esercenti per offrire ai fruitori una sorta di “esperienza cinema”: loro devono puntare alla qualità tanto dei film, quanto delle sale, per creare appunto quest’evento unico».

Natura pioneristica e scelte coraggiose 

Sempre riguardo alla natura pioneristica di Avatar e delle scelte coraggiose di Cameron, Landau ha poi aggiunto: «James Cameron ha spinto i progressi della tecnologia sempre più avanti per realizzare prima Avatar e ora Avatar: La Via dell’Acqua, aprendo così la strada ad altri registi. Con lui si tratta sempre di affrontare nuove sfide, superando i limiti dell’impossibile e spostando sempre, un po’ più in là, proprio l’asticella di quest’ultimi: ad esempio, girare quattro sequel insieme anche per ragioni pratiche – non avere problemi con la crescita dei ragazzini, che avviene a vista d’occhio! – per quanto sia stato difficile e rischioso, per quanto ci abbia costretto a temporeggiare tra la pre-produzione e infine l’inizio effettivo delle riprese, si è rivelata un’ottima strategia, a prescindere dai costi effettivi. Noi siamo un’azienda atipica: non facciamo pagare di più al consumatore, anche se investiamo maggiori capitali. Si paga di più dappertutto, ma non al cinema: questo mi rende orgoglioso».

Ed è impossibile scindere Avatar: La Via dell’Acqua dal messaggio ambientalista che trasmette, e che già emergeva con forza nel 2009 quando uscì il primo film nelle sale; un messaggio forte e quanto mai attuale secondo Landau: «Certo, abbiamo impiegato molto tempo prima di dedicarci al sequel e agli altri film del “progetto Avatar”, ma alcune cose si possono fare oggi, mentre erano impossibili tredici anni fa. James Cameron è un regista che si prende delle lunghe pause per esplorare e arrivare, così, a dei risultati incredibili sfruttando la tecnologia e gli effetti speciali per dipingere delle emozioni sui volti. Se ricordate, il primo Avatar si apriva e chiudeva sugli occhi spalancati di Sully: questa è un’immagine forte, perché significa che le nostre azioni hanno un forte impatto sulle persone e sul mondo intorno a noi. Attraverso il cinema non possiamo convertire chi già lo è, ma possiamo provocare attraverso i generi, come la fantascienza; le nuove generazioni che verranno a vedere il film in sala guarderanno il mondo in modo diverso, vedendolo nell’ottica di una grande connessione globale».

Guarda il teaser trailer di Avatar: La Via dell’Acqua

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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