Oscar 2019: breve guida ragionata alla notte delle stelle

scritto da: Ludovica Ottaviani

“Tonight’s the Night”, come cantava Rod Stewart. Alla fine la tanto attesa Notte degli Oscar 2019 (qui l’elenco completo delle candidature) è arrivata, preannunciata da polemiche, novità, scelte discutibili ma soprattutto dalla trepidante curiosità che anima il mondo cinefilo e non: chi sarà re per una notte?

Centro scommesse, Int. Giorno.

«Ahò, dimme ddu nomi bbboni che me li gioco».

«Eeeeh, st’anno è brutta ‘zzi… nun se sa gnente, stamo ‘nguaiati».

Scambi di battute del genere si rincorrono veramente nei centri scommesse di tutta Italia perché sì, per quanto sia vero che gli Oscar 2019 sono una tradizione destinata agli addetti ai lavori, tutti prima o poi finiscono per essere contagiati da questa febbre, sfidando la fortuna. E tra percentuali, quote, raddoppi e centesimi – questi NON sono termini tecnici, ma per i bookmakers della domenica suoneranno comunque familiari – è difficile formulare un pronostico preciso, soprattutto quest’anno che sembra funestato dallo spettro indeciso del dubbio.

Oscar 2019: le previsioni della 91esima edizione degli Academy Awards

bohemian rhapsody

A spartirsi la succulenta torta dei premi, quest’anno, sono una manciata di titoli: Green Book, La Favorita, Black Panther, Bohemian Rhapsody, A Star Is Born, Roma e appena una spolveratina di BlacKkKlansman e Vice – L’Uomo nell’Ombra; come nella ricetta della Torta Paradiso, ognuno cerca di conquistarsi la propria fetta di popolarità, ma è comunque impossibile scindere la corsa all’Oscar da logiche che, di cinematografico, hanno ben poco.

Si ha sempre più la percezione – con il passare degli anni e man mano che si diventa adulti – che la rituale cerimonia degli Academy Awards sia un po’ come Natale: Babbo Natale non esiste, e ciò che rimane è una consumistica corsa ad ostacoli per conquistare il regalo giusto. In partenza gli Oscar 2019 hanno fatto clamore più per le polemiche che per i titoli in gara: l’assenza di un conduttore, dopo le accuse di omofobia che hanno investito il comico Kevin Hart, hanno spinto l’Accademy a puntare su una cerimonia auto-gestita, dove saranno solo i singoli conduttori ad avvicendarsi sul palco per presentare candidati e vincitori.

In un inquietante gioco di “corsi e ri-corsi” storici, l’ultima volta che accadde una situazione simile era il 1989 e, in una sorta di strano “ritorno al futuro”, precisamente dopo 30 anni questa notte si verificherà la stessa situazione: confidiamo di non rivedere aggirarsi insieme Demi Moore e Bruce Willis! Perché le mode cambiano, e l’Academy dimostra di essere sempre sul pezzo reclutando, tra i presentatori della serata, la creme della Hollywood bankable, quella dei grandi numeri al botteghino, condannando alla damnatio memoriae – anche se solo per un attimo – i vincitori dello scorso anno (Gary Oldman, Frances McDormand, Sam Rockwell e Allison Janney), colpevoli di non essere “troppo commerciali”.

Con il rischio – poi sventato – di non vedere Gary Oldman premiare la Miglior Attrice Protagonista con l’Oscar 2019, questa è stata solo una delle tante stravaganza partorite in queste settimane, prima della magica notte del 24, in un’annata dal sapore nostalgico e caotico: la decisione di premiare quattro categorie tecniche – tra le quali, ricordiamo, Miglior Fotografia e Miglior Montaggio – durante i break pubblicitari aveva letteralmente fatto inorridire addetti ai lavori, professionisti, appassionati e diretti interessati (ovviamente). Alcuni nomi autorevoli – basti citare Quentin Tarantino e Spike Lee – avevano firmato una petizione per scongiurare quest’orrore e il pericolo sembra ormai rientrato, ma tutti devono aver pensato: “Cosa sta combinando l’Academy quest’anno”?

Le parole d’ordine degli Oscar 2019 sembrano essere due: commerciale e popolare. Non necessariamente due aspetti da disprezzare, anzi, in alcuni casi hanno dato luogo a esiti cinematografici molto felici; piuttosto bisogna considerarle come i due assi cartesiani intorno ai quali l’Accademy ha maturato tutte le scelte riguardo ai candidati.

Gli otto film sopracitati sono gli stessi ad essere candidati nella categoria Miglior Film: e, per quanto il favorito a tutti gli effetti sia Roma di Alfonso Cuaron, nessuno se la sentirebbe di mettere la mano sul fuoco negando che anche Green Book, Black Panther o addirittura Bohemian Rhapsody possano avere la loro, incredibile, chance di vincere l’ambita statuetta.

roma

Se nella categoria Miglior Regia i dubbi si assottigliano fino a scomparire e Cuaron sembra l’unico possibile vincitore, non è l’unico premio certo (almeno, all’85%) della serata: dovrebbero esserci poche sorprese per quanto riguarda il Miglior Attore Non Protagonista (Mahershala Ali), il Miglior Film d’Animazione (Spider Man – Un Nuovo Universo), la Miglior Fotografia (il folgorante bianco e nero di Roma) e infine la Miglior Canzone, quella “Shallow” che potrebbe rappresentare l’unico premio importante portato a casa da Lady Gaga, Bradley Cooper e soci per A Star is Born.

Ma, si sa, le sorprese sono sempre dietro l’angolo: e già per quanto riguarda la “coppia d’oro” Miglior Attore – Miglior Attrice, per quanto siano date (quasi) per certe le vittorie di Rami Malek e Glenn Close, il brivido dell’incertezza accompagnerà lo spettatore fino alle ultime battute della cerimonia (intorno alle 6.00 del mattino), perché il rischio di veder salire su quello stesso palco Viggo Mortensen, Olivia Colman o addirittura Lady Gaga è alto, facendo scattare immediatamente il motto “non è vero, ma ci credo!”.

Per chi ha ormai sposato la filosofia di Fox Mulder in X-Files – La Verità è là Fuori – e ormai vede complotti ovunque, questi Oscar 2019 continua ad essere una miniera di stimoli e spunti creativi: sulla Miglior Attrice Non Protagonista aleggia un velo d’indeterminatezza, con il cuore dei cinefili che batte per Amy Adams ma i bookmakers che si orientano su Regina King (già premiata col il Godeln Globe per la sua performance ne Se La Strada Potesse Parlare) o Rachel Weisz (già premiata con il BAFTA  per la sua performance ne La Favorita).

Ma è nella categoria Miglior Sceneggiatura, sia essa originale e non, che la “teoria del caos” degli Oscar 2019 esplode in tutto il suo pirotecnico splendore, come un bengala: tutti potrebbero vincere, tra l’accoppiata Farrelly-Vallelonga per Green Book al solito Cuaron per Roma passando per i Coen del western La Ballata di Buster Scruggs; ma gli occhi di tutti sono puntati su due outsider di lusso, due maestri del cinema candidati per la prima volta agli Oscar: Spike Lee – per la Miglior Sceneggiatura e la Regia di BlacKkKlansman – e Paul Schrader, indimenticabile autore di Taxi Drive e American Gigolò, con First Reformed.

Alla fine della fiera, se c’è una cosa che questi Oscar 2019 ci hanno insegnato, è che non bisogna presumere niente e che neanche le previsioni astrali, gli oroscopi o i tarocchi possono prevedere gli esiti di una cerimonia del genere: più che al fato, tutto è in mano a logiche e calcoli che sfuggono perfino agli scommettitori incalliti… figuriamoci agli spettatori più cinefili!

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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