George Clooney torna alla Mostra del Cinema di Venezia, questa volta non per presentare un nuovo film, ma per ricevere uno dei riconoscimenti più prestigiosi della Mostra: il Leone d’Oro alla carriera. L’attore sarà infatti celebrato nella giornata inaugurale della manifestazione, a un anno dalla sua partecipazione con Jay Kelly, il film di Noah Baumbach nel quale interpretava una star hollywoodiana alle prese con una fase di bilancio della propria vita.
Prima di ricevere il premio, Clooney ha incontrato la stampa a Venezia, affrontando diversi temi di stretta attualità: dalla politica americana all’intelligenza artificiale, passando per la crisi del giornalismo e soprattutto per la controversa operazione che potrebbe portare Paramount Skydance a fondersi con Warner Bros. Proprio a proposito della possibile fusione, l’attore ha preso anche posizione sulla recente polemica che ha coinvolto Mark Ruffalo, difendendo il diritto del collega di esprimere liberamente le proprie opinioni.
La possibilità del confronto
Ruffalo è stato recentemente criticato da Paramount dopo aver espresso forti perplessità sulle possibili conseguenze dell’accordo con Warner Bros. e aver accusato la famiglia Ellison, che controlla Paramount Skydance, di essere complice del «genocidio» nei confronti dei palestinesi. La società aveva accusato l’attore di aver utilizzato quelli che ha definito «stereotipi antisemiti», dando vita a una controversia che ha coinvolto numerose personalità del mondo dello spettacolo.
Interpellato sulla questione, Clooney ha scelto di difendere il collega e, soprattutto, il suo diritto di esprimere le proprie idee. «Sostengo la capacità di Mark Ruffalo di parlare liberamente», ha dichiarato l’attore. «È ridicolo. Non metteremo al bando la libertà di parola. Credo nella libertà di espressione anche quando sono completamente in disaccordo con ciò che viene detto. È importante. Anzi, fa parte del modo in cui funziona la democrazia». Una posizione che Clooney ha inserito in una riflessione più ampia sulla situazione politica e culturale degli Stati Uniti, ribadendo così la propria convinzione che il confronto, anche quando aspro, debba rimanere possibile.

La trasformazione di un’industria
Clooney ha poi commentato direttamente la possibile fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros., definendola «una cosa complicata» e ammettendo di non sapere quale sarà l’esito finale dell’operazione. L’attore, tuttavia, ha espresso forti dubbi sulla sua sostenibilità economica. «Non vedo come la fusione possa finire per avere senso finanziariamente per le persone che stanno cercando di realizzarla», ha affermato. «Vedremo. Mi preoccupo quando una grande azienda ne assorbe un’altra».
Il timore di Clooney riguarda soprattutto le conseguenze che una simile concentrazione potrebbe avere sul mondo del lavoro. «Mi preoccupo sempre quando le grandi aziende si consolidano, perché significa che molte persone perderanno il lavoro», ha spiegato. Le sue parole arrivano in un momento particolarmente delicato per Hollywood, alle prese con una profonda trasformazione dell’industria e con una progressiva concentrazione del potere nelle mani di un numero sempre più ristretto di grandi gruppi.
Clooney tra IA, crisi del giornalismo e Stati Uniti
Tra le altre questioni affrontate durante l’incontro con la stampa c’è stata anche l’intelligenza artificiale, destinata secondo Clooney a diventare una componente sempre più importante dell’industria cinematografica. L’attore non nasconde però le proprie preoccupazioni. «Sarà una parte enorme di questa industria», ha osservato, aggiungendo che teme che l’IA «ci farà male in molti modi».
Clooney ha poi affrontato la questione con il consueto senso dell’umorismo, scherzando sui possibili utilizzi futuri della propria immagine. «Vorrei evitare di essere in una pubblicità di assorbenti vent’anni dopo essere morto», ha ironizzato. Una battuta che mette però in evidenza una delle questioni più delicate legate all’impiego dell’intelligenza artificiale nel cinema: il controllo sull’immagine e sulla voce degli attori anche dopo la loro morte.
Il discorso si è spostato anche sullo stato del giornalismo, un tema particolarmente significativo per Clooney. L’attore ha infatti diretto nel 2005 Good Night, and Good Luck., film dedicato allo scontro tra il giornalista della CBS Edward R. Murrow e il senatore Joseph McCarthy. Clooney ha successivamente adattato il film per il teatro, arrivando nel 2025 a ottenere una candidatura ai Tony Award per il suo debutto a Broadway nei panni dello stesso Murrow.
«Lo stato del giornalismo è in discussione», ha affermato. «Le persone più ricche del mondo possiedono il Washington Post e Twitter, e questo è preoccupante», ha detto riferendosi rispettivamente a Jeff Bezos ed Elon Musk. Nonostante le preoccupazioni, l’attore conserva una certa fiducia nel futuro della professione: «C’è molto spazio per grandi giornalisti. Credo che l’informazione troverà il modo di emergere».
Clooney, da tempo uno dei più noti critici di Donald Trump a Hollywood, non ha evitato nemmeno le domande sulla situazione politica degli Stati Uniti. Con il suo consueto tono ironico, ha risposto facendo ricorso a un termine particolarmente significativo: «C’è una parola fantastica, kakistocrazia, che indica un Paese governato dalle persone meno qualificate».
«Credo che forse in questo momento abbiamo una kakistocrazia», ha aggiunto, mostrando comunque ottimismo sul futuro. «Ma ce la faremo. A novembre avremo un’elezione che dovrebbe rappresentare un controllo e un equilibrio. E poi, nel 2028, avremo un ripristino di una certa normalità».

Una carriera profondamente legata a Venezia
Il rapporto tra Clooney e la Mostra del Cinema di Venezia è ormai consolidato. L’attore ha partecipato per la prima volta al festival con Out of Sight di Steven Soderbergh e nel corso degli anni è tornato più volte al Lido con film come Good Night, and Good Luck., Michael Clayton, Gravity, Suburbicon, Wolfs e, lo scorso anno, Jay Kelly. La sua presenza a Venezia assume quindi un significato particolare nel momento in cui riceve il Leone d’Oro alla carriera.
Clooney ha scherzato anche sul proprio stato d’animo mentre si prepara a ricevere un premio che celebra il percorso professionale ormai trentennale: «Ho 65 anni: tutto è malinconico. Ti lavi i denti e pensi: “I miei denti erano molto meglio un tempo”. Tutto quello che riguarda l’invecchiare…». Dietro l’ironia, però, emerge un attore soddisfatto della propria vita: «Mi sento anche molto fortunato. Ho una moglie incredibile che amo molto e che mi ama. Ho dei figli fantastici. Penso che la vita sia piuttosto bella».
Clooney davanti e dietro la macchina da presa
Dopo una carriera che lo ha visto alternare recitazione e regia, Clooney sembra intenzionato a ridurre sensibilmente il proprio impegno dietro la macchina da presa. Il suo ultimo film da regista è stato Erano ragazzi in barca, uscito nel 2023, ma l’attore ha spiegato di voler privilegiare d’ora in avanti la recitazione per poter trascorrere più tempo con i propri figli.
«Ho due figli di nove anni», ha raccontato. «Se recito in un film, sono via per tre mesi. Quando dirigo un film, è un anno. E non posso più farlo. Non posso più portare i bambini via da scuola». Per questo motivo Clooney è felice di essere tornato a concentrarsi sulla recitazione: «Mi piace fare questo, essere di nuovo un attore. È divertente. Ora sono un caratterista». Una nuova fase della carriera, dunque, che arriva proprio mentre Hollywood si prepara a celebrarlo con il Leone d’Oro.
C’è però un progetto al quale Clooney sembra particolarmente desideroso di tornare: un nuovo capitolo della saga Ocean’s, ancora una volta al fianco di Brad Pitt e Matt Damon. «Farei qualsiasi cosa con loro», ha dichiarato l’attore. L’unico ostacolo, al momento, sembra essere rappresentato dagli impegni dei tre protagonisti: «Non appena riusciremo a far coincidere i nostri programmi, gireremo».
A Venezia, quindi, Clooney celebra il passato ma guarda anche al futuro. Il Leone d’Oro rappresenta il riconoscimento a una carriera straordinaria, mentre le sue parole sull’industria, sulla libertà di espressione, sull’intelligenza artificiale e sulla possibile fusione tra Paramount e Warner Bros. mostrano un artista ancora profondamente coinvolto nelle trasformazioni che stanno attraversando Hollywood.


