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Alice Rohrwacher racconta La Chimera: “Il pubblico è pronto per film diversi” #RoFF18

Alice Rohrwacher e il cast de La Chimera hanno presentato il film, già acclamato a Cannes e Telluride, alla 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Dopo aver conquistato Cannes e Telluride, La Chimera arriva anche alla 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma. A presentare il film sono intervenuti la regista, Alice Rohrwacher, insieme ad alcuni membri del cast e ai produttori.

Ambientato nella Tuscia degli anni Ottanta, La Chimera è una storia a cavallo tra la vita e la morte che riflette tanto sull’aldilà quanto sull’aldiquà. Il film arriverà nei cinema il 23 novembre distribuito da 01 Distribution.

Un film fiabesco

In conferenza stampa, Alice Rohrwacher si è detta felice dell’accoglienza calorosa ricevuta ai festival, ma non vede l’ora che il film esca nelle sale. “Sono molto curiosa di sapere che cosa diranno i veri tombaroli quando vedranno il film, lì arriveranno le critiche dure”, scherza la regista. “È un film che ha bisogno di radicarsi al pubblico, verso cui però oggi ci sono troppo pregiudizi: non è vero che le persone non sono pronte per forme narrative diverse. Ecco perché non vedo l’ora che tutti vedano questo film”.

La regista ha anche parlato di quanto il cinema delle origini abbia influenzato il suo modo di approcciare il mezzo cinematografico e, di conseguenza, la stessa realizzazione di questo film. “Trattandosi di un film sull’archeologia ci ho voluto mettere dentro anche l’archeologia del cinema”, ha dichiarato la Rohrwacher. “Volevo che ci entrassero tutti quei supporti che hanno permesso al mezzo di evolversi ma anche delle forme del cinema delle origini, come ad esempio la comicità di Buster Keaton”. 

Proprio riguardo al modo di fare cinema della Rohrwacher è intervenuto Josh O’ Connor (già presente alla Festa del Cinema lo scorso anno, con il film Mothering Sunday), il quale ha raccontato che il suo incontro con il lavoro della regista è avvenuto del tutto casualmente. Innamoratosi del suo modo di guardare alla realtà, le ha poi scritto personalmente per chiederle di collaborare. “Mi piace il suo modo di fare cinema perché lei, immaginando, crea mondi che, in questo modo, diventano reali”, ha dichiarato l’attore.

In costante dialogo tra il tangibile e l’incorporeo, La Chimera è una fiaba in cui tutti i personaggi sono in bilico tra vita e morte. Tra questi c’è Flora, interpretata da Isabella Rossellini (premio alla carriera di questa 18esima edizione della Festa del Cinema), la quale ha spiegato come abbia costruito il personaggio pensando a questi due poli e trasformando il suo aspetto. “In lei ci sono riferimenti a Demetra, la quale talvolta viene denominata anche Flora, e piange questa figlia che è sottoterra”, ha detto l’attrice.

Riguardo questo costante riferimento al binomio vita e morte è intervenuta anche Alba Rohrwacher parlando del suo personaggio. “È un personaggio quasi immateriale che rappresenta l’immagine della ricchezza che affligge l’umanità”, ha detto l’attrice. “In questo senso i personaggi di Alice stanno diventando, via via, sempre più oscuri”. 

La ricerca di un passato condiviso

Così questa ricerca del visibile e dell’invisibile, permeato da una visione fiabesca della realtà, diventa la cifra con cui Alice Rohrwacher (forse) conclude un’ideale trilogia dedicata al territorio. Dove il territorio è la Tuscia e i film precedenti erano rispettivamente Le meraviglie (2014) e Lazzaro felice (2018).

“Per me la Tuscia è il simbolo di una radice comune”, ha detto la Rorhwarcher. “Nel passato, infatti, io cerco quella memoria comune di qualcosa che, anche se non abbiamo vissuto, ci possa riconciliare. Io cerco di evocare quella memoria e, nello specifico, questo film evoca la mancanza”. 

Un intento quasi corale che, per stessa ammissione della regista, si discosta dal consueto “viaggio dell’eroe” per portare lo spettatore verso una dimensione diversa e che si rifà a una tipologia di narrazione popolare in cui l’importante non è tanto il finale, ma lo svolgimento della storia. “Per me il viaggio deve essere collettivo”, ha concluso la regista.

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