Gary Oldman: fascino, genio e sregolatezza in 10 film

scritto da: Ludovica Ottaviani

Se inserite il nome Gary Oldman in un motore di ricerca, di sicuro sarà una delle primissime ricerche che vi comparirà, perché senza dubbio questo 2018 si sta delineando come l’anno (cinematografico) della consacrazione di questo attore.

Peccato solo che il suddetto attore – rigorosamente inglese, classe 1958 – sia sulla grande piazza del mercato cinematografico fin dagli anni ’80, quando inizia a muovere i primi passi sul grande schermo dopo una lunga gavetta teatrale.

Ha incarnato, nel corso degli anni ’90, alcune delle maschere più disturbanti, spaventose, inquietanti e affascinanti del Secolo Breve, prestando corpo e voce ad alcuni degli incubi insiti nelle pieghe più oscure della nostra società.

Che si tratti di horror, biopic, legal, action o dramma, Oldman li ha attraversati quasi tutti confermandosi come il più versatile tra gli attori del  Brit Pack, come era stato ribattezzato quel nutrito gruppo di young angry men britannici pronti a riscrivere le regole del mercato cinematografico: Daniel Day-Lewis, Tim Roth, Colin Firth, Rupert Everett, Bruce Payne, Paul McGann e Spencer Leigh.

Grandi nomi, alcuni già premiati con uno o più Oscar (Day-Lewis e Firth), eppure Oldman è stato l’unico capace di prestare il proprio corpo a un’insolita contaminazione tra cultura alta e bassa, tra letteratura e pop culture, teatro e musica, ostentando sempre con fierezza quell’anima rock’n’roll che lo rende un portatore sano dell’anarchia nell’arte, il ritratto vivente del classico binomio “genio e sregolatezza” che lo ha portato però, alla soglia dei sessant’anni, a confrontarsi con la sua interpretazione più ambiziosa: calarsi nei panni di Winston Churchill nel film di Joe Wright, L’Ora più Buia.

L’Ora più Buia

Nel film storico diretto da Wright, uscito ieri nelle sale italiane, Oldman ha affrontato più di 200 ore di trucco e rischiato una terribile intossicazione da nicotina – per via dei sigari che fumava sul set – pur di calarsi nei panni di un personaggio complesso come Churchill, un uomo arguto e ostinato, un brillante oratore dotato di sarcastico umorismo e un politico lungimirante, ma anche un nobile dalle alterne fortune che lottava con lo spettro di un padre ingombrante, con la depressione e la lunga ombra dell’alcolismo.

Un personaggio che ha decisamente delle affinità con Gary Oldman stesso, con la propria infanzia travagliata che ha influenzato in parte il primo film da lui scritto e diretto, Niente Per Bocca (Nil by Mouth), nel 1997. Riassumere la carriera dell’attore inglese in dieci mosse è un’impresa perché nel corso della sua lunga attività ha interpretato innumerevoli personaggi, molti dei quali entrati prepotentemente nell’immaginario collettivo; com’è del resto un’impresa provare a ricostruire la personalità di Oldman attraverso i ruoli scelti, provando a destreggiarsi nel pericoloso gioco di rimandi tra realtà e finzione.

Gary Oldman: fascino, genio e sregolatezza in dieci film

Questa top 10 prova a dipingere, con poche pennellate, il ritratto di un attore sospeso costantemente tra genio e sregolatezza, immortalando quei dieci ruoli iconografici – e meno mainstream – che lo hanno definito com’è oggi, vincitore di un Golden Globe come Migliore Attore Protagonista e probabile primatista nella corsa agli Oscar 2018 nel prossimo Marzo; per questo motivo sono stati volontariamente esclusi i ruoli di Sirius Black e del commissario Gordon nelle saghe di Harry Potter e del Cavaliere Oscuro firmato da Nolan.

10) Meantime (1984) / Stato di Grazia (1990)

Decima posizione e subito due titoli a contendersi il posto: il primo è un film tv diretto da Mark Leigh nel lontano 1984 (ne esiste una versione qualitativamente discutibile su YouTube), mentre il secondo è un gangster-movie figlio degli anni ’90 con protagonisti Sean Penn ed Ed Harris.

Entrambi sarebbero stati destinati all’oblio della memoria cinefila se non fosse stato per le interpretazioni che regala Oldman: in Meantime, prima prova cinematografica nella quale divide la scena con l’amico Tim Roth, l’attore inglese già giovanissima star del teatro si cala nei panni di un pericoloso – quanto folle – skinhead, sullo sfondo di una desolata e frustrata Inghilterra dell’era Thatcher. Leigh provò a portare il proprio cinema di denuncia sociale in tv, mostrando povertà, disoccupazione, degrado sociale ed effetti disastrosi di una rigida politica attraverso gli occhi della famiglia Pollock.

In Stato di Grazia fu la sfortuna a segnarne il destino: il film uscì in contemporanea con Quei Bravi Ragazzi di Scorsese e, visto il genere, il sottobosco criminale che racconta (e perfino la presenza di una canzone dei Rolling Stones nella OST) il film di Joanou ispirato proprio al cinema del ben più noto collega, a quello di Leone e di Coppola, non ebbe successo. Ma la critica lodò le interpretazioni, soprattutto quella di Oldman nei panni di Jackie Flannery, folle quanto shakespeariano miglior amico del personaggio di Penn.

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9) La Talpa (2011)

Tratto da un romanzo di John le Carré del 1974 a base di spie, giochi di potere e fitte trame di menzogne; ispirato all’omonima mini-serie tv britannica del 1979 diretta da John Irvin e interpretata da Alec Guinness, La Talpa vede Oldman nei panni della spia George Smiley, laconico motore immobile dell’azione che lo vede coinvolto nella missione più difficile della sua carriera: scoprire la talpa che si nasconde tra i vertici dello spionaggio britannico.

Per Oldman si tratta di un ruolo decisamente lontano dai suoi eccentrici standard; ma proprio perché procede per “sottrazione” riesce a rendere memorabile la caratterizzazione di George Smiley, conquistandosi di diritto un posto nel gotha degli attori inglesi – con molti dei quali, giovani o già navigati, divide la scena nel film – e la sua prima nomination agli Oscar, dopo trent’anni di onorata carriera.

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8) Basquiat (1996)

Alla fine degli anni ’90 l’artista Julian Schnabel, amico e rivale di Jean-Michel Basquiat sullo sfondo della caotica New York degli anni ‘80, sceglie di incentrare il suo debutto alla regia proprio sulla figura del rivoluzionario artista, partito dal mondo del graffito per poi adattare quelle stesse regole al mondo dell’arte visiva e pittorica rivoluzionando il collage style.

Oldman nel film interpreta una figura fittizia, tale Albert Milo, che è un alter-ego dello stesso Schnabel, dividendo la scena con attori del calibro di Jeffrey Wright, Benicio Del Toro, Dennis Hopper, Christopher Walken, Willem Dafoe, Vincent Gallo, Courtney Love, oltre a David Bowie nei panni di Andy Warhol.

Bowie e Gary Oldman erano amici: l’attore aveva registrato con il cantante la canzone You’ve Been Around e aveva preso parte al videoclip del singolo The Next Day insieme a Marion Cotillard, un video carico di elementi religiosi simbolici che hanno suscitato l’indignazione di molti e sollevato numerose accuse di blasfemia.

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7) Una Vita al Massimo

Prima di tanti altri cattivi eccessivi, stilizzati, fumettistici, cinicamente sadici e crudeli quanto memorabili viene Drexl Spivey, il protettore della prostituta Alabama, sfigurato e con i dreadlocks. In Una Vita al Massimo, Gary Oldman regala all’immaginario collettivo degli spettatori un personaggio indimenticabile nella sua ferocia, capace di pronunciare dialoghi talmente volgari e intrisi di razzismo da essere drasticamente censurati nelle innumerevoli versioni televisivi e home-video del film.

Ma quando alla sceneggiatura c’è Quentin Tarantino, alla regia un compianto genio del cinema action di qualità come Tony Scott e in primo piano un personaggio comprimario interpretato però da Oldman, il risultato entra di diritto nella storia del cinema scolpendosi in modo indelebile nell’immaginario pulp degli anni ’90.

L’attore inglese ha ammesso che il personaggio di Drexl Spivey è da sempre uno dei suoi preferiti.

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6) Prick Up – L’Importanza di Essere Joe (1987)

Piccolo film cult diretto da Stephen Frears che riporta in vita il mito maledetto del drammaturgo Joe Orton: inglese, ribelle e omosessuale nella Londra degli anni ’60 perbenista e classista; genio del teatro e della battuta contaminata dall’umorismo nero, erede di Wilde e delle sue pièce al vetriolo indirizzate contro la società britannica, tanto da creare un neologismo ad hoc, Ortonesque, per indicare qualcosa di “scandalosamente macabro”.

Joe Orton trovò la morte per mano del proprio compagno, Kenneth Halliwell (nel film interpretato da Alfred Molina), che lo uccide a colpi di martello prima di suicidarsi a sua volta.

Gary Oldman, giovanissimo e ancora intento a muovere i primi passi nel mondo del cinema, presta già il volto e il corpo a un altro tragico destino, affascinante quanto effimero nella propria geniale, irrivente, eccentrica sregolatezza.

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5) Sid & Nancy (1986)

È uno dei film più iconografici interpretati da Gary Oldman, nonché quello che ha segnato il suo debutto ufficiale sul grande schermo, passando dalle assi del palcoscenico all’occhio meccanico della macchina da presa. Sid & Nancy è un biopic personale frutto di una rilettura del “personaggio” Vicious da parte del regista Cox; tant’è vero che all’inizio la produzione del film fu osteggiata dalla madre stessa del bassista dei Sex Pistols – che poi diede la sua “benedizione” al progetto – e fu infine rinnegata da Johnny Rotten/John Lydon (leader della band punk) che non lo considerò un ritratto fedele al “vero” Sid Vicious, pur lodando parzialmente l’interpretazione di Oldman.

Per noi, che non abbiamo conosciuto Vicious o i Sex Pistols in prima persona, il film regala comunque un primo assaggio delle abilità camaleontiche del giovanissimo attore britannico, che per calarsi meglio nei panni di Vicious perse svariati chili – finendo in ospedale – seguendo una dieta a base di pesce bollito e melone: e pensare che Oldman non è mai stato un fan del punk, figuriamoci dei Sex Pistols.

Gary Oldman ha sempre avuto un rapporto speciale con la musica: pianista autodidatta, sognava di diventare musicista, prima di rimanere “folgorato” dalla recitazione; nonostante tutto, non ha mai perso né i contatti né la predilezione per l’ambito musicale. Ha cantato e recitato diverse volta accanto al suo amico David Bowie; va a cena con Ron Wood, chitarrista dei Rolling Stones ed è apparso in numerosi videoclip, tra i quali “Since I Don’t Have You” dei Guns N’ Roses dove interpreta… il diavolo.

beat the devil

4) Beat the Devil – Strada Per l’Inferno (2002)

Si parla del diavolo… e sbuca Gary Oldman. Ancora una volta: seconda collaborazione con Tony Scott a distanza di quasi dieci anni da Una Vita al Massimo e seconda volta nei panni del diavolo (interpretato sempre dieci anni prima). Nel cortometraggio – d’autore – più cinematografico di qualunque film e firmato da Scott per la serie The Hire, destinata a pubblicizzare la BMW, si gioca con l’eterno mito del patto diabolico: il “padrino del soul” James Brown vuole rivedere i termini del contratto stipulato con il diavolo anni prima, perché sta invecchiando e non riesce più ad esibirsi nelle mosse che lo hanno reso celebre; il signore del male e delle tenebre gli propone di giocarsi tutto con una folle corsa in auto, con al volante – per Brown – il suo fidato autista interpretato da Clive Owen.

Beat the Devil, com’è già stato detto, non è un lungometraggio ma contiene una delle interpretazioni più irriverenti dell’attore inglese: nei panni del diavolo, Oldman recupera un look rock’n’roll, gioca a fare la rockstar decadente – e decaduta – divertendosi e spingendo a fondo il pedale dell’acceleratore lungo l’autostrada dell’eccesso e della follia.

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3) Léon (1994)

Léon è uno di quei film che si sono scolpiti, prepotentemente, nell’immaginario collettivo: cinefilo, citazionista, cult e popolato da personaggi ormai immortali, dalla piccola Mathilda – interpretata da Natalie Portman – al laconico sicario italoamericano a cui presta il volto Jean Reno fino all’agente Stansfield, corrotto, tossico, psicotico ed eccessivo.

Solo Oldman poteva trovare il giusto equilibrio tra crudeltà e fascino, sottile umorismo nero, aggressività e un gusto teatrale eccessivo, tutte caratteristiche che diventeranno quasi una cifra stilistica costante dei suoi personaggi nel corso di oltre trent’anni di carriera.

Il personaggio di Stansfield è considerato la “pietra miliare” dei cattivi, quel modello irraggiungibile di villain moderno – ma soprattutto post-moderno, figlio degli anni ’90 – erede della tradizione drammatica shakespeariana che molti attori degli anni 2000 hanno cercato e cercano, ancora, di emulare.

2) Rosencrantz e Guildenstern sono Morti (1990)

Diretto e adattato per il grande schermo dal drammaturgo Tom Stoppard, che aveva già regalato al mondo del teatro la splendida tragicommedia, sospesa tra esistenzialismo e teatro dell’assurdo, che porta il titolo omonimo, Rosencrantz e Guildenstern sono Morti rappresenta da più punti di vista un piccolo capolavoro.

Il lungometraggio ha vinto il Leone d’Oro come Miglior Film alla 47esima mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e vede come protagonisti Gary Oldman e Tim Roth, amici, nonché giovani e rampanti modelli di quel brit-pack e di quella Brit-Invasion che negli anni ’90 si stava lentamente diffondendo. Al loro fianco c’è l’attore americano Richard Dreyfuss nei panni del capocomico, portavoce della commedia e forse “voce interiore” di Shakespeare stesso, visto che la commedia originale di Stoppard rilegge argutamente il classico del Bardo Amleto.

Rosencrantz e Guildenstern sono Morti è un delicatissimo meccanismo a orologeria che poggia le propie fondamenta sulla complicità – e la sincronizzazione – tra i due interpreti principali: nemmeno gli stessi Rosencrantz e Guildenstern conosco bene le loro identità, figuriamoci l’entourage che li circonda, troppo preso da tradimenti, spettri redivivi, madri incestuose, follie, atroci vendette, messinscene, duelli e veleni. I due personaggi, da sempre sullo sfondo dell’Amleto, qui diventano finalmente protagonisti, e trovano la loro voce attraverso i corpi di Oldman e Roth.

I due attori inglesi prestano, al servizio della causa cinematografica perorata da Stoppard, la loro esperienza teatrale e l’affinità, con Gary Oldman che regala una delle sue interpretazioni più atipiche: teatrale, geniale, surreale, tecnica e sopra le righe nel ritrarre un Rosencrantz terribilmente naif.

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1)  Dracula di Bram Stoker (1992)

Il film al quale Gary Oldman ha legato, indissolubilmente, il suo volto e la propria fama, rivoluzionando in tal modo la figura – e la percezione – del vampiro nel mondo dell’horror. Il Dracula che ha incarnato è tormentato, decadente, dandy, crudele e freak, affascinante nella sua mostruosità “con una causa” e lontano dai veri mostri che popolavano l’universo mainstream hollywoodiano della Universal.

Per interpretare il malinconico – e letale – conte della Transilvania, Francis Ford Coppola, ancora una volta all’epoca sull’orlo della bancarotta con la sua casa di produzione Zoetrope, aveva stilato una lista di attori in grado d’interpretarlo: Daniel Day-Lewis, Alec Baldwin, Christian Slater, Hugh Grant, Rupert Everett, Ray Liotta, Kyle MacLachlan, Alan Rickman, Nicolas Cage e lo stesso Keanu Reeves, ma (forse) per nostra fortuna la spuntò l’accento dei Carpazi di Gary Oldman, riscrivendo l’estetica del vampiro in un film per la prima volta fedele al romanzo di Bram Stoker, espressionista quanto hollywoodiano, citazionista e decadente, tanto che lo scrittore Matei Cazacu nel suo libro dedicato alla figura storica di Vlad III di Valacchia (Dracula. La vera storia di Vlad III L’Impalatore) ne parlò in questi termini:

«Rinnovò completamente il genere (vampiresco) con il suo Dracula, capolavoro assoluto. La recitazione di Gary Oldman (Dracula), Anthony Hopkins (Van Helsing), Wynona Ryder (Mina Murray) e Keanu Reeves (Jonathan Harker) è considerata semplicemente perfetta da molti critici. La parte di Gary Oldman, conte vampiro o dandy londinese, è di un’intensità straordinaria. I costumi sono strepitosi e la musica contribuisce, essa pure, a fare di questa produzione un non plus ultra.»

Ludovica Ottaviani

Redattrice | Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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