Robert Zemeckis: il cinema è un viaggio. Il punto focale? Il ritorno

scritto da: Redazione

Entrare e uscire dal reale, mescolarlo con il fantastico, spaziare tra i generi senza aver paura di sovvertirli. Robert Zemeckis è uno dei registi americani più pop degli ultimi quarant’anni. Pop nel senso maggiormente positivo del termine, ovvero capace di parlare, emozionare, comprendere trasversalmente lo spettatore. Il regista della trilogia di Ritorno al Futuro, Forrest Gump e Cast Away ha saputo affascinare il pubblico mondiale tenendo tuttavia l’occhio puntato sul suo paese natìo, raccontandoci con intelligenza l’America degli ultimi quarant’anni. A poca distanza dalla data di uscita di Allied Un’Ombra Nascosta, con Brad Pitt e Marion Cotillard, ripercorriamo alcuni film cardine della sua carriera legati da un filo rosso particolare.

Allied Un’Ombra Nascosta recensione del film di Robert Zemeckis

Robert Zemeckis ha fatto propria, traslandola attraverso l’immaginazione e l’aiuto di nuove tecnologie e regalandole nuovo respiro e realtà, una tematica cara al cinema americano: il viaggio, quel percorso esistenziale da cui non si torna più gli stessi. Fin dal suo primo film, 1964 Allarme a N.Y. Arrivano i Beatles! (1978) regala al suo cinema l’impronta della dinamicità. Il personaggio non cambia perchè oggetto passivo degli eventi ma, attraverso le azioni, determina l’evoluzione del suo essere. L’eroe, messo alle strette, è costretto ad accettare la chiamata al viaggio, un percorso che, la maggior parte delle volte, è circolare. Perchè il cambiamento avvenga, il protagonista deve tornare al punto iniziale e guardare la realtà da cui è partito con occhi nuovi.

All’Inseguimento della Pietra Verde (1984), suo primo successo al box office, rispecchia perfettamente questo meccanismo. Joan Wilder (Kathleen Turner), scrittrice di romanzi rosa, vive a New York, sola, con l’unica compagnia di un gatto, sognando un amore avventuroso. La sua “chiamata” sarà l’angosciata telefonata della sorella, catturata per ricevere, come riscatto, la pietra verde del titolo. La protagonista partirà così per un viaggio in Colombia, dove non solo incontrerà l’amore nel coraggioso Jack Colton (Michael Douglas) ma acquisterà maggior sicurezza in sé stessa. Tornata a casa, capirà che la sua strada è il romanzo d’avvenura.

È proprio grazie alla popolarità ricevuta con il suddetto film che Zemeckis riesce a produrre la saga più famosa della storia del cinema dopo Star Wars: Ritorno al Futuro (1985-1990). Qui il tema del ritorno è persino già presente nel titolo, ma il viaggio stavolta non è nello spazio, bensì nel tempo. Doc (Christopher Lloyd) per tutta la trilogia avrà il ruolo del mentore, archetipo classico, il guardiano che vuole proteggere il suo pupillo e la coerenza spazio-temporale. Anche qui, dopo improbabili salti dal 1985 al 1955 fino ad arrivare al 2015 per poi tornare nel lontano 1885, Marty McFly (Michael J. Fox) tornerà finalmente al punto di partenza, percependo l’importanza di avere una vita, magari più statica, ma felicemente normale e con ogni elemento ricollocato nella sua struttura originale.

E che dire di Chi Ha Incastrato Roger Rabbit (1988)? Il coniglio più famoso del cinema d’animazione accompagna Eddie Valiant (Bob Hoskins) in un viaggio di redenzione attraverso il mondo dei cartoons. Il film è il primo antesignano dei molti a venire in cui l’animazione crea un mix così ben fatto con le riprese dal vivo, una fiaba noir ambientata nella Hollywood anni ’40 entrata in classifica tra i migliori film di sempre. Il detective Valiant, ingaggiato da Roger Rabbit per scoprire se la moglie Jessica abbia o meno una relazione con il proprietario della casa di produzione Acme, è dapprima reticente; un abitante di Cartoonia ha infatti ucciso suo fratello e da quel giorno lui è depresso e alcolizzato. Grazie al viaggio che compie nell’universo di questi buffi personaggi, non solo scopre chi sia l’assassino del fratello ma capisce che esistono cartoni buoni e cattivi con conseguente stemperamneto dell’odio per quel mondo.

Robert Zemeckis aggiorna sul possibile sequel di Chi Ha Incastrato Roger Rabbit

Un film simbolo di questa tematica è senza dubbio anche Cast Away (2001), uno dei lavori più intensi e premiati di Zemeckis  (persino un premio come miglior oggetto inanimato alla palla Wilson). Chuck Nolan (Tom Hanks), dipendente FedEX, si trova ad affrontare un viaggio non voluto; qui la stasi del protagonista, costretto su un’isola deserta per quattro anni, diventa percorso di cambiamento interiore. Nolan prima del naufragio ossessionato dal tempo e dalla puntualità, in quel periodo di solitudine, circondato dalla natura, comprende che il tempo non è nient’altro che un’illusione veicolata dalla nostra memoria, un uomo che sa che in fondo “nulla conta di più che continuare a respirare”.

Chiudiamo questa carrellata con una pellicola (volutamente “estratta”  dall’ordine cronologico rispettato fino ad ora) rimarrà più di tutte nel cuore degli spettatori: Forrest Gump (1994). Un viaggio che ripercorre trent’anni di storia degli Stati Uniti, attraverso la parabola di un uomo semplice come Forrest, che nel suo ritardo mentale e nella sua ingenuità, diventerà simbolicamente ispiratore di numerosi personaggi storici, dai passi dinoccolati di Elvis alle parole di Imagine di John Lennon, fino a ricevere ua medaglia al valore durante la guerra in Vietnam. Ma anche qui, dopo una vita straordinaria, Forrest tornerà da dove è partito: a casa. E il suo bagaglio di ricordi ed esperienze sarà la spinta per crescere il figlio di Jenny, grande amore della sua vita e vero motore della storia.

Robert Zemeckis è un mago della de-costruzione temporale, il giullare dei paradossi spazi-temporali, creatore di mondi in cui, dopo la tempesta, tutto torna al proprio posto… tranne l’animo del protagonista.

Redazione

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