Freaks Out: il trailer del film di Gabriele Mainetti è una bomba!

scritto da: Diego Battistini

L’uscita del trailer del nuovo film di Gabriele MainettiFreaks Out, ha portato una ventata di speranza. Per un cinema piegato (ma non spezzato) dalla drammatica situazione che stiamo vivendo in questi mesi, la scelta di Lucky Red e 01Distribution di fare uscire un film di tale portata in sala, andando quindi incontro alle esigenze degli esercenti, nonostante le incertezze non è tanto coraggiosa quanto encomiabile. Ancor più se pensiamo che il film che avrebbe dovuto rilanciare il cinema mondiale, Tenet di Christopher Nolan, ha faticato praticamente ovunque, Italia compresa, e ha indotto gli studios americani a optare per una scelta drastica: rimandare i film già pronti al prossimo anno, se non addirittura al 2022.

Nobiltà della scelta di Lucky Red e 01Distribution a parte, la realtà è che bisognerà vedere in che situazione il paese si troverà il 16 Dicembre, quando è prevista l’uscita del film nelle sale. Sembra di esser tornati un po’  agli anni della Seconda Guerra Mondiale, quando i film americani non riempivano più i grandi schermi del Bel Paese e l’immaginario collettivo di spettatori che si dovevano accontentare delle pellicole fatte in casa, oppure importate da paesi limitrofi ed amici. In fin dei conti, al di là di qualche sporadico caso (oltre a Tenet, potremmo citare il catastrofico Greenland), Hollywood ha per ora lasciato un vuoto difficilmente colmabile dalla produzione nazionale, la quale si ritrova però ad avere più spazio nelle programmazioni dei cinema di tutta Italia.

Il Festival del Cinema di Venezia ha certamente contribuito a un rilancio in sala di quei titoli italiani presentati in concorso e nelle sezioni collaterali (attualmente sono ancora in cartellone i vari Lacci, Miss MarxPadrenostro, Notturno, ecc.), e altri film sono destinati ad uscire a stretto giro: è il caso, ad esempio, del nuovo film di Carlo Verdone (un altro “pezzo da novanta”), Si vive una volta sola, inizialmente previsto per il 27 febbraio e poi posticipato al 26 novembre. Ora l’annuncio, che era nell’aria, dell’uscita dell’opera seconda del regista del film di culto Lo chiamavano Jeeg Robot. La domanda è lecita, e sotto un certo punto di vista implicita, dato anche l’hype dell’operazione: sarà sufficiente l’uscita del film di Mainetti per rilanciare non tanto (a questo giro) il cinema italiano, ma il mercato nazionale? Per quanto ci si sforzi ad essere ottimisti, è bene accettare il fatto che nessun film da solo potrà mai rilanciare un intero mercato (che peraltro è in crisi da anni, al di là della Pandemia in corso).

Freaks Out

Un carico di responsabilità

Non dobbiamo incorrere nell’errore di caricare Freaks Out di responsabilità che non si può prendere (un po’ come fatto anche per Tenet). Molto del suo successo dipenderà, come detto, da cosa accadrà da qui a metà Dicembre: di fatto, attualmente non sappiamo neanche se le sale saranno ancora aperte quando il film uscirà. Quello che possiamo fare, al momento, è riflettere esclusivamente su quanto abbiamo sotto mano, senza avere la pretesa di essere dei veggenti. L’uscita del teaser e del primo trailer ufficiale, infatti, ci hanno già dato qualche informazione in più circa il film, nonché spiegato probabilmente perché Lucky Red e 01Distribution abbiano optato per fare uscire il film prima della fine dell’anno, tentando la fortuna: da una parte il fatto che si tratta di un evento cinematografico atteso da gran parte del pubblico (medio) italiano che aveva già amato il primo film del regista (gli incassi, all’epoca, superarono i 5 milioni di euro), dall’altra la possibilità per il film di confrontarsi con un mercato orfano dei blockbuster americani e quindi, sulla carta, senza rivali.

Il trailer, in modo particolare, ci riconsegna un film che, nonostante la sua esibita italianità (anche in questo caso, torna l’uso/abuso del dialetto romanesco) punta esteticamente ad essere un compromesso tra cinema italiano (la caratterizzazione dei personaggi, l’uso di cliché tipici della Commedia all’italiana) e cinema americano (come, d’altronde, già in Lo chiamavano Jeeg Robot). Insomma, traspare dalle prime immagini di Freaks Out un po’ di Roma città aperta di Roberto Rossellini, qualche suggestione di La caduta degli dei di Luchino Visconti, e, perché no, anche un qualcosa di vagamente felliniano (non è tanto la descrizione del mondo circense, quanto l’atmosfera a metà strada tra realismo e componente onirica); ma c’è anche molto del Quentin Tarantino di Bastardi senza gloria. Un po’ sarà perché il film è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, in un’Italia occupata dai nazisti, ma al di là di tali similitudini narrative, è anche l’estetica a suggerire questi parallelismi (per adesso solo epidermici, dato che ci stiamo basando su poche frammentarie sequenze).

Si sa poco sulla storia raccontata in Freaks Out. Sappiamo che il film narra di una serie di personaggi “diversi” che si esibiscono nel circo dello squattrinato impresario Israel (Giorgio Tirabassi): l’uomo barbuto Fulvio (Claudio Santamaria), il diafano “uomo spillo” Cencio (Pietro Castellitto), il nano Mario (Giancarlo Martini) e la giovane Matilde (Aurora Giovinazzo), portatrice di un potere tanto sconosciuto quanto straordinario. Quando Roma viene “conquistata” dai nazisti (siamo nel 1943) e bombardata dagli americani, questi fenomeni da baraccone decidono di progettare una fuga negli Stati Uniti. La scomparsa di Israel, però, sconvolgerà i loro piani e i nostri eroi dovranno vedersela con un gerarca nazista, Franz (Franz Rogowski, recentemente visto in Undine), che si è convinto dell’esistenza di esseri umani dotati di poteri speciali.

freaks out

Un trailer intrigante e spettacolare

Non giriamoci intorno: il trailer di Freaks Out è una bomba. Intrigante, spettacolare, e capace di alimentare e al contempo accrescere l’attesa per l’uscita di un film che si preannuncia un unicum nel panorama del cinema italiano contemporaneo. Certo, da un trailer non si può giudicare un film. Si tratta, se vogliamo, di un prodotto a parte, legato certamente alla pellicola, ma capace a volte anche di alterarne alcune componenti: quanti trailer bellissimi hanno poi rivelato film non all’altezza della loro presentazione? Non possiamo quindi esprimerci sul film di Mainetti se non di riflesso a quanto visto e percepito, da un punto di vista emotivo, durante quei miseri 2 minuti e 18 secondi che ci hanno dato un assaggio (assai saporito, per il momento) di ciò con cui andremo a confrontarci dal 16 dicembre.

Le prime impressioni, però, sono decisamente buone. Non solo a livello visivo, ma anche per quanto riguarda l’utilizzo di attori che paiono perfettamente in parte, con una nota di merito a un Pietro Castellitto – oltretutto fresco di esordio alla regia con il suo I Predatori – che ha la fisicità di quei caratteristi che hanno fatto grande il cinema comico italiano. Freaks Out sembra essere un film intriso di magia, pur essendo ambientato in un momento storico prettamente tragico, dedicato a un gruppo di antieroi che scalderebbero il cuore a registi quali Guillermo Del Toro e Tim Burton, cantori attraverso il loro cinema di una diversità che non per forza di cose deve essere percepita come un limite o un handicap, anzi (non è un caso che il primo stia girando una nuova versione del classico di Collodi Pinocchio, e che il secondo abbia diretto il – disastroso, bisogna dirlo – remake di Dumbo: i due freaks per eccellenza).

Ma il fantastico appare uno tra i tanti elementi che contraddistinguono il film: c’è, come già indicato, il riferimento alla Storia (chissà se anche Mainetti, alla maniera di Tarantino, avrà voluto rileggerla e modificarla grazie al cinema), alla commedia all’italiana, e forse anche al neorealismo (c’è una breve clip nel trailer, in cui Matilde rincorre un furgone, che ricorda la scena di Roma città aperta in cui la sora Pina correva dietro al camion che portava l’amato Francesco al patibolo). Ci sarà sicuramente spettacolo, tanto spettacolo in Freaks Out, lo testimoniano le prime immagini (le sparatorie, l’assalto al treno, le deflagrazioni che fanno addirittura crollare dei palazzi), ma speriamo ci sia anche tanto cuore. L’azione fine a se stessa elettrizza certo, però fino a un certo punto; il rischio è sempre quello di dover stupire gli spettatori a livello di epidermide, ma non riuscire a parlare al cuore.

freaks out

Un film scritto a quattro mani

Se a livello visivo sembrano non esserci dubbi sull’ottimo lavoro fatto da Mainetti e dai suoi collaboratori – non solo a livello di fotografia e montaggio, ma anche di scenografia e costumi -, il fatto che il film sia stato scritto a quattro mani con il fido Nicola Guaglianone (anche autore del soggetto) fa ben sperare. Certo, dopo una presentazione di questo livello le aspettative salgono a dismisura e il rischio di non riuscire a replicare quanto condensato nel trailer in un film di due ore o più è molto alto. Ma, al di là di tutto, l’uscita di un film come Freaks Out rappresenta la conferma del rinnovamento di un cinema, quello italiano, che sembra sempre sull’orlo del baratro – a livello economico, ma anche creativo -, ma che sa sempre rialzarsi grazie all’inventiva di alcuni autori che non corrispondono solo ai cari Paolo Sorrentino, Matteo Garrone o Gabriele Muccino.

Il cinema italiano è vivo, ci conferma il film di Gabriele Mainetti, esponente quest’ultimo di una polifonica Nouvelle Vague italiana contraddistinta da registi molto diversi in quanto a età e formazione, ma che negli anni ha dato vita a opere – alcune delle quali, purtroppo, passate sotto silenzio – che hanno contribuito a rilanciare il cinema di casa nostra. Lontano dai “padri” che li hanno preceduti questi autori – tra i quali è doveroso citare quantomeno Alice Rohrwacher, i fratelli D’Innocenzo, Claudio Giovannesi, e il più anziano Giorgio Diritti (che ha comunque esordito nel 2005) – stanno proponendo non una, ma molteplici idee di cinema che affondano le proprie radici in contesti differenti e che tendono ad amalgamare tendenze molto diverse tra loro: il realismo, il fantastico, l’onirico, il cinema come puro spettacolo.

Da questo punto di vista, Gabriele Mainetti è forse il regista più debitore delle influenze del cinema internazionale, e in particolar modo quello hollywoodiano (anche se andrebbero studiate le affinità con il cinema di genere orientale). Non è probabilmente un caso che, dopo il successo di Lo chiamavano Jeeg Robot, il regista romano abbia partecipato al casting della Warner per l’affidamento della regia dell’ultimo Venom (scelta poi ricaduta sul più esperto Ruben Fleischer). Ma, nonostante tutte queste influenze eterogenee, l’estetica cinematografia di Mainetti è parsa estremamente personale fin dal suo esordio (e già in nuce nei suoi fantastici cortometraggi), e sembra persistere – chissà, forse persino cristallizzarsi – in questa sua opera seconda, Freaks Out, che se non sarà il film salvatore del cinema italiano, potrebbe comunque ambire a diventarne una pietra miliare.

Guarda il trailer ufficiale di Freaks Out

Diego Battistini

La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rosssa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)


Siti Web Roma