Presentato fuori concorso alla 73esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ed atteso nelle nostre sale dal 2 febbraio, La Battaglia di Hacksaw Ridge segna il ritorno alla regia da parte del chiacchierato ex divo hollywoodiano Mel Gibson, da tempo “cacciato” dalla Mecca del Cinema.
L’attore statunitense era ormai lontano dalla macchina da presa dal 2006, anno di uscita di Apocalypto, racconto violento di un uomo e del suo villaggio durante l’ultima e più brutale fase della grande civiltà Maya. Dopo essersi fatto conoscere al grande pubblico con il primo Mad Max (1979) nel ruolo del protagonista Max Rockatansky ed essere poi consacrato definitivamente con l’iconico Martin Riggs di Arma Letale, fece il suo debutto alla regia nel 1993 con L’uomo Senza Volto, dramma con morale in cui l’attore sex symbol rinunciava al ruolo di sciupa femmine per interpretare Justin McLeod, un uomo dal volto deturpato.
Due anni dopo arrivò Braveheart Cuore Impavido in cui si narrava la storia romanzata del patriota ed eroe nazionale scozzese William Wallace: 5 premi Oscar e Golden Globe a Gibson per la miglior regia. Del 2004 è invece il controverso La Passione di Cristo che spaccò la critica a metà tra chi lo esaltava e chi invece lo riteneva eccessivamente violento ed antisemita.
Oggi con La Battaglia di Hacksaw Ridge, suo quinto film da regista, Mel Gibson pare non aver abbandonato la sua natura più gore inserendo numerose scene splatter, sangue a ettolitri e corpi smembrati per raccontare la vera storia di Desmond Doss. Come evitarlo, dopo tutto siamo ad Okinawa durante la più sanguinosa battaglia della Seconda Guerra Mondiale dove Doss, senza mai sparare un colpo e privo di qualsiasi arma, salvò la vita di 75 uomini.
La Battaglia di Hacksaw Ridge: la guerra senza armi di Mel Gibson
Una storia che è ormai leggenda quella dell’unico soldato americano che combatteva in prima linea disarmato poiché credeva che mentre la guerra fosse giustificata, l’uccisione di uomini era comunque sbagliata. Di stanza nel Pacifico nel 1942 in qualità di medico, era preso di mira dai compagni ed accusato di essere un codardo a causa del suo atteggiamento “pacifista”. Desmond combatteva una guerra tutta sua, deciso com’era a non abbandonare nessun compagno ferito in battaglia tra le linee nemiche e pronto a salvarne quanti più possibile.
Proprio nel tentativo di salvare uno dei suoi commilitoni, venne colpito da un cecchino e dall’esplosione di una granata ma riuscì miracolosamente a restare in vita. Doss è stato il primo obiettore di coscienza insignito della Medaglia d’Onore del Congresso. Prima della sua morte, avvenuta ad 87 anni nel 2006, ha ricevuto anche due Stelle di Bronzo e tre Purple Hearts.
Ad interpretare Desmond Dos il giovane Andrew Garfield (candidato come migliore attore protagonista agli Oscar 2017) che, svestiti i panni del supereroe nei mediocri The Amazing Spider-Man 1 e 2, si è lanciato in ruoli sempre più impegnativi, come il recente Padre Sebastião Rodrigues nel mastodontico Silence di Martin Scorsese accanto ad Adam Driver e Liam Neeson.
Completano il cast dell’ultima fatica di Gibson Sam Worthington, Luke Bracey, Teresa Palmer, Hugo Weaving, Rachel Griffiths e Vince Vaughn, da una sceneggiatura scritta a sei mani da Robert Schenkkan, Andrew Knight e Randall Wallace, l’ultimo dei quali aveva già lavorato con Gibson proprio in Braveheart.
Il film è tato distribuito nelle sale statunitensi dal 4 novembre 2016 e dopo le tre candidature ai Golden Globes (nessuna delle tre vinte), è in corsa per sei premi Oscar, tra cui miglior film, miglior regia e miglior attore protagonista a Garfield.


