Johnny Depp: una carriera da outsider dentro Hollywood

scritto da: Redazione

«Ho iniziato a fumare a tredici anni, ho perso la verginità a tredici e a quattordici avevo già provato ogni tipo di droga. Non dico di essere stato un cattivo ragazzo, ero soltanto curioso». Johnny Depp. Come racchiudere in poche righe la carriera di uno degli attori più famosi del mondo?

Bellezza mozzafiato, talento straordinario, rocker ribelle. Un attore trasformista, votato agli eccessi fin dagli esordi ma che, sin dalla prima volta che si è trovato davanti una macchina da presa, è risultato chiaro a tutti che sarebbe diventato una delle icone della nostra generazione.  C’è da scommettere che un giorno qualcuno farà un film sulla sua vita!

Johnny Depp è riuscito in qualcosa che è tipica degli attori di razza: rendere indimenticabili alcuni personaggi, trasformandoli in archetipi che resistono al tempo e alle mode. Alcuni esempi? Il tenero e strappalacrime Edward Mani di Forbice, l’irrimediabile seduttore Donnie Brasco, Sweeney Todd Il Diabolico Barbiere di Fleet Street e, last but not least, lo sciroccato e astuto Jack Sparrow.

Johnny Depp è riuscito in qualcosa che è tipica degli attori di razza: rendere indimenticabili alcuni personaggi, trasformandoli in archetipi che resistono al tempo e alle mode

La carriera di uno dei sex symbol più amati di Hollywood è per lo più costellata di successi. Ma c’è un punto in comune in tale sfilza di titoli: l’essere spesso e volentieri l’incarnazione dell’outsider. Sarà l’animo da rockstar maledetto (che è ciò che Depp sognava di diventare) a non averlo in realtà mai abbandonato? É emblematico infatti il suo continuo prendere le distanze dallo star system, mondo sfarzoso quanto frivolo che lo ha consacrato icona del cinema, ma da cui, spesso e volentieri, si distacca.

Sarà per questo che, con la sua ex compagna Vanessa Paradis, ha scelto di vivere in Francia, dichiarando che “nessuno dovrebbe mai crescere i propri figli a Hollywood”. È diventato famoso persino il commento, tra l’ironico e il beffardo, con il quale accompagnò la sua consacrazione all’Olimpo della settima arte nella Walk of Fame: «Adesso tutti potranno calpestarmi”».

Forse è anche questo suo essere all’interno della macchina cinematografica ma contemporaneamente  al di fuori di essa, a essere diventato parte integrante del suo fascino. Non è un caso che il sodalizio con Tim Burton, regista altrettanto al di fuori dagli schemi che ne ha fatto il suo attore feticcio, sia uno dei più duraturi della sua carriera (Depp è stato padrino dei figli di Tim e viceversa).

Johnny Depp: una carriera da outsider dentro Hollywood

Al contrario di  alcuni colleghi coetanei, come Brad Pitt e Tom Cruise, la parola chiave dei suoi personaggi è anticonformismo. Dal già citato Edward Mani di Forbice, continuando con Ed Wood, il peggior regista di tutti i tempi con tendenze transessuali, Willy Wonka, il vulcanico proprietario de La Fabbrica di Cioccolato e il Cappellaio Matto di Alice in Wonderland, e concludendo con il vampiro Barnabas di Dark Shadows, Burton ha plasmato Depp quale alter ego del suo bizzarro e originale universo.

Ma l’amatissimo regista dark per eccellenza non è certamente l’unico ad aver sfruttato la vena stravagante di Johnny. Tra le personalità più importanti con cui ha lavorato ricordiamo anche Emir Kusturica per Il Valzer del Pesce Freccia, dove interpreta Alex Blackmar, un giovane e buffo ragazzo che intrattiene una relazione con una vedova che ha ucciso il marito; oppure Jim Jarmusch per Dead Man, in cui Depp è un uomo che commette accidentalmente un omicidio e che ci porterà, attraverso una fuga on the road, a scoprire il profondo West del 1800. Ancora Chocolat di Lasse Hallström, in cui il sex symbol sfodera tutto il suo appeal nel ruolo di un misterioso e affascinante gitano di cui si innamora l’elegante Juliette Binoche.

Vampiro, barbiere, pirata, zingaro, automa dal cuore d’oro. In Depp bene e male, animo da insider e outsider continuano a convivere regalando il giusto spessore ai suoi personaggi

Ma il poliedrico artista si è sapute anche spingere oltre, interpretando personaggi sempre più estremi. In Paura e delirio a Las Vegas di Terry Gilliam è un giornalista che attraversa, insieme a Benicio Del Toro, il deserto del Nevada, praticamente sotto effetto costante di allucinogeni. Sarà anche Bruce Porter, uno dei più noti narcotrafficanti, in Blow di Ted Demme e, rimanendo nel “campo della criminalità”, ricordiamo fra i ruoli più recenti l’intepretazione del criminale statunitense James Whitey Bulger in Black Mass di Scott Cooper, film che tuttavia non ha raggiunto il successo sperato. Probabilmente sarà ampiamente ripagato dall’ultimo capitolo de I Pirati dei Caraibi, La Vendetta di Salazar, in uscita nelle sale il prossimo 25 maggio.

Vampiro, barbiere, pirata, zingaro, automa dal cuore d’oro. In Depp bene e male, animo da insider e outsider continuano a convivere regalando il giusto spessore ai suoi personaggi. L’ attore dice di sé stesso: «Sono il classico esempio: Angelo contro Diavolo. Dentro di me vivono le tante personalità di tutti i miei personaggi. Ma credo di essere soprattutto una combinazione di Edward mani di forbice e Jack Sparrow. Quando ho letto la sceneggiatura di Edward ho sentito una connessione profonda con la sua purezza. Mi ricordava un cane che avevo avuto, il suo amore incondizionato. Non era gentile, perché la gentilezza presuppone consapevolezza: era soltanto puro. Di Capitan Jack, invece, incarno l’irriverenza».

Redazione

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