lunedì, Gennaio 25, 2021
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Tenet: breve guida (all’utente cinefilo) per la comprensione del film

Con Tenet, la sua ultima fatica cinematografica, Christopher Nolan ha alzato l’ambiziosa posta delle sue riflessioni sul flusso del tempo e sulle frontiere di quest’ultimo (proiettato nel futuro), riportando così anche il pubblico in sala, pur essendo reduce dall’emergenza da Covid-19 che ha paralizzato il mondo del cinema e in particolare gli “schermi argentati” sui quali, da sempre, proiettare i propri sogni. Un doppio compito impegnativo al quale il regista britannico non si è sottratto, anzi: è riuscito nell’impresa, aggiungendo alla sua (ricca) filmografia un nuovo tassello per completare il complesso mosaico composto dai frammenti fatti della stessa sostanza dei lungometraggi Memento, Interstellar e Inception. Lavori precedenti che hanno portato Nolan sulla strada di Tenet, approfondendo quegli argomenti che già costituivano gli assi cartesiani intorno ai quali far ruotare le sceneggiature dei suddetti film.

Il concetto di complessità ha da sempre accompagnato la produzione del regista: complessità che, per alcuni, si è trasformata in “confusione” con quest’ultima fatica, come hanno dimostrato molte recensioni contrastanti provenienti soprattutto dagli USA, restii ad accogliere positivamente l’ennesimo esperimento di Nolan (per leggere invece la nostra recensione potete cliccare qui). La finalità del regista, almeno in apparenza, sembra essere stata dettata dall’esigenza di raccontare una personalissima versione di una classica spy story contaminandola, però, con un tocco sci-fi; il risultato è un’elegante film d’azione e spionaggio dove il protagonista deve salvare il mondo dal classico folle antagonista munito di arma di distruzione di massa… peccato che quest’arma provenga dal futuro e che si tratti di una tecnologia sconosciuta, ma capace di alterare il corso del tempo in modo irreversibile.

Le premesse di Tenet non possono che affascinare e, allo stesso tempo, disorientare lo spettatore medio poco preparato di fronte ai nomi altisonanti e alle teorie scientifiche tirate in ballo da Nolan; partendo dal presupposto di una necessaria seconda visione in grado di far superare lo smarrimento iniziale, il film necessita di attenzione e concentrazione per seguire il filo (narrativo) del discorso – filmico – mostrato sullo schermo senza mai cedere un momento il passo alla noia. Attenzione: concentrazione, ma anche una breve guida (all’utente cinefilo) potrebbero aiutare nella comprensione della complessa materia alla base del film, schiarendo le idee riguardo alle regole dei viaggi nel tempo, alle golden rules da seguire in caso di “inversione” tenendo sempre presente il vocabolario utilizzato da Nolan nel film, uno strumento utile per decifrare i simboli e i segni disseminati nel corso della narrazione di Tenet.

Cosa significa Tenet?

Il primo mistero si annida proprio nel titolo: cosa significa Tenet? Questo palindromo, che si può quindi leggere da sinistra verso destra e viceversa, è una delle misteriose parole che compongono il noto “Quadrato del Sator”, un amuleto latino composto da quattro parole (Sator-Arepo-Tenet-Opera-Rotas) che sono tutti palindromi leggibili da sinistra verso destra, da destra verso sinistra, dall’alto verso il basso e da quest’ultimo verso l’alto. Nel mondo latino e per tutto il medioevo quest’iscrizione dal misterioso significato (ancora sconosciuto) ha ricoperto una funzione apotropaica, rendendola quindi fondamentale per scongiurare catastrofi – varie ed eventuali –, riconfermando il suo valore cristiano grazie alla croce che si forma al centro del quadrato: ad incrociarsi in un doppio palindromo è proprio la parola “Tenet”.

L’etimologia (e la traduzione) di “Tenet” non sono poi così ambigue: traducibile come “tiene”, “regge”, “guida”, non dissolve però il mistero legato al soggetto dell’azione, il misterioso “Sator” a cui si accenna e che individua un seminatore, un coltivatore e in senso lato un padre o un creatore. Quindi, letteralmente, questa figura misteriosa regge le ruote (forse celesti?) del Destino, intese come sorti della storia. Un po’ quello che succede nel Tenet di Nolan, dove troviamo anche un Sator: quest’ultimo si chiama Andrei (Kenneth Branagh), ed è un oligarca russo miliardario, narcisista ed egomaniaco pronto a trascinare il mondo nel gorgo cieco nel quale sta scivolando, ovvero la sua irreversibile morte. Un indefinito “qualcuno” nel futuro lo sceglie per accendere un Algoritmo (di cui parleremo tra poco) attivabile rintracciando nove pezzi di un dispositivo di distruzione di massa creati da una scienziata drammaticamente suicida, fautrice anche di una futuristica tecnologia di inversione.

Oltre a Sator e a Tenet anche gli altri tre termini del Quadrato (magico) ricorrono nel film: Arepo è uno dei cognomi nominati (e attribuito ad un falsario); Opera è il luogo dove, a Kiev, avviene l’adrenalinica sequenza iniziale che catapulta subito lo spettatore nell’azione; infine Rotas è il nome di un’agenzia di sicurezza di Oslo addetta a custodire preziose opere d’arte nei loro depositi aeroportuali.

L’Algoritmo e il ritmo del tempo

In un futuro lontano lontano nello spazio – ma, soprattutto, nel tempo – una scienziata misteriosa (non l’unica che compare o che viene citata nel film però) creerà un dispositivo capace di invertire il flusso globale del tempo: quello che vediamo accadere singolarmente nel film (e del quale parleremo nel prossimo punto) può essere esteso su scala mondiale, alterando per sempre le conseguenze del futuro stesso. In questa nuova dimensione, la Terra è ormai inabitabile a causa dell’eccessivo sfruttamento coatto ed incontrollato delle risorse, che hanno contribuito al surriscaldamento globale e alla degenerazione climatica. La colpa è nostra, dell’umanità del presente che non ha fatto niente per rallentare il ticchettio dell’orologio dell’Apocalisse: invertendo l’entropia del passato/presente (attuale), gli uomini del futuro e gli scienziati sperano di poter arrestare questo ballo sfrenato verso la fine del mondo, riavvolgendo il nastro e cambiando gli esiti nel futuro.

Un buon piano, se non fosse che l’inversione globale porterebbe allo sterminio totale dell’umanità, colta di sorpresa e fisicamente incapace di sopravvivere alle conseguenze dell’inversione stessa. Una parte ingente è però pronta a sacrificare gli altri in nome di una buona causa, che cerca di essere scongiurata da una misteriosa organizzazione chiamata… Tenet. La “nostra” scienziata, dal canto suo, al contrario dei membri del Progetto Manhattan deciderà per sé stessa il finale più tragico: spaventata dalla portata della scoperta, sceglierà di dividere il pericoloso algoritmo in nove pezzi (facili) e invertiti che finiscono per essere spediti nel passato, nascosti in posti sicuri difficili da scovare. Depositi privati di armi nucleari, in mezzo ai resti del Plutonio 9, tutti siti pericolosi che andranno perduti nella memoria grazie anche al suo suicidio… almeno, finché non irrompe sulla scena un giovanissimo Andrei Sator pronto a disseppellire i resti del Plutonio della gloriosa era sovietica.

L’Inversione, questa sconosciuta

L’Algoritmo è fondamentale per la comprensione di Tenet, ma è il concetto di Inversione a rubare subito la scena: di cosa stiamo parlando quando parliamo di Inversione (e no, non ci stiamo riferendo a quella in tre tempi tipica della guida su strada)? Il film di Nolan, coadiuvato dagli studi del Premio Nobel Kip Thorne (consulente del regista sia per quest’ultima fatica che per Insterstellar e studioso delle potenzialità dei viaggi temporali), si basa sulla possibilità molto sci-fi che in un futuro prossimo una nuova tecnologia sia capace di invertire l’entropia degli oggetti, in modo tale da permettere loro – o agli esseri umani – di ritornare indietro nel tempo. Con il concetto di “inversione entropica” si intende una variazione di uno dei corollari della Seconda Legge della Termodinamica nel quale l’entropia – o il disordine – di un sistema sottoposto a determinati processi non può mai, in alcun caso, diminuire ma solo aumentare o al massimo rimanere la stessa.

Riducendo ai minimi termini: l’universo tende verso l’ordine e le forze fisiche che noi conosciamo non possono aumentare il disordine, ma solo stabilizzarlo. Se aggiungiamo del ghiaccio nell’acqua bollente, quest’ultima si raffredda e il ghiaccio si scioglie raggiungendo un equilibrio entropico; impossibile sarebbe il contrario, un tipico elemento chiave apportatore di disordine. Fino ad oggi questo principio della Seconda Legge della Termodinamica sembrava insindacabile: ma in realtà alcuni ricercatori hanno dimostrato che sono possibili delle deroghe, anche se solo in determinate circostanze specifiche. Un po’ quello che immagina Christopher Nolan in Tenet, nel quale con le tecnologie del futuro si può addirittura invertire completamente l’entropia di un oggetto, permettendo – nell’inversione – ad un corpo umano di soffrire di ipotermia durante un’esplosione. In questa plausibile dimensione nolaniana, non solo l’inversione entropica esiste ed è stata scoperta ma ha reso possibili i viaggi nel tempo, rigorosamente non intesi nel mondo in cui li percepiamo noi, figli del presente.

Cambiando l’entropia di una persona, infatti, quest’ultima non viaggerà attraverso il tempo bensì all’indietro nel tempo, da un momento in poi e per sempre, almeno finché non effettuerà una nuova inversione. In questa fase delicata perfino la nostra normale percezione di causa ed effetto è diversa da come la concepiamo: prima di tutto, bisogna liberarsi di un concetto lineare di tempo; poi abbracciare l’idea che mentre si è in inversione le conseguenze di alcuni eventi si trasformano nelle cause, realizzandosi attraverso l’istinto (come accade al Protagonista davanti al proiettile poggiato sul tavolo). Durante l’inversione entropica è necessario riuscire a riconoscere le conseguenze delle azioni che vogliamo intraprendere prima di modificarle: perché in questa fase del processo anche l’entropia di una persona viene invertita, ma non il “suo” concetto di tempo e la percezione che ne ha.

La persona invertita si muove quindi in direzione opposta rispetto allo scorrere lineare del tempo, che continua comunque a seguire il proprio flusso incessante per il soggetto invertito. Il tempo non smette mai di scorrere: i viaggi temporali di Tenet avvengono in modalità 1:1, ovvero il viaggiatore dovrà vivere un minuto in inversione per tornare indietro nel tempo di un minuto, un’ora per un’ora, un anno per un anno. Quando poi verrà invertito di nuovo, il tempo ricomincerà a scorrere normalmente per lui da quell’esatto momento in poi, ergo: in questo doppio lasso di tempo – che il soggetto del viaggio impiega per tornare al punto d’origine sperimentato all’inizio – servirebbe quindi il doppio del tempo fra “andata”, nuova inversione, e “ritorno”; tempo durante il quale il viaggiatore non smetterà mai di invecchiare, cristallizzandosi in una forma a dirla tutta poco consona per gli spostamenti temporali.

Sì, viaggiare (nel tempo)

I viaggi nel tempo hanno da sempre esercitato un fascino ammaliante sulla settima arte (e sugli spettatori); spostamenti in lungo e in largo tra passato e futuro, corse – contro il tempo – per cambiare il presente e riavvolgere il nastro (del tempo, appunto) per riordinare cause e conseguenze, rimettendo in ordine gli effetti e le loro manifestazioni. Anche Tenet prova ad aggiungere un nuovo tassello a questa mitologia dello sci-fi on the road, che valica i confini abituali della materia ai quali siamo abituati; ma, come detto in precedenza, quello che vediamo sullo schermo non è un normale viaggio nel tempo: per comprenderlo meglio, c’è bisogno di ritirare fuori dall’armadio i libri di fisica.

Di nomi associati al concetto di inversione ce ne sono parecchi, e alcuni vengono “scomodati” nella complessa architettura costruita da Nolan per il film; i più nominati sono senza dubbio Feynman e Wheeler, entrambi fautori di teorie legate alla casualità inversa e al ruolo degli elettroni in questo processo. Partiamo da Feynman, vero e proprio “idolo” di tutti i fan dei viaggi nel tempo: per arrivare alla formulazione della sua Teoria della Casualità Inversa lo scienziato immaginò che un positrone (una particella subatomica identica ad un elettrone ma di carica inversa) non fosse altro che un elettrone in viaggio all’indietro nel tempo; infatti, se in tale equazione si consideravano i positroni come elettroni e si modificava il “segno” del tempo, questa finiva per essere facilmente risolta. La Teoria dell’Elettrone Inverso consacrò Feynman alla storia della fisica generando una serie di modelli pratici e teorici – tutti funzionanti – per confutarla, nonostante la vera essenza della riflessione dell’uomo: gli elettroni non potevano comunque viaggiare fisicamente nel tempo e il suo era solo un modello teorico che risolveva, a livello matematico, alcuni problemi emersi durante la risoluzione dell’equazione.

Nolan scomoda Feynman come premessa teorica, ma è poi Wheeler a servire l’assist giusto per le conseguenze – sci-fi – che si possono ammirare nel film: per quest’ultimo infatti gli elettroni possono invece viaggiare nel tempo diventando positroni e finendo per fargli teorizzare un pensiero ancora più ambizioso. Se l’elettrone può spostarsi nel tempo, allora può farlo costantemente e di continuo, per un numero infinito di volte. Di conseguenza tutti gli elettroni che costituiscono l’universo – e tutti i positroni, loro controparte – costituirebbero un solo elettrone, viaggiatore solitario dello spazio-tempo, e padre dell’universo. Sator dell’universo, che da solo ne tiene le sorti. Ma al regista inglese le teorie di Feynman e Wheeler sono servite solo come base – e spiegazione – per introdurre l’ultima teoria più importante (e che è la spina dorsale di Tenet): la Teoria della Casualità Inversa elaborata da Putnam.

Attraverso la Teoria della Casualità Inversa di Putnam lo scienziato teorizzava la possibilità dei viaggi nel tempo solo grazie ad una capsula (irrealizzabile e usata qui solo come modello di riferimento) che costituiva letteralmente un “invertitore di casualità”: entrando al suo interno, si poteva appunto invertire la casualità, alterando – al contrario – la direzione del tempo rispetto al suo corso all’esterno della capsula. Per chi ha visto il film – e chi invece non l’ha ancora visto, attenzione allo spoiler direttamente dal futuro! – rimanda allo stesso funzionamento dei tornelli che si vedono nel corso della narrazione e che permettono di invertire il flusso del tempo avanti o indietro, confermando quindi la teoria che nel futuro immaginato da Nolan – e nel quale sono immersi Il Protagonista, Neil, Sator e Kat – qualcuno (forse la famosa scienziata dell’Algoritmo?) ha teorizzato le idee di Feynman, Wheeler e Putnam trasformandole in realtà.

ABC pratico dei viaggi temporali

Prima regola: mai agire sul passato, se si vogliono scongiurare le conseguenze – ben visibili – nel presente. Parafrasando la Teoria del Caos, se una farfalla sbatte le ali in Brasile si rischia di provocare un tornado in Texas, una frase poetica per spiegare in modo semplice una teoria fisica tra le più conosciute al mondo, che lentamente si è infiltrata nell’immaginario collettivo contaminando la pop culture. Tutti noi abbiamo adottato come punto di riferimento, per gli spostamenti nel tempo, il vademecum che Doc Brown ricorda al giovane Marty McFly all’inizio del cult Ritorno al Futuro. Una serie di semplici regole da rispettare pena il tracollo del nostro universo conosciuto: impedendo ai suoi genitori di incontrarsi, Marty rischia di sabotare la sua stessa nascita; salvando Doc da morte certa creerebbe un’ulteriore frattura nello spazio tempo, la stessa – drammatica e in apparenza irreparabile – che si crea nel secondo capitolo della saga quando il vecchio Biff Tannen del futuro trova l’almanacco sportivo con tutte le partite e, tornando indietro nel tempo, altera il corso degli eventi creando quindi una frattura, un “1985 alternativo” (e da incubo).

Il capolavoro generazionale di Robert Zemeckis ha segnato la percezione degli spettatori nei confronti dei viaggi nel tempo; ma proprio di recente alcune scoperte degli scienziati stanno mettendo in discussione i capisaldi raccolti in anni di cultura pop di massa. Una recente ricerca del Los Alamos National Laboratory ha dimostrato che nella fisica quantistica la legge detta “dell’effetto farfalla” non è valida: è quindi possibile recuperare informazioni “mescolate” invertendo tranquillamente il tempo, senza innescare nessun paradosso. Secondo l’effetto farfalla, un piccolo cambiamento negli eventi passati può avere conseguenze terrificanti sul presente, ergo: in un mondo dominato dal caos non possiamo assolutamente ricostruire un’informazione passata se conosciamo solo il presente o il futuro, facendo regnare comunque effetti imprevedibili. Questa scoperta è invece fondamentale soprattutto nel settore dell’informatica quantistica, dimostrando come sia possibile recuperare abbastanza informazioni attraverso un’inversione temporale per recuperare anche un dato originario. Non uno studio incentrato sui viaggi nel tempo quindi, ma una premessa interessante che ricorda da vicino il mondo futuro – e le sue tecnologie – immaginato da Nolan in Tenet.

Nel film, tutto ciò che si vede sullo schermo è sempre accaduto, sempre accadrà e continuerà ad accadere proprio come in un loop temporale ininterrotto (diciamo un “eterno giorno della marmotta”, come quello vissuto da Bill Murray in Ricomincio da Capo). I protagonisti tentano a tutti costi di preservare questo loop ripetendo le stesse azioni del passato senza fornire nessuna nuova informazione, per evitare che ogni cambiamento possa alterare gli esiti auspicati nel futuro (creando quindi degli “scenari alternativi” come in Ritorno al Futuro). Quindi, nell’ottica dei personaggi di Tenet – il Protagonista, Neil, Ives e gli altri agenti delle squadre Tenet, ma anche Sator – le passeggiate temporali nelle quali si lanciano non servono a cambiare il passato, ma per far sì che i cambiamenti già avvenuti continuino a perpetuarsi in loop (appunto) finalizzando sempre tutto ad una causa superiore, che è la morte di Sator. Per quanto altri personaggi – la trafficante d’armi Priya, ad esempio – mettano in discussione la possibilità di creare delle fratture con linee temporali alternative (il già citato Ritorno al Futuro, ma anche la base del Marvel Cinematic Universe), anche attivando l’Algoritmo nel futuro non si andrebbe ad alterare il presente, preservando lo status quo e infrangendo i sogni dei “terroristi”, forti della loro consapevolezza: influenzando l’entropia dell’universo, spazzando via per sempre i loro avi ma senza intaccare, in nessun modo, la loro stessa esistenza. Il Paradosso del Nonno, cancellato in poche semplici mosse.

Essere Protagonisti del proprio tempo

Il Paradosso del Nonno, questo sconosciuto. Che dopo Tenet non è poi così estraneo alle conoscenze degli spettatori, che hanno preso maggior familiarità con una delle teorie involontariamente più famose della pop culture. Con questo paradosso si intende l’impossibilità di comprendere razionalmente come, quanto ed in che proporzione viaggiare nel tempo possa influire sull’andamento degli eventi nella linea temporale. Simile nelle premesse al famoso “effetto farfalla”, ben noto nelle conseguenze: Marty McFly che rischia di sterminare la sua famiglia – evitando la sua stessa nascita – solo influenzando l’incontro tra i suoi genitori. Questo paradosso ribattezzato “del nonno” tira in causa l’anziano progenitore, partendo dal presupposto di un viaggiatore dello spazio-tempo che, una volta catapultato nel passato, si ritrova ad uccidere suo nonno prima che quest’ultimo concepisca suo padre. Intricato come il gioco delle tre carte, se l’azione del viaggiatore ha effetto sulla linea temporale, uccidendo suo nonno ha impedito a sé stesso di venire al mondo e si è quindi letteralmente eliminato dall’esistenza; ma ciò crea quindi un paradosso, perché se il viaggiatore non è mai esistito… come può aver ucciso suo nonno? E se invece la plateale azione compiuta dal viaggiatore non sortisse nessun effetto sulla linea temporale, potrebbe quindi evitare conseguenze visibili nel presente e connesse con la morte di suo nonno, pur non essendo mai nato suo padre e se per questo… nemmeno lui?

Proviamo a fare ordine. Nel primo caso, il paradosso rimane così com’è, di nome e di fatto; nel secondo invece si può ipotizzare che le azioni del viaggiatore non abbiano conseguenze sulla sua linea temporale, creando però al contempo una frattura e un’altra linea, diversa e parallela (sempre il secondo capitolo della trilogia di Ritorno al Futuro): dal momento dell’omicidio l’arco temporale verrà diviso in due rette parallele che procederanno senza mai incontrarsi; in una l’uomo uccide il nonno, nell’altra egli non nascerà mai perché suo nonno è morto senza figli. Biff e l’almanacco, ma anche Thanos e lo schiocco del Guanto dell’Infinito nell’universo Marvel. Sono lo stesso Protagonista e Niles a parlare del Paradosso del Nonno nel corso di Tenet: i due personaggi chiave del film – oltre a Sator e a sua moglie Kat, fondamentale per la riuscita del loop – sono anche i più misteriosi e quelli che più sembrano nati dalla penna dello sceneggiatore per essere funzionali alle teorie fisiche enunciate nel film; nella prossima analisi qualche dettaglio è a rischio spoiler per chi non ha visto l’ultima fatica di Nolan, mentre dovrebbe permettere a chi l’ha già apprezzato sul grande schermo di tirare definitivamente i fili del discorso.

Il Protagonista è un uomo senza nome; un agente che vediamo subito in medias res, coinvolto in un’azione sul campo (il recupero di uno dei nove pezzi in cui è diviso l’Algoritmo, durante un attacco terroristico all’Opera di Kiev). È in questo frangente che per la prima volta il suo destino si interseca con quello di Tenet, prima durante la sparatoria e poi quando viene reclutato dall’organizzazione stessa, per sventare l’olocausto provocato dall’accensione dell’Algoritmo completo. Solo più avanti lo spettatore scoprirà – insieme all’agente – che è stato proprio lui a creare l’organizzazione Tenet, in un indefinito momento del futuro, ma che le informazioni che ha a disposizione sono sempre parcellizzate per evitare possibili ripercussioni sul flusso spazio-temporale; le stesse informazioni lacunose che sembra avere, in apparenza, il suo socio Neil (a sua volta un altro agente Tenet, reclutato dal Protagonista stesso in un indefinito futuro lontano lontano).

Per cercare di ristabilire un ordine nel dis-ordine cosmico da inversione entropica – e per salvare Kat, la moglie di Sator ed esca perfetta – il Protagonista si lancia in diverse missioni in inversione, sperimentando sulla propria pelle i paradossi che abbiamo finora evidenziato; durante una di queste, la sua versione in inversione si ritroverà ad affrontare la sua versione nel presente o viceversa, perché la scena del deposito aeroportuale è montata da Nolan “a specchio”: proprio come un palindromo, viene mostrata da entrambi i punti di vista e in due momenti temporali ben distinti e diversi tra loro, con l’unica raccomandazione che le due versioni – di sé stessi – non devono mai entrare in contatto tra loro, pena la scomparsa dal tessuto spazio-temporale. Solo Neil, quando ha la meglio su uno degli aggressori e riesce a smascherarlo mostrando il volto di un “altro” Protagonista invertito, capisce (da buon agente Tenet) che non deve interferire sulla missione ma lasciarlo andare, preservarlo dall’altra versione e lasciare che tutto continui a scorrere, per preservare il loop.

E forse proprio Neil è il personaggio più complesso del film, ambiguo e fidato, fisico e filosofico allo stesso tempo, un concentrato di misteriosi anacronismi che lo rendono un altro tassello fondamentale per la comprensione generale. Entrambi i giovani uomini evitano di fornire troppe informazioni, anche a costo di mettere a repentaglio la vita l’uno dell’altro: questo perché nulla deve interferire sul loop della missione, e ogni piccola variazione potrebbe far crollare il loro piano per sconfiggere Sator e salvare il futuro. Un dettaglio fondamentale presente dall’inizio è la presenza di un portachiavi zen – almeno, così sembra: per alcuni si tratta di una semplice “targhetta”– attaccato allo zaino di Neil: lo vediamo subito nella scena dell’attacco all’Opera di Kiev e poi alla fine, addosso al soldato morto nel punto d’innesco del dispositivo e quando Neil se ne va, salutando il Protagonista.

Non riusciamo, fin da subito, a mettere insieme i pezzi di questo intricato puzzle: Neil salva il Protagonista, ma per noi è un volto coperto da un passamontagna; lo salva di nuovo – e da una versione invertita di sé stesso – durante la scena del deposito e infine lo salva alla fine dallo scoppio dell’ordigno. Il destino di Neil sembra quello di salvare il Protagonista, o almeno il suo loop – nel quale non deve mai interferire, ecco spiegata la carenza di informazioni per evitare ogni tentazione – da preservare intatto. Il sacrificio finale di Neil sarà fondamentale per la salvezza del mondo, ma quella particolare missione – nella quale perderà la vita – accadrà solo in un momento temporalmente successivo a quello conclusivo in cui il Protagonista, l’agente e Ives decidono di spartirsi i nove pezzi dell’Algoritmo: il portachiavi zen attaccato allo zaino ci suggerisce che salverà ancora una volta la situazione, catapultandosi in inversione da un indefinito momento del futuro prossimo.

Guarda il trailer ufficiale di Tenet

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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