William Peter Blatty: la mente brillante dietro L’Esorcista

scritto da: Ludovica Ottaviani

Dietro il successo di un film diventato ormai cult – dopo la sua uscita in sala nel 1973 – come L’Esorcista, diretto da William Friedkin, c’è la mente brillante di uno scrittore pluripremiato come William Peter Blatty, scomparso lo scorso 12 gennaio all’ospedale di Bethesda (Maryland) per un mieloma multiplo.

Non ci lascia solo l’uomo con la propria storia alle spalle, il professionista esperto, navigato e creativo, ma soprattutto una pietra miliare degli anni ’70, uno degli esponenti che ha contribuito ad edificare il mito rivoluzionario della New Hollywood post sessantottina.

Figlio di genitori immigrati dal Libano, Blatty nasce a New York City; dopo un’infanzia travagliata, contrassegnata da quella dromomania che sembrò affliggere in modo irreversibile gli intellettuali beatnik antesignani dei tormentati young angry men without a cause che popolarono i 70s, durante la quale cambiò residenza ben 28 volte, terminò gli studi a Brooklyn presso una scuola gesuita e si laureò in Letteratura Inglese presso l’Università di Georgetown, prima di dedicarsi a lavori saltuari per sopravvivere: il venditore di aspirapolveri ad esempio, almeno prima di arruolarsi nell’Aereonautica militare e di tornare in Libano.

Dopo aver vinto $10.000 partecipando al famoso quiz You Bet Your Life, intraprese la carriera di scrittore a pieno ritmo: la sua prima sceneggiatura risale al 1964, e si tratta della commedia diretta da Blake Edwards Uno Sparo nel Buio, capitolo che continuava le avventure del famoso Ispettore Clouseau interpretato da Peter Sellers; solo nel 1971 pubblicò il suo romanzo più famoso, quell’Esorcista che consacrò la sua fama a livello mondiale.

William Peter Blatty: la mente brillante dietro L’Esorcista

Nel corso degli anni il libro ha venduto più di dieci milioni di copie prima di approdare sul grande schermo grazie a Friedkin nel 1973, con nel cast Ellen Burstyn, Linda Blair, Jason Miller, Max von Sydow e Lee J. Cobb tra gli altri, e per il quale vinse ben due oscar (Migliori Effetti Sonori e Miglior Sceneggiatura non Originale) tra i dieci per cui fu nominato, visto anche il suo impegno in veste di produttore.

L’idea per il romanzo venne a Blatty dopo aver approfondito un episodio di presunta possessione avvenuto nei sobborghi di Washington (o del Maryland, secondo altre fonti) all’inizio degli anni ’40: protagonista, un ragazzino di quattordici anni vittima di un esorcismo per liberarlo da un Male oscuro ed inquietante. Lo scrittore ne rimase talmente affascinato da appassionarsi, nel corso degli anni, agli studi scientifici sul paranormale, approfondendoli per scrivere L’Esorcista.

Nel periodo in cui si collocano gli eventi reali alla base del romanzo (ovvero dagli anni ’40 ai ’50) l’opinione pubblica tendeva a non approfondire – con approccio scientifico – l’argomento possessioni demoniache, esorcismi (e dintorni), rinnegandoli e ostracizzandoli con imbarazzo e scandalo soprattutto per via dell’impatto che la Chiesa avrebbe avuto sulla gente, che l’avrebbe considerata alla stregua di un sistema secolarizzato di tipo medievale, avviluppato nelle proprie superstizioni.

Dopo il film L’Esorcista Blatty proseguì felicemente la propria carriera firmando la sceneggiatura di altre pellicole cult come La Nona Configurazione (1981, della quale si occupò inoltre della regia) ma anche nuovi romanzi, come quel Legion (1983) dal quale trasse una versione cinematografica portata sul grande schermo nel 1990 col titolo L’Esorcista III

Nonostante il romanzo fosse l’unico sequel ufficiale di quello uscito nel 1971, il film ne costituisce il terzo capitolo ideale dopo il deludente L’Esorcista II L’Eretico, che non fu mai né apprezzato né riconosciuto da William Peter Blatty; furono i produttori ad imporgli, ancora una volta, quel titolo nella speranza di avere maggior richiamo al botteghino e un incasso più alto, vincolando però in questo modo l’opera – e la vita – dello scrittore alla sua inquietante creatura più famosa.

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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