sabato, Febbraio 27, 2021
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Giorgio Diritti, un maestro del cinema italiano, torna con Volevo Nascondermi

Qualche anno fa uscì un film che fece scalpore perché non solo si aggiudicò un numero considerevole di premi in tutto il mondo, ma venne proiettato da molti cinema per diversi mesi consecutivamente. Non si trattava di un film atteso dal grande pubblico: non era interpretato da attori famosi, il regista era alla sua opera prima e la storia era ambientata in un lembo di Italia al confine con la Francia e per questo interamente parlato nella lingua locale, quella occitana.

Il film in questione era Il vento fa il suo giro (2006) e il suo autore si chiamava Giorgio Diritti, che in questi giorni torna al cinema con Volevo Nascondermi, opera dedicata alla figura del pittore Antonio Ligabue (interpretato nel film da Elio Germano, vincitore del Leone d’Argento per la Miglior interpretazione al Festival del Cinema di Berlino, dove il film è stato presentato in anteprima).

Solitamente quando si parla di cinema italiano di qualità, si fa riferimento ad autori che, il più delle volte, vengono etichettati come i “salvatori della patria”: i vari Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, Paolo Virzì, Gabriele Muccino, ecc. Si tratta di registi affermati che, nel corso delle loro carriere, hanno portato avanti un’idea di cinema molto personale – anche Muccino, magari più dal punto di vista dei temi trattati che non dell’estetica cinematografica.

Raramente il nome di Diritti viene pronunciato in queste occasioni, eppure, filmografia alla mano, non ci sono motivi per non annoverarlo tra i grandi autori del cinema italiano contemporaneo. E questo perché il suo sguardo – debitore dei trascorsi da documentarista – rappresenta un unicum all’interno della produzione di casa nostra. Allievo di Ermanno Olmi, dopo anni di gavetta passati a lavorare dietro le quinte di varie produzioni cinematografiche, o a dirigere documentari e programmi tv, Diritti fin dal suo esordio con Il vento fa il suo giro ha imposto una sua estetica, capace di far dialogare in maniera democratica poesia e realismo.

Ph. Credit: Enrico De Luigi

La massima espressione della sua idea di cinema è rappresentata da quello che – ad oggi – può essere ritenuto il suo capolavoro: L’uomo che verrà (2009). Dedicato alla strage nazifascista di Marzabotto, in Emilia-Romagna, il film non solo si fa carico di raccontare una storia per troppo tempo dimenticata, ma lo fa con un pathos che richiama i grandi classici del neorealismo italiano, non scivolando mai nel patetismo (che in questa tipologia di film è sempre dietro l’angolo), ma mantenendo uno “punto di vista etico”, nel rispetto dei fatti e delle persone che – purtroppo – li hanno vissuti in prima persona.

Che il cinema di Diritti sia un po’ una scheggia aliena nel panorama del cinema italiano è confermato anche dall’intimista Un giorno devi andare, che racconta la storia di una giovane donna (interpretata da Jasmine Trinca) che compie un viaggio in Brasile per ritrovare se stessa. E l’uscita di un’opera quale Volevo Nascondermi non fa che ribadire l’interesse di Diritti verso storie “alternative”.

Diciamolo senza peli sulla lingua: ad oggi, di fronte la profonda crisi del cinema, portare sul grande schermo la vita di Antonio Ligabue è una scelta non solo coraggiosa, ma che testimonia anche una sorta di “disobbedienza creativa”, volta a rifuggire temi e racconti confortanti – per il mercato e per gli spettatori -, per riesumare, in questo caso specifico, la (sofferta) vita di un diverso come il celebre pittore näif.

Diverso, Ligabue, come diverso appare anche il cinema di Diritti: certamente autoriale, ma capace anche di dialogare con gli spettatori, non lasciandoli orfani in balia di un’estetica respingente, ma prendendoli invece quasi per mano e “accompagnandoli” alla visione grazie ad uno sguardo coinvolgente che non disdegna di usufruire e valorizzare gli aspetti più emotivi dello spettacolo cinematografico. Uno sguardo che si ritrova nel cinema del regista bolognese fin dal suo primo film, e che persiste felicemente anche in Volevo Nascondermi.

Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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