Danny Boyle arriva per la prima volta alla Mostra del Cinema di Venezia con Ink, il film che racconta uno dei momenti decisivi nella storia di Rupert Murdoch e della stampa britannica. Ambientato nel 1969, il film segue l’acquisizione del quotidiano The Sun da parte del magnate australiano (interpretato da Guy Pearce) e la sua collaborazione con Larry Lamb (interpretato da Jack O’Connell), con l’ambizioso obiettivo di trasformare il giornale e portarlo alla conquista del mercato.
Ink racconta gli inizi dell’impero di Murdoch
Presentato come film d’apertura della Mostra e in concorso per il Leone d’Oro, Ink porta sul grande schermo una storia di potere, ambizione e trasformazione del panorama mediatico britannico. Boyle, regista premio Oscar per The Millionaire e autore di film come Trainspotting, 127 ore e Steve Jobs, torna così a confrontarsi con una vicenda fortemente legata alla società e alla cultura britannica. La pellicola nasce dall’omonima opera teatrale di James Graham, che ha curato anche la sceneggiatura del film e che ha avuto modo di conoscere direttamente la reazione di Murdoch alla storia raccontata.
Murdoch conosce infatti molto bene la vicenda narrata in Ink. Prima dell’adattamento cinematografico, il magnate aveva assistito per due volte allo spettacolo teatrale di Graham: una nel West End londinese e una a Broadway. Lo sceneggiatore ha raccontato che Murdoch era stato particolarmente abile nel non lasciar trasparire troppo delle proprie impressioni. C’era però una scena che sembrava averlo colpito in modo particolare: quella dedicata alla tipografia e al processo di produzione del giornale, con le macchine da stampa, il vapore, lo sporco e la fatica che caratterizzavano il lavoro quotidiano.
«Penso che sarà molto lusingato dal casting», ha commentato Graham, riferendosi alla scelta di Guy Pearce per il ruolo di Murdoch. L’attore, dal canto suo, non ha avuto contatti diretti con il magnate durante la realizzazione del film. Ha però parlato con la figlia Elisabeth Murdoch, dalla quale ha ricevuto un curioso messaggio: «Papà è molto felice che tu lo interpreti». Al momento di quelle parole, tuttavia, Murdoch non aveva ancora visto il film.
Rupert Murdoch come “elemento di rottura”
Uno degli aspetti più interessanti di Ink riguarda il modo in cui Boyle ha scelto di rappresentare Murdoch. Il regista ha sottolineato di non aver voluto trasformare il magnate in una caricatura del personaggio controverso che sarebbe diventato negli anni successivi. «Ink non racconta Rupert Murdoch come un mostro, cosa che naturalmente molte persone fanno oggi», ha spiegato Boyle durante la conferenza stampa veneziana.
Per il regista, il Murdoch del 1969 deve essere osservato anche attraverso il contesto storico in cui si muoveva. All’epoca, secondo Boyle, il magnate rappresentava una sorta di elemento di rottura all’interno di una società britannica ancora molto rigida. La sua presenza introduceva «una sorta di libertà con una voce differente», ha spiegato il regista.
Ma il film non intende ignorare le zone più oscure dei suoi protagonisti. Al contrario, Boyle ha spiegato che proprio «l’oscurità di Murdoch e Lamb» viene esplorata nel film in maniera più diretta rispetto alla versione teatrale.

Jack O’Connell e le zone più oscure di Ink
L’adattamento cinematografico ha permesso infatti a Boyle di mostrare ciò che sul palcoscenico rimaneva necessariamente fuori campo. «A teatro, l’oscurità viene raccontata fuori scena. Eppure sapevo che al cinema l’avresti vista», ha spiegato il regista. «E allora devi trovare un attore che sappia portarti lì».
Per Boyle, Jack O’Connell possiede proprio questa capacità. Il regista ha paragonato la sua intensità a quella di Al Pacino ne Il padrino – Parte II, suscitando una reazione sorpresa da parte dello stesso attore. «Lui mi odierà per averlo detto», ha aggiunto Boyle sorridendo.
La componente più oscura della storia rappresenta quindi uno degli elementi attraverso cui Ink si allontana maggiormente dall’originale teatrale. Se sul palcoscenico alcune conseguenze delle azioni dei protagonisti venivano soltanto raccontate, il cinema permette a Boyle di mostrarle direttamente.
Ink: una storia profondamente britannica
Con Ink, Boyle torna dunque a raccontare una storia profondamente britannica, ma soprattutto una vicenda in cui informazione, potere e ambizione si intrecciano fino a cambiare per sempre il volto della stampa. E proprio il modo in cui il film sceglie di guardare a Rupert Murdoch, senza ridurlo a una semplice figura negativa, potrebbe essere uno degli aspetti più discussi del suo passaggio alla Mostra di Venezia.
Netflix ha acquisito i diritti di distribuzione di Ink per gli Stati Uniti e l’America Latina poco dopo l’annuncio della presenza del film come apertura della Mostra di Venezia. Prodotto da Studiocanal insieme a Media Res e House Productions, il film arriverà inoltre nelle sale di diversi mercati internazionali, tra cui Regno Unito, Francia, Germania e Italia, grazie a Studiocanal.
Boyle figura tra i produttori insieme a Tessa Ross, Michael Ellenberg e Tracey Seaward. Per il regista e Ross si tratta di una nuova collaborazione dopo The Millionaire, il film del 2008 che conquistò otto Oscar, compresi quelli per il miglior film e la miglior regia.
In Italia, Ink verrà distribuito prossimamente da Lucky Red.


