Guida Romantica a Posti Perduti, recensione del film di Giorgia Farina

scritto da: Salvatore Cusimano

Una coppia di sconosciuti, Benno e Allegra: lui ha superato i cinquanta, è inglese e ha problemi di dipendenza dall’alcol; lei, vent’anni di meno, è una blogger di viaggi, con molta fantasia. Vicini di casa senza essersi mai conosciuti, fino al giorno del rocambolesco incontro. Il caso li porta verso posti perduti o dimenticati, dove sostenendosi a vicenda i due si riscoprono, l’una grazie all’altro.

Il tema neanche troppo velato di Guida Romantica a Posti Perduti – presentato come Evento Speciale alle Giornate degli Autori nell’ambito della 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – è quello della ricerca di una collocazione nel mondo per entrambi i personaggi, molto diversi tra loro; grazie al viaggio che intraprendono (sia fisico che interiore), i due si riscoprono molto più simili di quanto si credeva, le loro difficoltà e le rispettive menzogne rendono possibile l’avvicinamento in questo percorso a ritroso, che dona loro la possibilità di accettazione di sé stessi prima che dell’altro.

Tutto si dipana attraverso una sorta di groviglio linguistico (francese, inglese, italiano) ed emotivo, iniziando da Roma e dall’Italia, su per la Gran Bretagna, passando dalla Francia, in una sorta di vagabondaggio verso luoghi/non luoghi, fisici e dell’anima, con la chicca di un balletto liberatorio sulle note di Pretty Vacant dei Sex Pistols.

In questo malinconico e dolceamaro road movie di Giorgia Farina si va oltre i tipici fondamenti del genere. Sorretto dalla “strana coppia” formata da Clive Owen e Jasmine Trinca – che ricorda molto i personaggi visti in Lost in Translation interpretati da Bill Murray e Scarlett Johanson -, Benno e Allegra arrivano in posti sperduti e non così splendidi come magari ci si aspetterebbe, ma significativi per entrambi i protagonisti, in cui giochi di sguardi, più che di parole, trasformano la chimica in racconto.

“Scrivi la recensione senza averlo visto? Ho letto le recensioni degli altri”. In questa frase, c’è tutto di Allegra, interpretata dalla bravissima Jasmine Trinca, persa nella sua esistenza fatta di menzogne e priva di un reale fine; è così anche per Benno, un Clive Owen quasi clownesco con la sua prova in inglese e in italiano, la cui vita è piena di bugie. L’imprevisto incontro fra queste due anime spezzate dà vita a un’avventura fra Italia e Inghilterra, in compagnia dell’incantevole golden retriever Maurice, altro personaggio tra i personaggi.

Quando si dice che la sostanza di un viaggio non sia la meta, ma il percorso… ecco: il terzo lungometraggio di Giorgia Farina è proprio il paradigma di questo assunto. Dopo le commedie Ho ucciso Napoleone e Amiche da morire, la regista si cimenta in qualcosa di diverso, dove la paura si manifesta in tutte le sue forme, dalle più semplici a quelle più complesse, il tutto sulle note di una colonna sonora che unisce passato e presente. Unico neo risulta la mancanza di un po’ di ritmo, ma nel complesso il risultato è indiscutibilmente originale per il nostro cinema, grazie al cast internazionale e ad un finale sfumato, che anche qui ricorda tanto il già citato film di Sofia Coppola.

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