Pablo Larraín: vita e storia attraverso la lente dei suoi film

scritto da: Carlotta Guido

Ha poco più di quarant’anni e 7 lungometraggi all’attivo, ma Pablo Larraín si conferma a oggi uno dei registi cinematografici più quotati della sua generazione. Quello che fa di lui un mostro di bravura è nascosto nella sua capacità sorprendentemente autoriale – per quanto il termine abbia delle connotazioni molto vaste, in special modo nell’ambiente cinematografico – di mettersi dietro la macchina da presa e raccontare la Storia, senza eccessi e furberie ma in maniera molto semplice e avvolgente, quasi estatica. Larraìn ha portato i suoi lavori per tutti i Festival maggiori, da Cannes a Toronto, passando per Venezia e Berlino fino ad approdare agli Oscar con il suo ultimo film Jackie, che uscirà in Italia il prossimo 23 febbraio.

Il tocco unico di Pablo Larraín riesce a far immergere lo spettatore in situazioni di pericolo e sofferenza, senza creare orrore o sgomento, ma cercando di far comprendere a chi guarda la situazione critica del personaggio sullo schermo, guidandolo in questo difficile viaggio. La Storia mondiale fa da sfondo a storie intime e personali, concentrandosi sui legami che vengono a crearsi e a rompersi continuamente tra i personaggi, e mettendo in gioco tematiche forti che vanno dalla politica, alla religione fino alla morale.

Basti pensare alla sua trilogia sull’indipendenza del Cile (Tony Manero del 2008, Post Mortem del 2010 e No – I Giorni dell’Arcobaleno uscito nel 2012), al biopic omonimo su Nerudafino al più forte e ambiguo Il Club del 2015, in cui Larraìn indaga le perversioni dei portavoce della Chiesa cattolica. Spesso nelle sue interviste Larraìn dichiara che trasmettere informazioni ambigue crea un senso di inquietudine, ed è proprio su questa possibile ambiguità di narrazione e di messa in forma delle sue storie, che il regista trova la sua forza.

Pablo Larraín: vita e storia attraverso la lente dei suoi film

Nessun dettaglio del racconto è mai troppo manifesto o troppo dichiarato, nulla è rappresentato senza che possa pian piano arrivare nella mente dello spettatore e creare in lui un sottile senso di sconvolgimento; parte sempre dal particolare (una vicissitudine personale come il ragazzo protagonista di Il Club o un comportamento particolare, come nel caso di Tony Manero) per arrivare all’assunto generale che di solito ha a che fare con tematiche dalla portata quasi filosofica.

Ed è grazie a questo senso di inquietudine e di lenta consapevolezza di sé e delle vite dei personaggi sullo schermo, che lo spettatore di Pablo Larraín diventa attivo, permette a se stesso di farsi calare completamente nella vicenda come se stesse spiando la storia aldilà della telecamera, nello stesso mondo abitato da quelle entità cinematografiche. Il regista cileno tenta di ricostruire quell’antico legame tra uomo e mondo che è andato dissolvendosi negli anni e che, per essere ricostruito, deve essere necessariamente filmato.

Solo grazie a questa rivisitazione cinematografica la Storia acquisterà il suo reale valore politico, cioè di un qualcosa creato e sviluppato dall’uomo niente affatto distante “da noi”. Per quanto riguarda il futuro, Larraín sarà molto probabilmente impegnato nel dirigere due serie tv di distribuzione internazionale e prodotte dalla FabulaTV (casa di produzione che gestisce con suo fratello Juan De Dios Larrain): Ni Una Menos e Reinas, entrambe focalizzate sulla situazione della donna in America Latina.

Carlotta Guido

Redattrice | Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)


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