venerdì, Ottobre 7, 2022
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The Post: Steven Spielberg racconta la forza della libertà di stampa

The Post, due candidature agli Oscar 2018 e tre icone del cinema: Steven Spielberg, Meryl Streep e Tom Hanks, sta per arrivare finalmente sugli schermi italiani.

Il film racconta lo scandalo dei Pentagon Papers: nel giugno del 1971, il New York Times inizia a pubblicare i documenti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America classificati come Top Secret. Un documento di 7000 pagine che presenta uno studio approfondito sulle strategie e i rapporti del governo federale con il Vietnam nel periodo che va dal 1945 al 1967.

L’amministrazione Nixon interviene per bloccare il giornale, e per la prima volta nella storia americana il governo ottiene un provvedimento giudiziario temporaneo che impedisce a un giornale di pubblicare un articolo di cronaca.

The Post: Steven Spielberg racconta la forza della libertà di stampa

Il film di Spielberg è incentrato sui giorni successivi all’ordine del tribunale, quando Katherine Graham (Meryl Streep), editore del Washingthon Post, e il suo direttore esecutivo Ben Bradlee (Tom Hanks) lottarono per riprendere da dove il Times aveva lasciato, continuando a pubblicare i documenti proibiti sul Post.

Un film certamente attuale. È passato un anno dell’elezione di Donald Trump e Spielberg ha detto al Guardian: “L’ urgenza di realizzare il film è dovuta al clima che si respira con questa amministrazione, che bombarda la stampa e etichetta la verità come falsa se non è adatta ai propri scopi. Mi sono profondamente offeso per l’hashtag ʻalternative factsʼ perché credo in una sola verità, ed è la verità oggettiva.

Il regista ha letto per la prima volta la sceneggiatura di The Post, scritta da Liz Hannah e Josh Singer, solo 11 mesi fa, decidendo immediatamente di portare sul grande schermo questa storia.

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Credere nella verità oggettiva

Un presidente repubblicano in guerra con la stampa, un’operazione da fare velocemente, assemblando la troupe e una A-list stars che oltre alla Streep e Hanks (al primo film insieme), vanta un cast che include attori del calibro di Alison Brie, Carrie Coon, David Cross, Bruce Greenwood, Tracy Letts, Bob Odenkirk, Sarah Paulson, Jesse Plemons, Matthew Rhys, Michael Stuhlbarg, Bradley Whitford e Zach Woods.

Dietro a questa enorme fuga di notizie c’è la figura di Daniel Ellsberg (interpretato da Zach Woods), che ha condiviso la sua storia con Spielberg. C’è una scena molto personale, che è stata tagliata, che mostra come la figlia di Ellsberg, Mary, di dieci anni, lo abbia aiutato a copiare e preparare i documenti per diffonderli tra i media. “Il regista – spiega Ellsberg – è rimasto particolarmente colpito da questo racconto, ma alla fine ha scelto di non includere la scena perché era semplicemente troppo incredibile, sarebbe stato difficile da spiegare al pubblico perché non l’avrebbe trovato realistico”.

Le musiche di John Williams

John Williams ha composto la musica di The Post ed è la sua ventottesima collaborazione con Spielberg. Il maestro ha raccontato che quando Spielberg lo ha contattato per il film, gli ha risposto di non essere mai stato in una redazione di un giornale.

Tornando indietro agli anni settanta si è immaginato un luogo rumoroso con tutto il clangore dei tasti della macchina da scrivere che pigiavano veloci, persone che andavano e venivano, squilli di telefono e si è chiesto: “Beh, come fare a mettere della musica in una redazione?”. La risposta è in una colonna sonora che fonde musica elettronica ed elementi orchestrali, una sfida anche per un maestro come John Williams.

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La critica del New York Times

The Post ha ricevuto ottime recensioni sia di critica che di pubblico, ma il New York Times non è tra gli estimatori del film. Secondo il quotidiano newyorchese “il film sminuisce il ruolo che i giornalisti del New York Times hanno avuto nella fuga dei Pentagon Papers ed esaspera il coinvolgimento del Washington Post”.

Il quotidiano newyorkchese sottolinea ancora: “Il New York Times non solo aveva pubblicato i Pentagon Papers prima del Washington Post, ma aveva anche preparato il terreno per la grande battaglia legale tra la stampa e il governo degli Stati Uniti. Il giornale ha anche vinto il Premio Pulitzer nel 1972 per il servizio pubblico per i suoi contributi. La giuria di giornalisti Pulitzer del 1972 ha sottolineato non solo l’importanza della fuga di Daniel Ellsberg sul Pentagon Papers, ma anche quella dei giornalisti del Times Neil Sheehan, Hedrick Smith, Fox Butterfield e EW Kenworthy, e hanno affermato che il loro sforzo fu ʻuna combinazione di rapporti investigativi, analisi, ricerca e scritturaʼ, il tutto aggiunto a un servizio pubblico chiaramente meritorio, non solo per i lettori del Times ma anche per un’intera nazione”.

Lucia Lorenzini
Lucia Lorenzini
Dipendente da cinema e serie tv fin da quando ha iniziato a usare il telecomando | Film del cuore: Casablanca | Il più grande regista: Martin Scorsese | Attore preferito: Leonardo DiCaprio | La citazione più bella: "Luke, sono tuo padre" (Star Wars Episodio V - L'Impero Colpisce Ancora)

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