Edward Mani di Forbice: 10 curiosità che non sai sul film

scritto da: Ludovica Ottaviani

Edward Mani di Forbice è un film del 1990 diretto da Tim Burton; una storia intrisa di realismo magico e incentrata su un’anima gentile – interpretata da Johnny Depp – con delle “stravaganti” quanto inquietanti… mani.

Dopo aver diretto Pee-Wee’s Big Adventure, Beetlejuice e un piccolo film indipendente su un ragazzo che si veste da pipistrello e passa le sue serate a combattere i criminali (un certo Batman, vi dice niente?), per Burton era arrivato il momento di pensare al prossimo progetto. Contattò così Caroline Thompson per scrivere una sceneggiatura incentrata su un personaggio e un mondo che conosceva molto bene: in questo modo nacque Edward Mani di Forbice, vagamente ispirato su cosa provava – e come si sentiva – il regista mentre cresceva nel sobborgo di Burbank, California.

In quella che fu, ufficialmente, la prima delle tante collaborazioni tra il regista Tim Burton e l’attore Johnny Depp, si cerca di approfondire il punto di vista del protagonista Edward attraverso i propri occhi e cosa significhi veramente vivere in un sobborgo per tutti coloro che non sentono di appartenerci. Il risultato finale è una moderna fiaba gotica che ha subito colpito al cuore il pubblico.

Per celebrare insieme il film (pronto a compiere 30 anni), vi presentiamo 10 curiosità che forse non sapete su Edward Mani di Forbice:

10. Tom Cruise

Tom Cruise era l’attore americano più in voga del momento, il più affascinante e sulla cresta dell’onda nei tardi anni ’80 proprio quando iniziò il casting del film: tutti lo volevano perché aveva colpito nel segno con ogni film girato commettendo pochissimi passi falsi. Mentre non ci sono dubbi che Johnny Depp si sia completamente identificato con il ruolo, purtroppo però a quell’epoca le sue “imprese” erano poco note agli studios che non erano ancora pronti a scommettere tutto su di lui. Chiesero a Burton di incontrare Cruise: “Di certo Cruise non corrispondeva al mio ideale, ma gli parlai lo stesso”, ha ricordato una volta Burton. “Era interessante, ma penso che alla fine le cose siano andate comunque per il meglio. Erano sorte troppe domande e troppi dubbi durante l’intervista”.

9. Johnny Depp desiderava il ruolo ad ogni costo

Per i più, Johnny Depp era conosciuto come un teen idol protagonista della serie 21 Jump Street; all’epoca non solo stava cercando di girare più film possibili, ma anche di essere preso con maggior serietà senza rinunciare ai ruoli che lo interessavano. Edward Mani di Forbice non solo era interessante e nelle sue corde, ma leggendo la sceneggiatura Depp – che, di lì a breve, sarebbe diventato un attore conosciuto in tutto il mondo – iniziò a piangere. Una volta che accadde questa magia, l’attore intuì che questa connessione era perfetta per calarsi al meglio nel ruolo.

8. La città del film esiste davvero

Ricordate la canzone “Little Boxes” cantata da Malvina Reynolds e che fa da tema perfetto per una serie come Weeds? La canzone avrebbe potuto benissimo accompagnare i titoli di testa di Edward Mani di Forbice: il film si sofferma sulle assurdità legate al crescere come un outsider in un sobborgo e tutto questo è basato sull’esperienza di Burton stesso, cresciuto a Burbank, in California. Per quanto possa sembrare finta e teatrale, il sobborgo dov’è ambientato il lungometraggio esiste davvero ed è Tinsmith Circle vicino a Lutz, in Florida.

7. Depp voleva essere il più reale possibile

Oggi tutti i fan conoscono bene il metodo che Johnny Depp adotta per calarsi in ogni personaggio, e per Edward Mani di Forbice l’attore fece la stessa cosa: voleva sentire davvero ciò che provava Edward, il suo personaggio, in ogni singola circostanza. Perse 25 chili per il ruolo solo per entrare nel suo costume, poi si rifiutò di essere rinfrescato mentre indossava quella stretta tutina in pelle, non curante del caldo o dei danni che gli avrebbe potuto arrecare l’alta temperatura, provocandogli degli svenimenti causati dal calore estremo.

6. L’ultimo ruolo di Vincent Price

Con un gusto spiccato per il gotico e i temi dalle sfumature horror, non sorprende troppo che Tim Burton, crescendo, sia diventato un grande appassionato di film dell’orrore. Il regista californiano provinò il maestro dell’horror Vincent Price nei panni dell’inventore che crea Edward, prima di morire tragicamente senza avere la possibilità di attaccargli delle vere mani. Un po’ come la storia stessa del film, anche l’apparizione di Price nel progetto è stata l’ultima della sua carriera: l’attore morì, infatti, nel 1993.

5. Gli studios erano preoccupati per il costume di Edward

A parte il personaggio di Pinhead, protagonista della saga horror di Hellraiser, non c’erano molte persone (o, per meglio dire, personaggi) in giro capaci di girovagare conciati come Edward. Ma Ed non aveva niente a che fare con un cenobita guardiano dell’Inferno: si tratta semplicemente di una creatura sfortunata che la famiglia Boggs prova ad introdurre nella propria vita domestica per dargli un’esistenza normale. Senza tante sorprese, la produzione fu tenuta all’oscuro per quanto riguarda l’aspetto di Edward per paura che si preoccupassero, immaginando un’ipotetica fuga del pubblico per lo spavento. Ancora una volta senza tante sorprese, per quanto lo studio abbia avuto pure poche informazioni sul film, ancora oggi guadagna un’ingente quantità di denaro dalle royalties maturate su ogni oggetto derivato dal film (e venduto sul mercato).

4. Winona Ryder non riusciva ad entrare nel personaggio

Avendo già lavorato precedentemente con Tim Burton sul set di Beetlejuice, dove interpretava il personaggio di Lydia, per Winona Ryder è stato semplice tornare a lavorare con il regista. La sua selezione all’interno cast, come ha testimoniato lo stesso Burton, è stata frutto di una sorta di scherzo: era infatti esilarante vedere come l’attrice “si aggirasse sul set indossando quel piccolo costume da cheerleader e una parrucca bionda in puro stile Hayley Mills, finendo per somigliare a Bambi”. L’aspetto di Kim non contrastava solo con Winona ma con tutti i personaggi che, di lì a breve, avrebbe interpretato e che l’avrebbero resa famosa agli occhi del grande pubblico.

3. Dianne Wiest fu una grande sostenitrice del film

Dianne Wiest, in quanto attrice, emana quella sensazione che solo una madre da amare in modo incondizionato può emanare; ma c’è anche un lato eccentrico in lei da non trascurare. L’attrice, nonostante non ami essere associata sempre agli stessi personaggi (visto che ha ricoperto due ruoli affini sia in Edward Mani di Forbice che nella serie Parenthood), di certo ha comunque amato lavorare in questo film al fianco di Burton. “Ero meravigliata”, ha dichiarato la Wiest, che ha accettato di girare il film solo dopo un incontro privato con Burton. “Sapeva così tanto sulla recitazione. Conosceva i confini, i suoi limiti e le sfumature più sottili”.

2. Edward è ispirato al cane della sceneggiatrice

Caroline Thompson, così come Burton, ha un paio di assi nella manica come sceneggiatrice, proprio come il cineasta californiano li ha come regista. I due condividevano lo stesso agente che li mise in contatto, permettendo in tal modo alla Thompson di scrivere la sceneggiatura per Edward Mani di Forbice. Mentre la storia è basata sulla vita di Burton, anche altri aspetti legati all’esistenza della Thompson finirono dritti nel film. In un’intervista, la sceneggiatrice disse: “Edward era modellato su Tim. È come una sorta di lettera d’amore verso Tim stesso, ma molte delle sue caratteristiche erano basate sul mio cane: avevo questo meraviglioso meticcio di sesso femminile simile ad un Border Collie quando andavo al college… era ovunque mi trovassi anch’io, mi stava seduta accanto ovunque andassi divertendosi proprio come me, anche se non era in grado di farlo fino in fondo perché ovviamente si trattava pur sempre di un cane. Ed era proprio come Edward, era animata dallo stesso sentimento: ‘Uhhh, ok, voglio stare qui, ma come devo comportarmi?’”

1. Il Tavern on the Green arredato con le sculture del film

Nonostante sia ambientato nella soleggiata Florida, Edward Mani di Forbice ha un fortissimo legame con New York: le splendide sculture ricavate dalle aiuole dei giardini che Edward realizza nel corso del film, infatti, non sono reali ma realizzate con delle strutture di filo in metallo. Per fortuna il “Tavern On The Green” di Central Park ha acquistato tutte queste sculture in blocco, per abbellire il loro ristorante.

Fonte: ScreenRant

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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