Il cinema ha da sempre una certa fascinazione per i dinosauri. Da quando Jurassic Park ha riportato i giganteschi rettili preistorici al centro dell’immaginario collettivo, il genere ha continuato a esplorare in modi sempre diversi il rapporto tra l’uomo e queste creature. The End of Oak Street prova però a percorrere una strada differente, mescolando l’orrore con la fantascienza e il viaggio nel tempo.
Diretto da David Robert Mitchell (It Follows) e interpretato da Ewan McGregor e Anne Hathaway, il film racconta l’incredibile disavventura della famiglia Platt, costretta a confrontarsi con un fenomeno inspiegabile che trasforma improvvisamente il loro quartiere in una sorta di finestra aperta sul passato remoto della Terra.
Ma cosa è realmente accaduto a Oak Street? Come funziona il viaggio nel tempo al centro della storia? E, soprattutto, chi riesce a sopravvivere?
Cosa è successo davvero al quartiere di Oak Street?
All’inizio The End of Oak Street sembra quasi un dramma familiare. Il padre è alle prese con alcune difficoltà economiche, il figlio Brian ha problemi con alcuni coetanei e la madre Denise sembra nascondere qualcosa alla propria famiglia.
La situazione cambia radicalmente quando nel quartiere iniziano a verificarsi strani fenomeni. Brian è il primo ad accorgersi che qualcosa non va: nei giorni precedenti alla catastrofe nota dei misteriosi lampi, successivamente identificati come “tremori”. La famiglia inizialmente li interpreta semplicemente come fenomeni atmosferici legati alla violenta tempesta che si sta abbattendo sulla zona.
Denise, però, comprende rapidamente che la spiegazione è molto più inquietante. I tremori sono infatti collegati alla comparsa di veri e propri portali temporali. Ogni fenomeno apre per un breve periodo un passaggio verso il passato, trascinando al suo interno tutto ciò che si trova nel raggio d’azione. Inizialmente gli effetti sono relativamente piccoli. Nei giardini delle abitazioni cominciano a comparire piante preistoriche che crescono a una velocità anomala.
Con il passare del tempo, però, i tremori diventano sempre più potenti, fino a quando il fenomeno raggiunge una scala tale da inghiottire l’intero quartiere. Oak Street viene così trasportata indietro di milioni di anni, in un’epoca dominata dai dinosauri.

Come funziona il viaggio nel tempo?
Il viaggio nel tempo è quindi il cuore della spiegazione di The End of Oak Street, ma il film sceglie deliberatamente di non fornire una spiegazione scientifica dettagliata di ogni singolo elemento.
Non esiste una macchina del tempo e nessun personaggio costruisce un dispositivo capace di attraversare le epoche. Il fenomeno sembra invece essere provocato dalla comparsa spontanea di misteriosi wormhole, capaci di mettere in comunicazione momenti differenti della storia della Terra. È una scelta narrativa che permette a David Robert Mitchell di concentrarsi sulle conseguenze del fenomeno piuttosto che sulla sua origine scientifica.
Il meccanismo diventa ancora più evidente nella parte finale. Ewan McGregor sembra inizialmente destinato a morire quando viene attaccato da un Tyrannosaurus rex davanti alla propria famiglia. La sua morte, tuttavia, non rappresenta la conclusione del suo ruolo nella vicenda.
Quando i protagonisti scoprono un altro piccolo tremore, riescono infatti ad attraversarlo e si ritrovano nuovamente nel proprio quartiere, ma circa venti minuti prima che si verifichi il fenomeno che ha dato origine all’incubo. È proprio questo salto temporale a permettere a Denise di cambiare il corso degli eventi.

Denise riesce a salvare il quartiere?
Il viaggio nel tempo offre a Denise una possibilità che sembrava ormai impossibile: avvertire le persone prima che il quartiere venga inghiottito dal fenomeno. Utilizzando un telefono, riesce a contattare il marito e a metterlo in guardia. L’uomo arriva poco dopo, consentendo così alla famiglia di trovarsi fuori dal raggio d’azione del tremore.
La conseguenza più importante è che anche il personaggio interpretato da McGregor riesce a sopravvivere. Essendo stato avvertito prima dell’evento, non si trova più nel punto in cui il portale si manifesta e, di conseguenza, evita di essere trascinato indietro nel tempo. Ma Denise non salva soltanto la propria famiglia.
Nelle sequenze finali, un servizio televisivo rivela che la donna è riuscita a mettere in salvo anche altre persone. Tra queste c’è la bibliotecaria, che racconta ai giornalisti di essere stata avvertita telefonicamente da Denise. Anche il vicino di casa antagonista viene intervistato e ammette che la propria vita è stata salvata proprio grazie a lei. Denise diventa quindi, agli occhi della comunità, una vera e propria eroina.

Chi è sopravvissuto davvero?
Il destino di tutti gli abitanti di Oak Street, tuttavia, non viene chiarito. Il servizio televisivo parla ancora di una tragedia, suggerendo che molte persone non siano riuscite a salvarsi. Il viaggio nel tempo ha permesso a Denise di intervenire, ma non abbastanza rapidamente da evitare completamente la catastrofe.
Il finale conferma dunque la sopravvivenza di alcuni personaggi, tra cui la famiglia Platt, la bibliotecaria e il vicino che inizialmente aveva un rapporto conflittuale con Denise. Per tutti gli altri, invece, il film lascia volutamente una zona d’ombra. È una scelta coerente con l’approccio adottato da Mitchell per l’intera pellicola: fornire le informazioni necessarie per comprendere ciò che è accaduto, senza risolvere ogni mistero.
Da dove arrivano i wormhole?
Uno dei principali interrogativi lasciati senza risposta riguarda proprio l’origine dei tremori. Il film non stabilisce in maniera esplicita chi o cosa abbia generato i portali temporali. Non sembra esserci un esperimento umano alla loro origine e non viene suggerito che qualcuno li abbia creati intenzionalmente.
La spiegazione più plausibile è quindi quella di un misterioso fenomeno naturale capace di creare dei collegamenti tra epoche diverse. L’idea, almeno sul piano teorico, non è completamente estranea alla fisica. Il concetto di wormhole attraversabile è stato discusso anche in ambito scientifico, a partire dalle riflessioni di Carl Sagan e dagli studi di Kip Thorne e Michael Morris. Si tratta naturalmente di una possibilità teorica e non di qualcosa che sia stato osservato o utilizzato nella realtà.
The End of Oak Street sfrutta dunque un’idea che affonda le proprie radici nella fisica teorica, trasformandola in uno strumento narrativo per raccontare un incubo preistorico.

I dinosauri esistono ancora negli anni ’80?
Il dettaglio più interessante del finale arriva proprio dal servizio televisivo mostrato dopo che Denise ha modificato gli eventi. Il notiziario rivela infatti che alcuni dinosauri hanno attraversato il portale nella direzione opposta, entrando nel mondo moderno. Molti degli animali sono stati uccisi dagli esseri umani, mentre altri sono stati catturati e messi a disposizione degli scienziati per essere studiati.
Questo significa che la conclusione di The End of Oak Street non riporta semplicemente tutto alla normalità. I dinosauri sono ormai entrati nella realtà degli anni ’80. È una conseguenza enorme, perché modifica completamente l’universo narrativo del film. L’umanità si trova improvvisamente a condividere il pianeta con creature che appartengono a un’epoca distante milioni di anni.
Ed è proprio questo elemento a lasciare aperta la porta a un possibile sequel. Se alcuni dinosauri sono riusciti ad attraversare i wormhole, nulla impedisce che altri possano farlo in futuro. Il mondo di The End of Oak Street potrebbe quindi trasformarsi in qualcosa di molto più grande del semplice racconto di una famiglia alle prese con un quartiere intrappolato nella preistoria.
Il finale, in altre parole, non chiude completamente la storia. Risolve il destino della famiglia Platt, ma apre una nuova domanda: cosa succederà in un mondo in cui i dinosauri sono tornati?


