Michael Bay: un regista a metà tra cyber future e odio cinefilo

scritto da: Carlotta Guido

Il nome del regista Michael Bay non può far altro che evocare film che legano mitologia e nuove tecnologie, storia e distruzioni, creazione e clonazione. Nei lavori di Bay l’esistenza non è scandagliata con i tempi lunghi della riflessione ma con ritmi propri dell’action movie, dell’azione repentina, sia essa umana o cyber-umana.

Il regista statunitense, però, si concede solo pochi film dal taglio a metà tra l’action e il pop, come Bad Boys (1995) che segna il suo esordio dietro la macchina da presa, e Bad Boys II (2003), in cui i mattatori della scena sono Will Smith e Martin Lawrence, due sconclusionati ma efficaci agenti della narcotici di Miami. A questi due lungometraggi si somma la parentesi storica e quasi melò rappresentata da Pearl Harbor (2001), gigantesco affresco colorato, appassionato e rumoroso del Secondo Conflitto Mondiale in cui lo spettatore è legato ai destini di Ben Affleck, Josh Hartnett e Kate Beckinsale.

Michael Bay rappresenta il legame più popolare tra il cinema e le tecnologie, tra lo schermo e il cyber-futuro

Per il resto Michael Bay rappresenta, forse, il legame più popolare tra il cinema e le tecnologie, tra lo schermo e il cyber-futuro, un ipotetico universo governato da leggi bioniche e da pezzi di ricambio umani derivati dalla clonazione. Se si potesse segnare un’evoluzione del cinema a tema “futuristico” si disegnerebbe una parabola che ha inizio con la poesia di Stanley Kubrick e il suo capolavoro avveniristico 2001 – Odissea nello spazio (1968), la vena fiabesca di A.I – Intelligenza Artificiale (2001) firmato da Steven Spielberg che raccoglie il testimone del film mai realizzato dal maestro Kubrick, e la potenza invasiva ed esagerata di film come Armageddon (1998) e The Island (2005) in cui le forze umane si scontrano con le infinite possibilità intermediali del futuro.

Transformers 5 l’Ultimo Cavaliere recensione del film di Michael Bay

Le infinite combinazioni futuristiche della fervida immaginazione di Michael Bay trovano grande fortuna nella saga dei Transformers che, dopo ben 4 capitoli – rispettivamente Transformers (2007), Transformers – Revenge of the Fallen (2009), Transformers – Dark of the Moon (2011), Transformers – Age of Extinction (2014) – ne aggiunge un altro Transformers – The Last Knight (2017), in cui Bay riesce a far coesistere il lato più mainstream di una famosa serie di giocattoli, nata nel 1984 dalla Hasbro, con quello più autentico di una effettiva mitologia racchiusa nelle storia di questi Robot senzienti.

Le infinite combinazioni futuristiche della fervida immaginazione di Michael Bay trovano grande fortuna nella saga dei Transformers

Michael Bay riesce a dare e a trovare uno spessore letterario creazionistico anche in qualcosa che, a prima vista, potrebbe sembrare solo una serie di oggetti poco funzionali alla creazione artistica, donando loro una vera e propria cosmogonia.

 Il Telegraph definisce così il lavoro di un regista che “i cinefili amano odiare”: “Michael Bay tiene la sua telecamera molto vicina al suolo per far sì che tutto appaia più grande rispetto alla vita reale – e anche perché pone gli spettatori in una posizione di grande comodità, come un imperatore romano che aspetta di ricevere dalle mani di qualcun’altro il suo prossimo acino d’uva.”

Il cinema di Bay è un cinema di comodità ed esagerazione ma che può funzionare da collante tra dimostrazioni di cinematografia autoriale e creazione di prodotti dal gusto più popolari e dall’ottica mainstream.

Carlotta Guido

Redattrice | Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)


Siti Web Roma