La Mostra del Cinema di Venezia accoglie Wild Horse Nine, il nuovo film scritto e diretto da Martin McDonagh, una commedia nera ambientata negli anni Settanta che riunisce un cast di primo piano guidato da John Malkovich e Sam Rockwell. Il film debutta al Lido e concorre per il Leone d’Oro, arrivando a Venezia con le prime attenzioni già rivolte alla prossima stagione dei premi.
Il curriculum di McDonagh rende particolarmente interessante il percorso che potrebbe attendere Wild Horse Nine. Il regista ha infatti già presentato al festival due dei suoi film più acclamati, Tre manifesti a Ebbing, Missouri nel 2017 e Gli spiriti dell’Isola nel 2022, entrambi capaci di trasformarsi in importanti protagonisti della stagione degli Oscar.
Questa volta, McDonagh porta sul grande schermo una storia ambientata in un periodo particolarmente delicato della storia contemporanea, mescolando il suo consueto umorismo nero con una riflessione sull’autorità, sulla politica internazionale e sulle operazioni della CIA.
Mettere in discussione l’autorità
Al centro di Wild Horse Nine ci sono due agenti della CIA – interpretati da Malkovich e Rockwell – che vengono inviati sull’Isola di Pasqua negli anni Settanta. La loro missione si svolge poco prima del colpo di Stato militare in Cile del 1973, che portò alla destituzione e alla morte del presidente socialista Salvador Allende.
McDonagh costruisce così una storia che parte da una situazione geopolitica reale per sviluppare una commedia dai toni oscuri e surreali. I due protagonisti vengono descritti dallo stesso Malkovich come «due idioti», un’indicazione che sembra anticipare il particolare tono scelto dal regista per raccontare una vicenda legata a uno degli episodi più controversi della Guerra fredda. Oltre a Malkovich e Rockwell, il cast comprende Steve Buscemi, Mariana di Girolamo, Ailín Salas e Parker Posey.
Con Wild Horse Nine, McDonagh sembra spingersi in una direzione più apertamente politica rispetto ai suoi precedenti lavori, pur mantenendo al centro quella combinazione di commedia e dramma che ha caratterizzato gran parte della sua filmografia. Durante la conferenza stampa veneziana, il regista ha spiegato di essere interessato a utilizzare il cinema per «mettere in discussione l’autorità e ciò che ci viene raccontato». Da qui nasce anche il suo interesse per la storia delle operazioni della CIA e per alcuni degli episodi più controversi legati all’agenzia statunitense.
McDonagh ha citato in particolare gli eventi in Guatemala e Congo e il fallimento dell’invasione della Baia dei Porci, sostenendo che le attività della CIA nel corso degli ultimi cinquant’anni non siano state messe in discussione abbastanza. Il film sembra dunque voler utilizzare la commedia nera non soltanto come strumento narrativo, ma anche per affrontare temi politici e storici attraverso una prospettiva ironica e provocatoria.
La terza sfida di McDonagh al Lido
L’arrivo di Wild Horse Nine a Venezia è accompagnato inevitabilmente dalle aspettative legate alla carriera del suo regista. I due precedenti film di McDonagh presentati al Lido hanno infatti avuto un ruolo importante nella successiva corsa agli Academy Awards.
Tre manifesti a Ebbing, Missouri ricevette sette candidature agli Oscar e conquistò due statuette, con Frances McDormand premiata come miglior attrice protagonista e Sam Rockwell come miglior attore non protagonista. Cinque anni dopo, Gli spiriti dell’Isola ottenne nove nomination, comprese quelle per il miglior film e la miglior regia.
È quindi naturale che Wild Horse Nine venga osservato con particolare attenzione già dal suo passaggio veneziano. Una buona accoglienza al festival potrebbe infatti trasformare il film in uno dei titoli da tenere d’occhio durante la stagione dei premi 2026-2027.

John Malkovich, l’Oscar e il possibile ritiro
Anche il cast potrebbe avere un ruolo importante in questo percorso. John Malkovich, in particolare, ha già ricevuto due candidature agli Oscar nel corso della sua lunga carriera, senza però conquistare la statuetta. L’attore ha preferito tuttavia mantenere un profilo prudente rispetto ai primi pronostici, sottolineando soprattutto l’importanza del film nel suo insieme.
Malkovich ha spiegato di non aver mai vissuto il proprio percorso professionale come una competizione con i colleghi. A suo giudizio, la cosa più importante non è una possibile candidatura individuale, ma il fatto che il film riesca a ottenere attenzione. «La cosa più bella è che il film riceva attenzione», ha dichiarato, ricordando che Wild Horse Nine può contare su diversi interpreti di grande talento, oltre che su una sceneggiatura e una regia particolarmente curate.
Per Malkovich, entrare nel progetto è stata una decisione piuttosto semplice. L’attore aveva già ricevuto in passato alcune sceneggiature di McDonagh, ma non aveva potuto accettare i ruoli a causa di altri impegni professionali. Quando è arrivato Wild Horse Nine, però, le circostanze erano finalmente favorevoli. «Quando è arrivato questo, ho deciso assolutamente che l’avrei fatto. Per fortuna, non avevo nulla che mi ostacolasse», ha raccontato.
Al di là degli Oscar, Malkovich ha però chiarito un altro punto: a 72 anni non ha alcuna intenzione di smettere di recitare. L’attore ha spiegato di aver trascorso tutta la propria vita facendo ciò che ama e di voler continuare a farlo. «Ho fatto ciò che amo per tutta la vita. Ho intenzione di continuare a farlo», ha dichiarato.
E quando gli è stato chiesto, indirettamente, del possibile ritiro dalle scene, Malkovich ha risposto con una delle sue battute più ironiche: «Non ho intenzione di andare in pensione, perché penso che saranno loro a mandarmi in pensione quando sarà il momento». Una frase che sintetizza perfettamente l’atteggiamento di un interprete che, nonostante oltre quarant’anni di carriera, sembra ancora considerare il mestiere dell’attore prima di tutto una passione. E, almeno per il momento, non ha alcuna intenzione di abbandonarla.
L’inizio di una lunga corsa per Wild Horse Nine
Wild Horse Nine rappresenta un nuovo capitolo del rapporto tra Martin McDonagh e la Mostra del Cinema di Venezia. Il regista torna al Lido dopo aver utilizzato il festival come trampolino di lancio per due dei suoi film più importanti. Il nuovo progetto dovrà ora confrontarsi con il pubblico e con la critica veneziana, oltre che con la concorrenza degli altri titoli in gara per il Leone d’Oro.
La presenza di un cast composto da interpreti come Malkovich, Rockwell e Buscemi e la firma di un autore già abituato a muoversi tra commedia nera, dramma e cinema d’autore rendono Wild Horse Nine uno dei film più interessanti da seguire alla Mostra. E se il film dovesse replicare il percorso dei precedenti lavori veneziani di McDonagh, il passaggio al Lido potrebbe essere soltanto l’inizio di una lunga corsa che, nei mesi successivi, potrebbe portarlo fino agli Oscar 2027.
Wild Horse Nine uscirà il 5 novembre in Italia distribuito da The Walt Disney Company.


