sabato, Luglio 2, 2022
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Moonlight: il viaggio di formazione firmato da Barry Jenkins

Moonlight di Barry Jenkins è uno dei titoli più “caldi” per la prossima corsa agli Oscar, che si concluderà il 26 febbraio con l’incoronazione dei vincitori di questa stagione cinematografica, segnata da una serie di temi ricorrenti che contrastano notevolmente con la deriva culturale e morale dell’era trumpiana.

E il film di Jenkins ne è proprio un esempio, in senso stretto: intenso dramma umano tratto dalla pièce teatrale di Tarell Alvin McCraney “In Moonlight Black Boys Look Blue”, segue la crescita del giovane afroamericano Chiron (interpretato nel film da Ashton Sanders, Alex R. Hibbert e Trevante Rhodes) in un quartiere malfamato e periferico di Miami, segnato dalle piaghe della droga e della violenza per le strade.

In un viaggio iniziatico attraverso le tre età della vita (infanzia – adolescenza – età adulta), Jenkins mostra il giovane alle prese con l’aspra lotta contro l’esistenza e le sue difficoltà, immortalandolo mentre è alla spasmodica ricerca di sé stesso, della propria sessualità e di una chiave per comprendere il complicato amore che lo lega al suo migliore amico, mentre sullo sfondo si muovono personaggi chiave per il suo percorso di crescita: dalla madre prostituta e tossica Paula (Naomi Harris) al pusher Juan (Mahershala Ali) che lo prende sotto la propria ala protettiva crescendolo come un figlio insieme alla compagna Teresa (Janelle Monáe).

Moonlight recensione del film di Barry Jenkins

Dopo aver debuttato con successo nel circuito festivaliero internazionale, dal Telluride Film Festival al Toronto International Film Festival, passando per il New York Film Festival fino ad aprire, infine, la Festa del Cinema di Roma 2016, Moonlight ha riscosso un clamoroso successo di pubblico ma soprattutto di critica, che ha premiato con recensioni positive il secondo lungometraggio di Jenkins (qui regista e co-sceneggiatore) dopo il suo debutto Medicine for Melancholy che aveva già ottenuto diverse candidature agli Indipendent Spirit Awards.

Anche in questo nuovo caso il film ha ricevuto candidature prestigiose nei circuiti più importanti, dai British Independent Film Awards  passando per gli Independent Spirit Awards, i Satellite Awards, gli Screen Actors Guild Awards 2017 e i Golden Globes  prima di approdare agli Accademy Awards forte di ben otto nomination tra le quali miglior regista, miglior attore non protagonista (Mahershala Ali), miglior attrice non protagonista (Naomie Harris) e miglior sceneggiatura non originale.

A  proposito del film Barry Jenkins ha rilasciato un’importante dichiarazione: “Nel film c’è la difficoltà di Chiron di elaborare le diverse esperienze d’amore. Mi sono avvicinato ai temi della sessualità nel film facendomi sostenere e attraverso il prisma dell’empatia. Non conosco direttamente che cosa significhi essere un gay nero in America, una cosa invece che conosce bene Tarell Alvin McCraney. In una prospettiva ideale, quando le persone vedono questo film e passano così un po’ di tempo con questi personaggi hanno la possibilità di diventare empatici con loro. Un modo per capire meglio, in tutte le sfumature, cosa significa sia essere neri in America, sia neri e poveri in America e sia essere gay in America. Una delle cose più belle di questo film è che ti fa entrare nei personaggi, ti fa vedere le cose con i loro occhi.”

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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