Keanu Reeves: il lato umano dell’azione viscerale

scritto da: Lucia Lorenzini

Keanu Reeves è un attore carismatico e coinvolgente. Un interprete shakespeariano in Molto Rumore per Nulla di Kenneth Branagh, la star di uno dei più significativi film indipendenti americani mai realizzati, Belli e Dannati di Gus Van Sant, un attore ammirato da tutti i più grandi registi: da Francis Ford Coppola a Richard Linklater, da Sam Raimi a Kathryn Bigelow. Ma è anche un gigante degli action-movie, che ha subito una metamorfosi dagli esordi negli anni ’90 con Speed, fino ad arrivare a John Wick 2, dal 16 marzo nelle nostre sale.

Il lavoro di Keanu Reeves come interprete di film d’azione è influenzato da due correnti: il cinema d’azione di Hong Kong e i classici hollywoodiani. Il modo migliore per capire come i film d’azione di Hong Kong abbiano influenzato Reeves è quello di guardare il suo esordio alla regia, Man of Tai Chi. Il film è ancorato da una performance di Tiger Chen, un artista di arti marziali che ha incontrato Reeves alla fine degli anni ’90 sul set di Matrix. Tutto deve essere fluido e senza controfigure, nelle scene di combattimento gli uomini devono essere ben addestrati e capire il rapporto tra i loro corpi e la macchina da presa. Questo fattore si è un po’ perso nelle moderne produzioni americane, soprattutto quelle incentrate sui supereroi.

Keanu Reeves è unico come star d’azione perché è anche in grado di utilizzare la fisicità per veicolare la storia al di fuori delle sequenze di combattimento. È capace di comunicare stanchezza, o dolore, semplicemente nel modo in cui cammina. Questo suo modo di recitare strizza l’occhio all’altra tradizione che influenza Reeves: i film muti e i classici di Hollywood. Questo è evidente nel rapporto dell’attore con la cinepresa, che abbraccia in maniera totale, quasi fosse il suo oggetto del desiderio. Mentre in molti film d’azione l’armamentario assume un ruolo quasi feticistica, nei film con Keanu Reeves è lui che diventa l’interesse principale della macchina da presa, come fosse un divo glamour di un classico di Hollywood. Il linguaggio del corpo era molto più comune nel cinema classico; lo stile di Hong Kong ha permesso all’attore di capire come trasmettere la gioia e la bellezza di una scena di lotta, rendendo la violenza quasi una danza.

John Wick 2: recensione del film con Keanu Reeves

Ciò che rende Keanu Reeves diverso dalle altre stelle del cinema d’azione è il suo rapporto emotivo con la macchina da presa, senza filtri o costruzioni: riesce a plasmare tutti i suoi personaggi, dagli ingenui come Johnny Utah agli “eletti” come Neo. Il modo migliore per capire l’attore è quello di confrontare altri interpreti contemporanei dell’action movie dal 1990 a oggi. Reeves è in grado di comunicare senza dire una parola: uno sguardo avvilito, una mascella serrata, la pendenza improvvisa delle sue spalle valgono quanto un dialogo.

Il machismo esagerato e dilagante tipicamente anni ’90 di Arnold Schwarzenegger in Terminator, oppure quello più prettamente comico alla Will Smith di Bad Boys o, ancora, la battuta per ogni situazione come Bruce Willis in Die Hard: queste star rappresentano il picco fisico del corpo maschile, muscoloso e massiccio che sembra essere capace, da solo, di proteggere il mondo intero. Keanu Reeves non è macho come loro: il suo lavoro nel corso degli anni in film come Speed, Point Break, Johnny Mnemonic e Matrix nasconde una sorta di dolcezza, di accessibilità e di fragilità che si distingue dal modo di recitare dei suoi colleghi.

In generale, gli eroi d’azione sposano la filosofia della mascolinità tradizionale, e sullo schermo vediamo spesso mescolate alle loro gesta eroiche la spavalderia e il machismo. Il parallelo più naturale a Reeves è forse Tom Cruise, considerando che la sua carriera come star d’azione continua dalla fine degli anni ’80 e non mostra segni di cedimento. A differenza di Reeves però, che non ha mai permesso ai suoi personaggi di essere emotivi allo stesso modo, per Cruise il fascino è un’arma, non una qualità umana che attrae.

In definitiva, gli eroi d’azione di Hollywood venerano un marchio della mascolinità americana che non lascia spazio a manifestazioni di emozione autentica. Nel corso della sua carriera Keanu Reeves ha totalmente evitato questo concetto. C’è una sincerità che porta i suoi personaggi a essere più umani, anche quando la loro abilità li fa sembrare quasi soprannaturali. Keanu Reeves è allo stesso tempo sensibile, solitario e struggente. Un attore che getta un ponte e divide tra l’azione viscerale e l’emozione umana, a metà tra un classico hollywoodiano e le star asiatico-americane di arti marziali come Bruce Lee, Jet Li e Jackie Chan.

Lucia Lorenzini

Redattrice | Dipendente da cinema e serie tv fin da quando ha iniziato a usare il telecomando | Film del cuore: Casablanca | Il più grande regista: Martin Scorsese | Attore preferito: Leonardo DiCaprio | La citazione più bella: "Luke, sono tuo padre" (Star Wars Episodio V - L'Impero Colpisce Ancora)


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