domenica, Settembre 25, 2022
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Venezia 79, Alejandro González Iñárritu presenta Bardo: “Il cinema è un sogno”

A Venezia 79 è il giorno di Bardo, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu che torna nei luoghi, tra sogno e realtà, del suo Messico.

A Venezia 79 è già arrivato il momento di entrare nel vivo: tra i film presentati oggi, spicca senza dubbio il ritorno – dietro la macchina da presa – di Alejandro González Iñárritu, a sette anni di distanza dall’ultima fatica Revenant – Redivivo. Questa volta, l’occasione è la presentazione dell’opera Bardo, un film complesso e stratificato che, per la prima volta, riporta Iñárritu nel “suo” Messico, quello che viene definito come uno “stato della mente” dal regista stesso.

«Oggi è un anniversario importante per me e per la mia famiglia, perché il 1° settembre 2001 ci siamo trasferiti a Los Angeles, lasciando il Messico”, ha spiegato Iñárritu. “Quando abbiamo lasciato il nostro paese avevamo grandi progetti e pensavamo di trasferirci solo per poco, un anno magari. E invece ne sono passati 21 e siamo ancora lì! È veramente qualcosa di eccezionale che ha dato vita all’origine di Bardo. Quando una persona lascia il proprio paese c’è un’assenza che ti rincorre ogni giorno, e così si finisce per trasformare quel luogo in uno stato mentale.”

“Per me il Messico lo è, ma ogni nazione e ogni paese, alla fin fine, è uno stato mentale”, continua il regista. “Sono le storie che ci raccontiamo su noi stessi, ma quando si prendono un po’ le distanze e si accumula del tempo, ecco che queste storie e questi stati mentali si dissolvono e si trasformano: fa tutto parte della ricerca di questo film, basato sull’interpretazione di questa assenza. Quando poi sono ritornato in Messico durante le riprese del film ecco che tutto si è trasformato in una sorta di specchio; è stato come re-incontrare nuovamente un amico, nonostante le molteplici differenze: mi è sembrato di poter reinterpretare, sul piano emotivo, un ricordo».

Bardo è un film che tocca diverse tematiche importanti, e una di quelle che emerge con più prepotenza è legata al tema del successo, argomento che coinvolge da vicino lo stesso Iñárritu (che ne ha avuto, grazie al proprio talento): se, come viene detto durante il film, “il successo avvelena”, qual è il rapporto che intercorre tra questo tema e il cineasta?

«Beh, questa frase è stata pronunciata da mio padre nella realtà. Lui ha avuto un rapporto complicato con il successo: lo ha avuto, ereditato, ma poi l’ha perso, avendolo quindi per poco tempo e non nel modo in cui avrebbe sperato. Per mio padre il successo aveva due rischi costanti, inevitabili e sempre presenti: uno era la tentazione dell’orgoglio, che in un certo qual modo ti intossicava, e poi la perdita del successo (appunto) che ti porta dolore. Quindi avere successo suonava come una condanna, perché sai che prima o dopo lo perderai, arriveranno tempi difficili e dovrai accettarlo. Per me il successo è stato importante e devo dire che uno ha voglia di avere successo, ma ad un certo punto può portare ad avere delle aspettative e delle responsabilità, anche nei confronti delle altre persone, portandoti ad affrontare delle sfide incredibili. Il successo ti richiede un cambiamento e una modifica delle tue priorità».

Ma Bardo ha portato, a Venezia 79, anche l’essenza stessa del cinema, ovvero quella “sostanza dei sogni” che ne permea la visione, come ha ricordato Iñárritu citando, non a caso, il maestro surrealista Luis Buñuel (già ricordato da Catherine Deneuve mentre ritirava il Leone d’oro alla carriera):

«Questo film è, a tutti gli effetti, come un sogno… rubando le parole a Buñuel: il cinema è un sogno diretto da qualcuno. E i sogni non hanno tempo, proprio come nei film dove si può frammentare e poi ricostruire; anche i confini sono indecifrabili, molti degli elementi presenti in Bardo tendono a modificare in modo fluido – acqua, sabbia – e per me è proprio tutto questo il cinema. Come quando siamo immersi nel sogno, noi creiamo delle immagini. La nostra coscienza ha delle basi molto forti che crea immagini tangibili, così quando ci svegliamo possiamo raccontare quei sogni con dovizia di particolari molto precisi. Ed è esattamente lo stesso modo in cui è iniziato Bardo, costruendo nel dettaglio tutti questi elementi».

Vista la forte presenza di titoli distribuiti da Netflix alla mostra (ad esempio, come non citare l’atteso Blonde?) la stessa domanda “di rito” sul ruolo odierno delle piattaforme streaming e sulla natura della sala, rivolta anche alla Presidente di Giuria Julianne Moore, è arrivata anche al cineasta messicano, che ha fornito la sua versione della distribuzione contemporanea:

«Netflix mi ha dato una libertà creativa assoluta: pensare che questo film verrà proiettato negli Stati Uniti e in Messico è qualcosa che apprezzo, perché dietro c’è stato il sostegno, la libertà e la generosità che permetteranno alla gente di vivere un’esperienza cinematografica. Questo film, a differenza degli altri che ho realizzato, non è stato fatto con la testa ma con tutto il mio cuore; si è trattato di un atto sensibile e liberatorio, un’interpretazione di un evento, di una serie di penombre dell’alba: ed è proprio lì che noi ci infiliamo e collochiamo. Più che un film autobiografico, Bardo è un viaggio emotivo, ben lontano dalla semplice biografia emotiva, e non mi dà assolutamente fastidio l’idea che qualcuno possa mettere in pausa mentre sta vedendo il film. La mia generazione vedeva film d’autore in tv, in VHS, e se dovevo stoppare un film di Fellini, Bergman, Buñuel per andare in bagno… lo facevo! Siamo tutti destinati a tv e telefoni, e forse tra dieci anni avremo degli schermi invisibili. Ciò che sopravvive sono le idee e quindi il film, che diventa il mezzo; la sala è la cattedrale del cinema, ma siamo immersi in una corrente alla quale non possiamo opporci, è quasi una questione ciclica».

Bardo arriverà il 16 dicembre su Netflix.

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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