Film al cinema: i titoli più attesi in arrivo a marzo 2020

scritto da: Diego Battistini

Come abbastanza prevedibile dopo le chiusure dei cinema in gran parte del Nord Italia, a causa dell’aumento di casi di Coronavirus (clinicamente: Covid 19) nel nostro paese, la paura del contagio di massa ha avuto ripercussioni anche sul mercato cinematografico.

Tra la fine di febbraio e il mese di marzo, il calendario delle uscite nelle sale si è drasticamente assottigliato a causa della scelta – per certi versi inevitabile – di molte case di distribuzione di posticipare le uscite di diversi film (con conseguenze di sovraffollamento a partire, si presume, da aprile in poi).

Rispetto a quelli annunciati in un primo momento, quindi, il mese di marzo vedrà nei cinema meno pellicole, ma dai titoli rimasti in cartellone vi è una certezza: la qualità delle proposte è fuori discussione.

Il 4 marzo sarà nella sale il biopic di Giorgio Diritti dedicato al pittore Antonio Ligabue, Volevo nascondermi; mentre il 9, 10 e 11 marzo sarà nei cinema – in qualità di evento speciale – la produzione Netflix Ultras (che poi sarà disponibile sulla piattaforma streaming a partire dal 20 dello stesso mese).

Il 12 marzo sarà il momento del pluripremiato film francese I miserabili (candidato ai premi Oscar e trionfatore ai recenti Cèsar), che sarà in compagnia della commedia italiana Ritorno al crimine di Massimiliano Bruno.

E se il 19 marzo ci sarà spazio per i sentimenti con il romantico Cosa mi lasci di te, il mese di marzo si conclude con i fuochi d’artificio il 26, con l’uscita di tre film imperdibili: il drammatico Bombshell, sullo scandalo sessuale che travolse il canale Fox News, il live action Disney Mulan, ed infine il fracassone Bloodshot, che vede il ritorno sul grande schermo di Vin Diesel.

Vita di Antonio Ligabue, pittore

Ci volevo la sensibilità di un grande autore come Giorgio Diritti per portare sul grande schermo la vita di uno dei più suggestivi artisti italiani del ‘900: Antonio Ligabue, la cui vita fu già raccontata nel 1977 dallo sceneggiato Rai scritto da Cesare Zavattini. Pittore e scultore näif, Ligabue ha sempre rappresentato una scheggia aliena nel panorama artistico italiano; le sue opere, caratterizzate principalmente da autoritratti e raffigurazioni di animali vari (galli, cani, leoni, serpenti), ancora oggi continuano a mantenere intatto il loro fascino e sono testimonianza tangibile della foga creativa ed espressiva del loro autore.

Volevo nascondermi si preannuncia come una personale riflessione di Diritti non solo sull’artista, ma anche sull’uomo Ligabue e la sua triste esistenza borderline, contraddistinta da solitudine, sradicamento, e da numerosi internamenti in ospedali psichiatrici. Per fare ciò, il regista emiliano non si affida solo al suo delicato sguardo – un po’ quello che contraddistingueva il suo film capolavoro: L’uomo che verrà -, ma anche alla straordinaria caratterizzazione del pittore offerta dall’attore Elio Germano, vincitore anche dell’Orso d’oro per la miglior interpretazione maschile all’ultimo Festival del Cinema di Berlino. Un film assolutamente da non perdere per gli amanti del grande cinema d’autore.

Gomorra va allo stadio

Le recenti indagini relative ai rapporti tra società di calcio e tifoserie, e gli ultimi casi (sporadici ma gravi) di scontri fra “tifoserie” opposte e rivali hanno portato nuovamente alla ribalta il problema del calcio e quello di una parte dei suoi seguaci, che sarebbe più opportuno definire criminali. A questo sottobosco malavitoso è dedicato il film Netflix Ultras, esordio cinematografico di Francesco Lettieri (videomaker famoso sopratutto per i suoi videoclip), che sarà per tre giorni al cinema, prima di approdare sulla piattaforma online.

Sandro (Aniello Arena) è un ex capo del gruppo degli ultras del Napoli denominati “Apache”, la cui vita cambia dopo che viene emesso un Daspo contro di lui. Ha incontrano una donna di cui si è innamorato, Terry (Antonio Truppo), e sopratutto cerca di occuparsi del giovane Angelo (Ciro Nacca), provando a convincerlo a non aderire a un gruppo ultrà. Ma il giovane è deciso a vendicare la morte del fratello, ucciso anni prima in uno scontro tra tifoserie…

Senti il popolo che canta?

Ispirato ai fatti che sconvolsero Parigi nel 2005 (vi ricorderete, della sommossa nelle Banlieue), I miserabili di Ladj Ly è una sorta di J’accuse contemporaneo che, con piglio cinico, racconta la vita alla periferia della capitale francese, tra povertà, voglia di riscatto sociale, piccola e grossa criminalità, e naturalmente sorveglianza armata. Candidata ai premi Oscar come Miglior film in lingua straniera, l’opera si è aggiudicata il Premio della Giuria all’ultimo Festival del Cinema di Cannes e ha trionfato agli ultimi premi Césars, aggiundicandosi quelli per il Miglior Film, Miglior promessa maschile (Alexis Manenti), Miglior Montaggio e il premio del pubblico.

Alla periferia di Parigi, l’agente Ruiz (Damien Bonnard) ha appena preso servizio ed è in pattuglia con i colleghi Chris (il già citato Alexis Manenti) e Gwada (Djibril Zonga). In quella che già di per sé non è una giornata di routine, dato che le forze dell’ordine si trovano a dover confrontarsi con una realtà piena di piccole gang, il furto di un cucciolo di leone da un circo dà il via a una reazione a catena di accadimenti che sfoceranno in una vera e propria rivolta.

Criminali a spasso nel tempo

Dopo il successo di Non ci resta che il crimine, Massimiliano Bruno porta nuovamente sul grande schermo le comiche vicissitudini dei tre amici Moreno (Alessandro Gassman), Sebastiano (Marco Giallini) e Giuseppe (Gianmarco Tognazzi), tra passato e presente. Questa volta gli amici se la dovranno vedere con un cinico mercante d’arte (Carlo Buccirosso), minacciato da alcuni loschi criminali, e da una visita che proviene direttamente dal 1982… il boss della Banda della Magliana, Renatino (Edoardo Leo).

Tra i più quotati eredi della “Commedia all’Italiana”, Massimiliano Bruno dirige una commedia scoppiettante, ricca di battute esilaranti, che naturalmente si basa – oltre che sull’espediente dei viaggi temporali (durante i quali i nostri eroi avranno anche modo di conoscere Pablo Escobar) -, anche, se non sopratutto, sull’affiatamento di tutti gli interpreti, i quali compongono un cast di assoluto livello.

Love Story 2.0

In principio furono Ryan O’Neal e Ali MacGraw (Love Story), poi (tra i tanti) arrivarono Ryan Gosling e Rachel McAdams (Le pagine della nostra vita). Ogni generazione ha i suoi amanti tormentati, protagonisti di storie d’amore così belle che non possono pretendere un lieto fine. Per la generazione Z, i due amanti potrebbero essere incarnati da KJ Apa (già nella serie tv Riverdale) e Britt Robertson, protagonisti del film Cosa mi lasci di te dei registi Andrew e Jon Erwin, è ispirato alla storia vera del cantante statunitense Jeremy Camp.

L’aspirante cantante Jeremy (KJ Apa) e Melissa (Britt Robertson) si conosco durante gli anni del College e si innamorano. Nel mentre che lui inizia ad avere successo con la musica, i due decidono di sposarsi ma il destino avrà in serbo per loro tutt’altro che gioie. Durante la luna di miele, infatti, a Melissa viene diagnosticato un tumore. Nonostante la malattia, i due giovani continueranno comunque a vivere il loro amore fino alla fine. Da segnalare anche la presenza nel cast del candidato all’Oscar Gary Sinise, nella parte del padre del protagonista.

Ribellarsi, ora e sempre

Nel 2016 il boss del network Fox News, Roger Ailes viene travolto dallo scandalo di abusi sessuali perpetrati ai danni di diverse conduttrici televisive alle sue dipendenze. L’evento fu uno dei primi a travolgere lo showbiz statunitense, prima del terremoto causato dal caso Harvey Weinstein, ed è ora diventato il soggetto del film d’inchiesta Bombshell – La voce dello scandalo, diretto da Jay Roach e sceneggiato da Charles Randolph (vincitore di un Oscar per lo script de La grande scommessa).

Il film racconta dell’esperienza di tre giornaliste di Fox News: Megyn Kelly (Charlize Theron, nominata agli ultimi Oscar), catapultata nell’occhio del ciclone mediatico dopo aver rivolto al neo presidente americano Donald Trump alcune scomode domande riguardanti la sua misoginia; Gretchen Carlson (Nicole Kidman), che si rivolge a due avvocati per perpetrare una causa per discriminazione nei confronti del network per cui lavora; ed infine Kayla Pospisil (Margot Robbie, anche lei candidata all’Oscar), uno dei pochi personaggi di finzione del film, giovane ed intraprendente giornalista che si dovrà scontrare con i soprusi dei suoi superiori.

Un’eroina live action

Non è più un mistero che uno degli asset su cui la Walt Disney sta puntando maggiormente gli ultimi anni è quello dei remake live cction dei suoi capolavori animati. Da Cenerentola fino a Il re leone, le nuove generazioni sono chiamate al cinema per assistere spesso ad opere che omaggiano, citano e talvolta aggiornano quelle che le hanno precedute. Ultimo film di questo tipo ad uscire nelle sale è l’atteso Mulan, la cui regia è stata affidata all’autrice neozelandese Niki Caro (esperta di storie al femminile, come testimonia la sua filmografia da La ragazza delle balene a La signora dello zoo di Varsavia).

Quando orde di invasori attaccano il Nord della Cina e l’imperatore è costretto ad ordinare ad almeno un uomo per famiglia di arruolarsi nell’esercito imperiale, la giovane Mulan (Liu Yfei) decide di sostituirsi all’anziano e acciaccato padre (Tzi Ma) e partire per la guerra. Ad attenderla non ci saranno solo perfidi nemici, ma anche un percorso di crescita personale che la condurrà a prendere coscienza di sé e del proprio ruolo nel mondo (naturalmente assai diverso da quello che la società e la famiglia le vogliono imporre).

Dal fumetto al cinema… in cerca del proprio passato

Morto durante una missione, il soldato Ray Garrison (Vin Diesel) viene riportato in vita grazie al “Project Rising Spirit” e al suo creatore, il Dr. Emil Harting (Guy Pearce). Il suo cadavere, infatti, è stato rianimato grazie alle nanotecnologie e, nello specifico, attraverso minuscole particelle che rigenerano costantemente il suo corpo. Al suo risveglio, però, Ray si deve confrontare con una serie di ricordi che lo spingono a mettersi sulle tracce del proprio passato… ma non sarà semplice.

Diretto da Dave WilsonBloodshot è un classico action movie, tratto dal celebre ed omonimo fumetto creato da Kevin VanHook, Don Perlin e Bob Layton nel lontano 1992 (nel 2012 ne fu rilanciata una nuova saga che funge da reboot). Intrighi, sparatorie (tante), per una tipologia di film che punta ad attrarre non solo gli amanti del fumetto, ma in generale tutti gli spettatori che apprezzano il cinema d’azione nudo e crudo.

Diego Battistini

La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rosssa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)


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