Don’t Look Up: la spiegazione delle due scene post-credits

La spiegazione delle due scene post-credits di Don't Look Up, il film di Adam McKay con Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence e Meryl Streep.

Don’t Look Up, il nuovo film di Adam McKay che annovera un cast a dir poco stellare (Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence, Timothée Chalament e Meryl Streep, solo per citarne alcuni) è arrivato su Netflix lo scorso 24 dicembre (qui la nostra recensione). Il film, che dura quasi due ore e mezza, contiene ben due scene post-credits. Ecco la spiegazione.

La scena a metà dei titoli di coda

Il finale di Don’t Look Up, desolante per l’intero pianeta, è diretta conseguenza dell’eccessiva fiducia del presidente Janie Orlean (Meryl Streep) nei confronti di Peter Isherwood (Mark Rylance), amministratore delegato di un’enorme azienda tecnologica, agghiacciante e “robotica” parodia del famigerato CEO di Facebook, Mark Zuckerberg.

L’eccessiva fiducia che i cittadini ripongono nell’America e l’assoluta mancanza di conseguenze per le grandi società tecnologiche sono oggetto di una satira estremamente vivida e accurata, poiché Isherwood convince Orlean a interrompere una missione che probabilmente avrebbe garantito la salvaguardia del pianeta, in favore di un’altra che potrebbe generare un ritorno economico estremamente cospicuo per gli Stati Uniti.

Isherwood si rifiuta di permettere che il nuovo piano venga sottoposto a revisione paritaria da parte della comunità scientifica, ignorando gli avvertimenti del dottor Randall Mindy (Leonardo DiCaprio) e andando avanti con il suo piano, fino a quando non sarà troppo tardi. Tuttavia, quando il piano fallisce – come previsto da Mindy -, sia Isherwood che il presidente Orlean si affrettano a fuggire sul più vicino pianeta simile alla Terra, con un’élite di super ricchi e potenti.

La scena a metà dei titoli di coda si apre 22.740 anni dopo la distruzione della Terra, quando le astronavi di Isherwood arrivano su un nuovo pianeta abitabile: i passeggeri, svegliati dal sonno criogenico, escono dalle navicelle ed esplorano la loro nuova casa, molto simile a un paradiso lussureggiante, quasi un giardino dell’Eden. Isherwood avverte tutti i presenti che potrebbero sentirsi alquanto frastornati a causa dell’aumento del contenuto di ossigeno nell’atmosfera, continuando a citare spassionatamente il tasso di successo dell’operazione.

“Le criocamere hanno funzionato al 58%, che è molto di più di quello che era stato previsto”, afferma il guru dell’high-tech, mentre il presidente Orlean, nel confermare i dati, osserva che ci sono stati solo 47 decessi nel suo settore. All’improvviso, qualcosa cattura la sua attenzione: il presidente si avvicina a una magnifica creatura aliena simile a un uccello, che però l’attacca immediatamente, uccidendola. Mentre gli altri animali della stessa specie circondano il resto dei nuovi arrivati (probabilmente per sterminarli uno ad uno), la scena si interrompere e ripartono i titolo di coda.

Questa scena è un riferimento ad un momento centrale del film, in cui si ironizza sulla capacità dell’industria tecnologica di essere ormai in grado di prevedere qualsiasi cosa, proprio quello che fa apparentemente lo stesso Peter Isherwood, attraverso dati e algoritmi della sua azienda. Isherwood aveva predetto al Dr. Mindy che sarebbe morto da solo, mentre al presidente Orlean aveva predetto che sarebbe morta sbranata da un Bronteroc, anche se all’epoca ignorava di cosa si trattasse.

Nei momenti finali del film, la previsione nei confronti di Mindy viene smentita, poiché il professore muore circondato dai suoi cari, mentre per quanto riguarda il presidente, la teoria sembra essere confermata: mentre viene uccisa, infatti, Isherwood riflette sul fatto che quelle creature devono essere proprio dei Bronteroc…

Entrambe le previsioni, per quanto contraddittorie, puntano a impartire una lezione chiave: non ci si può fidare della grande tecnologia. Indipendentemente dal fatto che l’algoritmo abbia predetto o meno la morte in solitaria del Dr. Mindy, il finale rivela uno scenario molto diverso, che sottolinea non solo l’inaffidabilità dell’algoritmo, ma anche la scarsa integrità del magnate della tecnologia. Allo stesso modo, supponendo che l’uccello alieno che attacca Orlean sia davvero un Bronteroc, il successo dell’algoritmo non conta tanto quanto il fatto che Isherwood, nonostante abbia previsto l’avvenimento, non sia stato comunque in grado di impedirne il verificarsi.

Il guru dell’high-tech, una caricatura della Silicon Valley più ricca ed egoista, sembra del tutto imperturbabile alla fine. Ciò può significare due cose: la sua previsione algoritmica sulla morte del presidente era fallace; lui stesso riuscirà a sopravvivere su un pianeta che è incapace di affrontare e, proprio per questo, prima o poi sarà destinato a fallire. Tutta la scena, comunque, fa leva sullo strano senso dell’umorismo del personaggio per sottolineare la fallibilità della grande tecnologia e l’inevitabilità del destino umano.

La scena dopo i titoli di coda

La scena dopo i titoli di coda di Don’t Look Up ci riporta sulla Terra, pochi istanti dopo l’impatto della cometa. Jason Orlean (Johan Hill), dimenticato dalla madre Janie intenta a fuggire sulla nave di Isherwood, emerge dalle macerie, si rendo conto dell’accaduto e cerca di rintracciare il presidente.

Poco dopo, la sua unica preoccupazione sembra essere quella di avvisare i suoi follower: inizia così una diretta streaming in cui dichiara di essere l’ultimo uomo sulla Terra, invitando chiunque stia guardando a seguirlo per ulteriori “aggiornamenti”. Interrotta la diretta, Jason, nel mezzo della nebulosa distruzione apocalittica, inizia di nuovo a chiamare sua madre…

Questa scena volutamente ridicola chiude il film con una nota spiccatamente comica ma al tempo stesso estremamente cupa, volta a mettere in risalto l’assurdità dell’ossessione della società contemporanea per i social media.

Jason è un personaggio esagerato e detestabile, che rappresenta l’insulso privilegio e il narcisismo che serpeggiano in gran parte dell’America. Il destino a cui sembra andare incontro, tuttavia, pare essere diretta conseguenza della sua personalità: non è difficile, infatti, immaginare quanto riesca a durare da solo.

È probabile che morirà in miseria, cosa che integra alla perfezione gli elementi meno umoristici del finale del film, che abbandona i toni ridicoli e umoristi per radicarsi maggiormente nella tragedia grazie alla scena dell’ultima cena con il Dr. Mindy e gli altri commensali, tra cui la collega Kate Dibiaski (Jennifer Lawrence).

Le due scene post-credit, al contrario, sono un ritorno all’assurdo, volte a far ridere nuovamente gli spettatori dei destini beffardi che attendono chi si era considerato “al di sopra degli altri”.

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