Pandemia e cinema: quale futuro per la sala cinematografica?

scritto da: Diego Battistini

Qualche giorno fa è accaduto qualcosa che in pochi probabilmente avrebbero previsto. La Universal ha annunciato i dati – straordinari – relativi all’uscita in PVOD (Premium Video On Demand) del film Trolls World Tour. Non si tratta naturalmente dell’unico film che in questo periodo epidemico è stato reso disponibile direttamente in streaming da una casa di distribuzione; ma è certamente – dati alla mano – il prodotto cinematografico che ha avuto maggior successo on demand, guadagnando la bellezza di 95 milioni di dollari in appena 19 giorni di “programmazione”.

Un risultato insperato, come hanno sostenuto i vertici della Universal, ma anche molto redditizio. Non dobbiamo infatti dimenticare che, in questo caso, la casa di distribuzione ha avuto la possibilità di intascarsi l’80% dei ricavi, a fronte del 50% che gli spetta quando una pellicola viene distribuita nelle sale. Ed è per questo motivo che Jeff Shell, amministrato di NBC Universal, ha paventato l’ipotesi – un domani – di fare uscire i film contemporaneamente al cinema e in PVOD, lasciando il pubblico libero di scegliere la soluzione a lui più congeniale per guardarli.

Le dichiarazioni hanno naturalmente destabilizzato il già fragile rapporto tra distributori ed esercenti. E non deve certo stupire la replica dei vertici di AMC Theatres, una delle catene di cinema più importanti degli Stati Uniti che, senza tanti giri di parole, hanno detto che quando sarà il momento (ovvero quando le sale riapriranno), la catena boicotterà i film distribuiti e prodotti da Universal. Una presa di posizione forte e per certi versi doverosa, che apre a scenari futuri ad oggi difficilmente prevedibili.

In fin dei conti, la polemica scatenata dalle dichiarazioni della Universal è specchio dei tempi – difficili, complessi e confusi – che stiamo vivendo in questi giorni, anche da un punto di vista cinematografico (dalla produzione alla distribuzione). Ad oggi, ad esempio, in Italia il Governo ancora non ha proposto una ipotetica data d’apertura delle sale, anche se sembrerebbe assurdo aprire a partire dal 1 giugno altri luoghi di aggregazione come bar e ristoranti, e non dare fiducia anche a spazi – per certi versi più sicuri, almeno per quanto riguarda il rispetto delle distanze – come le sale cinematografiche.

Certo, molto dipenderà dall’andamento dei contagi nelle prossime settimane, ma nel caso tutto andasse come previsto (e soprattutto come sperato), sarebbe un errore non concedere una chance anche agli esercenti a partire dal prossimo mese. Questo naturalmente provvedendo a mettere “in sicurezza” gli spazi, circoscrivendo i percorsi obbligati degli spettatori – dalla hall alla sala, e dalla sala alle uscite -, sanificando continuamente gli ambienti, nonché riducendo i numeri dei posti disponibili. Insomma, un po’ come si era fatto per pochi giorni precedentemente al lockdown dell’8 marzo.

Detto ciò, in queste ultime settimane si sta parlando molto – a livello globale – del futuro della sala cinematografica. Si paventano addirittura ritorni a un passato che, per le nuove generazioni, assumerebbe contorni vintage: quel “Drive-in“, reso celebre al di fuori degli States proprio dal cinema hollywoodiano. Una soluzione affascinante, non c’è che dire, che va comunque incontro a tante problematiche logistiche e che – se dobbiamo dirla tutta – appare più cool che davvero necessaria. Dopo tutto, ora che stiamo andando verso i mesi estivi, il classico cinema all’aperto non sarebbe meno funzionale; anzi, costerebbe di meno e occuperebbe anche meno spazio.

In tutto questo marasma, è difficile prevedere cosa accadrà al cinema nei prossimi mesi. Innanzitutto perché tanto dipenderà dall’andamento della pandemia. Certo, la speranza che la sala cinematografica torni stabilmente a recitare un ruolo fondamentale nelle nostre vite sarà davvero l’ultima a venire meno. L’universo cinematografico negli ultimi anni è certamente mutato. L’ascesa di realtà quali Netflix e Amazon Prime Video hanno sancito una diversificazione nella fruizione dei contenuti, ma non è un caso che anche la restia Netflix – solo per fare un esempio – dopo aver scelto nei primi anni di attività di distribuire i propri film esclusivamente in streaming, abbia poi ceduto il passo alle richieste del pubblico di vedere alcune pellicole anche in sala. Certo, è stata una scelta anche di comodo: l’uscita nei cinema ha significato una maggiore visibilità, nonché un maggior riscontro anche a livello di riconoscimenti (pensiamo solo agli Oscar). Ma è comunque significativo che opere quali Roma di Alfonso Cuaron e The Irishman di Martin Scorsese siano uscite prima nei cinema, seppur per pochi giorni, e solo successivamente in streaming.

Tutto questo per dire – o magari per perseverare a convincerci, da cinefili incalliti – che la sala continua ad avere una sua centralità. Minata dapprima dalla televisione – che comunque non è riuscita a toglierle la leadership dell’intrattenimento -, e adesso minacciata da pretendenti al trono ben più organizzati e spietati, ancora oggi la sala cinematografica mantiene inalterati il suo fascino e la sua efficienza, e questo nonostante la crisi che attanaglia il cinema ormai da decenni.

Se la sala continua ad essere parte del nostro immaginario, e se continuiamo a sperare in questo momento difficile di poter nuovamente essere accolti in quel luogo che il filosofo Roland Barthes definiva il “cubo opaco“, è anche grazie a chi del mestiere non vuole abbassare la testa di fronte alle attuali avversità, confidando in un lento – ma speriamo inesorabile – ritorno alla normalità. È il caso, ad esempio, di Christopher Nolan. Il regista di Inception e Interstellar, grande sostenitore della fruizione dei film sul grande schermo, si è opposto alla decisione della Warner Bros. di posticipare a data da destinarsi il suo nuovo atteso film: Tenet.

La data di uscita, per ora, rimane il 17 luglio (nelle sale americane), e Nolan vorrebbe che il suo film fosse il simbolo della ripresa: il primo a sancire la riapertura delle sale in tutto il mondo (sempre che ci siano le condizioni, è chiaro!). Un barlume di ottimismo nell’oscurità di questo triste momento, nella speranza di vivere l’esperienza di un’altra oscurità, ben più familiare, squarciata da quella luce capace di trasformare  un tempo la semplice celluloide – oggi un file digitale -, in un qualcosa che è fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Perché, in fin dei conti, come diceva sempre Barthes: “La luce è il film stesso“. E alla fine del tunnel, una luce c’è sempre.

Diego Battistini

La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rosssa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)


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