Mark Wahlberg: eroe “al limite” del cinema americano

scritto da: Carlotta Guido

Mark Wahlberg si muove come un animale in via di estinzione tra la ricca fauna degli attori di Hollywood perché, di certo, non vanta un passato da “eroe nazionale” né una formazione nelle migliori accademie, ma le sue scelte in campo cinematografico lo hanno reso uno degli attori più presenti sullo schermo in questi ultimi anni.

La sua carriera potrebbe definirsi “al limite”, come se volesse seguire una doppia anima insita nel cuore stesso dell’attore: lo troviamo coinvolto in ruoli che lo affiancano spesso più alla figura del “fannullone” (Ted – 2012, Ted 2 – 2015) o del “ribelle scapestrato” (Daddy’s Home – 2015, Cani sciolti – 2013) mentre la sua fortuna l’ha avuta proprio interpretando il ruolo dell’eroe, spesso in lungometraggi incentrati su fatti della cronaca americana. Ultimamente è Peter Berg ad averlo assunto come attore feticcio in tre suoi lungometraggi: Lone Survivor (2013), Deepwater – Inferno sull’oceano (2016) e l’ultimo Boston – Caccia all’Uomo (2016), da ieri 20 aprile nelle nostre sale.

Mark Wahlberg incarna lo spirito patriottico americano, interpretando – in questi ultimi casi citati – tre personaggi immersi in situazioni reali: guerre, disastri e attacchi terroristici permettono a Wahlberg di espiare il suo passato burrascoso calandosi nei panni di chi si è trovato realmente ad affrontare situazioni “al limite”, a lottare tra la propria salvezza e quella di coloro che lo circondano.

Mark Wahlberg: eroe “al limite” del cinema americano

Wahlberg sembra quasi voler declinare le caratteristiche classiche del concetto di kalòs kai agathòs (bello e buono) nell’americanismo e non vuole rappresentarsi alla stregua di un eroe metafisico, cioè come un personaggio che affronta situazioni eroiche in contesti sociali non determinati dallo spazio fisico e mentale dell’America odierna. Anche in lungometraggi che hanno a che fare con temi più fantascientifici come Transformers 4 – L’Era dell’Estinzione, troviamo Wahlberg nei panni di un eroe “per caso”, che vira quasi dell’inettitudine, ma sempre al servizio del proprio paese (ruolo che tornerà a ricoprire nell’attesissimo Transformers 5 – L’Ultimo Cavaliere).

Il suo status di eroicità è ribadito anche in film come The Fighter (2010) di David O. Russell in cui l’attore interpreta il lato buono dell’esser pugile (mentre la parte “cattiva” è impersonata da Christian Bale) e, ad esempio, in Amabili resti (2009) di Peter Jackson dove l’attore si cimenta con il ruolo di un padre tormentato dal ricordo di una figlia assassinata, pronto a tutto per scoprire gli artefici dell’omicidio.

Il leitmotiv di certo riscontrabile nella carriera di Mark Wahlberg è sicuramente la capacità di non incarnare mai totalmente il ruolo del villain anche nel caso dei personaggi più meschini e negativi che si trova ad interpretare: in lui c’è sempre un’aura di bontà e bellezza, di coraggio e mascolinità che lo rendono portavoce di un sentimento eroico cui lo spettatore non potrà mai opporsi o disapprovare totalmente.

Carlotta Guido

Redattrice | Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)


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