#BlackLivesMatter: 10 film che raccontano il razzismo negli Stati Uniti

scritto da: Diego Battistini

“Questa è l’America” cantava un paio di anni fa il rapper Childish Gambino (al secolo: Donald Glover) nell’omonima canzone; un grido d’accusa nei confronti di una società, quella americana, violenta e assuefatta dall’odio razziale. “Questa è l’America” è anche il titolo del libro del giornalista Francesco Costa, uscito quest’anno per i tipi Mondadori; un resoconto sulla schizofrenia insita nel “sistema americano” che tratta anche di come il razzismo sia profondamente radicato nella società statunitense, a tutti i livelli.

Questa è l’America, insomma, quella che in questi giorni sta palesando – ancora una volta, verrebbe da dire – tutte le sue contraddizioni. Il paese simbolo della Democrazia dove però la legge non è mai stata uguale per tutti. L’omicidio di George Floyd ha riaperto una ferita tanto profonda quanto (sembra) insanabile negli Stati Uniti. Lo spettro del razzismo continua ad aggirarsi per le strade delle metropoli d’Oltreoceano, così come nell’America profonda e rurale. E la sua ombra sembra non volerla smettere di incombere.

Quanto sta accadendo in questi giorni negli States non deve trarci in inganno: il problema del razzismo non è un problema esclusivamente americano ma riguarda tutto l’Occidente, Italia compresa. Certo, in America la coscienza (critica) nei confronti del razzismo si è manifestata prima rispetto che altrove, anche per oggettive contingenze storiche e sociali (negli U.S.A. più del 14% della popolazione è di origine afroamericana).

Il razzismo negli Stati Uniti raccontato in 10 film

Va da sé che in questa “assunzione di responsabilità collettiva” relativamente a uno dei molteplici lati oscuri della Democrazia americana (e probabilmente della natura umana), anche il cinema ha giocato la sua parte. Da sempre recettore dell’ideologia di una determinata epoca, la Settima arte è stata specchio anche di un’ideologia profondamente razzista. Non serve neanche tornare indietro fino a Nascita di una nazione (1915) di David Wark Griffith, ma basta solo vedere il modo stereotipato in cui in cui gli afroamericani sono stati descritti nei film hollywoodiani almeno fino agli anni ’60, una decade caratterizzata oltretutto dalle lotte politico-sociali portate avanti da illustri personaggi come Martin Luther King e Malcolm X.

Eppure, il cinema americano è stato allo stesso tempo capace di affrontare con lucidità il dramma del razzismo dalla schiavitù fino ai giorni nostri. Vi proponiamo, qui di seguito, 10 film fondamentali per capire come il cinema ha raccontato questa tragedia, cercando di proporre una sorta di percorso storico-cronologico che dall’800 si dipana fino alla contemporaneità. La scelta non si è basata esclusivamente sulla qualità intrinseca delle opere, ma anche sull’importanza delle storie che raccontano e sulla prospettiva da cui osservano gli avvenimenti narrati.

1. Amistad (1997)

La Storia è determinata da una serie di eventi, concatenati gli uni con gli altri. Per capire il problema del razzismo all’interno della società americana è necessario fare più di un passo indietro e giungere all’epoca dello schiavismo. Lo si apprende fin dalle scuole elementari: con schiavismo si vuole indicare la barbara pratica di trasportare schiavi dalle Colonie Africane nei paesi Occidentali, tra i quali anche i neonati Stati Uniti. Una pratica che è durata secoli.

È ambientato proprio nell’ultima fase di quell’epoca (siamo nel 1830) il film Amistad di Steven Spielberg, incentrato sul caso giudiziario che seguì l’ammutinamento di un gruppo di schiavi africani sulla nave mercantile il cui nome ha ispirato il titolo della pellicola. Si tratta di un film d’accusa, naturalmente, che pone al centro l’impossibile convivenza tra razzismo e nobili ideali prettamente americani, con tanto di retorica lettura finale del primo emendamento della Costituzione: “Tutti gli uomini sono stati creati uguali“. Ad oggi è uno dei pochi film che racconta tali avvenimenti, e ciò lo rende una visione obbligata. Il cast comprende, oltre a Anthony Hopkins, anche Morgan Freeman, un giovane Matthew McConaughey e Djimon Hounsou. Disponibile su Amazon Prime.

2. The Birth of a Nation – Il risveglio di un popolo (2015)

Risposta ideologica all’omonimo film di Griffith degli anni ’10, il film di Nate Parker è una sorta di “contro-storia” della nascita degli Stati Uniti, nonché il racconto dell’emergere di una coscienza collettiva e razziale da parte della minoranza afroamericana. Siamo nel 1831 e il ribelle predicatore Nat Turner guida un gruppo di schiavi contro i loro padroni nella contea di Southampton in Virginia.

Figura assai controversa da un punto di vista storiografico, il Nat Turner raccontato in Birth of a Nation – Il risveglio di un popolo è un leader naturale che combatte contro un’ingiustizia quasi atavica: quella relativa ai soprusi dell’uomo bianco sulla minoranza di colore. Opera prima di Parker, il film è un ambizioso kolossal contraddistinto da sequenze spettacolari e complesse che ha avuto non poche difficoltà per essere portato sul grande schermo, dato il tema trattato. Una pellicola sicuramente coraggiosa, pervasa da un’estetica rabbiosa che rispecchia l’urgenza di un’operazione che, nelle intenzioni del suo autore, assurge al ruolo di vero e proprio manifesto. Disponibile on demand su YouTube, Google Play e iTunes.

3. 12 anni schiavo (2013)

La storia dell’americano Solomon Northup ha dell’incredibile. Nel 1841, Solomon è un uomo libero che abita nello Stato di New York, dove svolge la carriera di violinista. Sequestrato da due truffatori, viene spedito suo malgrado in Louisiana, dove diviene uno schiavo impiegato nelle coltivazioni di cotone. Un destino crudele, quasi degno di una poesia di Edgar Lee Master, che il regista britannico Steve McQueen ha avuto il coraggio di raccontare nel suo primo film americano, 12 anni schiavo.

Tratto dal romanzo autobiografico scritto dallo stesso Solomon, il film è realizzato con piglio autoriale e racconta con crudo realismo la quotidianità degli schiavi afroamericani, nonché la lotta di Solomon per sopravvivere pur mantenendo la propria dignità. Ad interpretare il protagonista è uno straordinario Chiwetel Ejiofor, mentre nella parte del perfido latifondista bianco troviamo Michael Fassbender. Un vero e proprio pugno allo stomaco – la lunga ripresa monopuntuale che mostra il protagonista impiccato ad un albero è da antologia – che è stato celebrato anche dall’Academy, che gli ha assegnato tre premi Oscar: Miglior film, Miglior Sceneggiatura e Migliore interprete femminile (Lupita Nyong’o). Disponibile su Netflix.

4. Il buio oltre la siepe (1962)

Quando si parla di letteratura e lotta al razzismo, il primo libro a cui pensiamo è probabilmente il classico di Harper LeeIl buio oltre la siepe (in originale To Kill a Mockingbird, ovvero “Uccidere un usignolo”). Pubblicato la prima volta nel 1960, fu trasposto al cinema dopo un paio di anni da Robert Mulligan, non solo per cavalcare il successo del romanzo, ma anche per riflettere “la coscienza collettiva” sul problema razziale che sarebbe maturata da lì a pochi anni, anche grazie alle battaglie di Martin Luther King.

Il buio oltre la siepe racconta la storia dell’avvocato Atticus Finch (Gregory Peck), il quale si trova a difendere in un processo il giovane afroamericano Tom Robinson (Brock Peters), accusato di aver violentato la figlia di un agricoltore. Naturalmente Tom è innocente, come dimostra lo stesso avv. Finch, ma la giuria – pur posta di fronte alla verità – lo riterrà comunque colpevole. Un grande classico che ancora oggi continua a indurci a riflettere. Una curiosità: prima di essere affidato a Gregory Peck (che vinse anche l’Oscar), il ruolo di Atticus Finch fu proposto a James Stewart, che rifiutò ritenendo il film troppo progressista, il che la dice lunga sulle qualità – anche a livello ideologico – dell’opera. Disponibile on demand su Chilli e Rakuten Tv.

green book

5. Green Book (2018)

È ambientato nello stesso anno in cui uscì Il buio oltre la siepe il film Green Book, un po’ a sorpresa trionfatore dell’edizione 2019 degli Oscar, durante la quale si è aggiudicato anche le statuette per il Miglior Film e la Miglior Sceneggiatura Originale. Diretto dall’insospettabile Peter Farrely (con il fratello Bobby autore di commedie demenziali come Scemo & più Scemo, tanto per capirci), il film è interpretato magnificamente da Mahershala Ali (vincitore dell’Oscar come Miglior Attore Protagonista) e Viggo Mortensen.

L’opera, che si ispira a una storia vera, racconta l’amicizia tra il talentuoso pianista afroamericano Don Shirley e il buttafuori italoamericano Frank Vallelonga. Divenuto l’autista di Don, Frank parte insieme a lui per una tourné negli Stati Uniti dove la coppia non avrà solo occasione per cristallizzare il proprio rapporto, ma si troverà al cospetto anche del razzismo dilagante in un Paese dove non tutte le persone sono trattate allo stesso modo. Benché intriso di retorica e, sotto certi punti vista, un po’ troppo politically correct, il film – dato anche il successo che ha riscosso – è una tappa obbligata per osservare il modo in cui il cinema americano ha affrontato il problema razziale. Disponibile su Now Tv.

6. Selma – La strada per la libertà (2014)

Se c’è una figura simbolo della lotta per il riconoscimento dei diritti civili degli afroamericani, questa è sicuramente Martin Luther King: l’uomo che aveva un sogno talmente nobile che ha continuato ad essere sognato da milioni di persone anche dopo la sua tragica morte, avvenuta nel 1968 a Memphis. Alla figura di King, e in particolare a un evento cardine nella sua lotta contro le ingiustizie negli U.S.A., è dedicato Selma – La strada della libertà, film diretto dalla regista Ava DuVernay, anche autrice di un’acclamata serie che affronta a sua volta il problema del razzismo negli Stati Uniti, When They See Us, disponibile su Netflix.

La narrazione ruota intorno alla celebre marcia di protesta non violenta che Martin Luther King organizzò in Alabama, dopo l’omicidio di un giovane afroamericano. Il film ha la capacità di restituirci senza retorica il resoconto di uno degli avvenimenti che più colpirono l’opinione pubblica statunitense in quel periodo, tanto che una parte consistente di questa rimase indignata dalle immagini televisive che mostravano i pacifici manifestanti aggrediti brutalmente dalla polizia. Un’opera imprescindibile, e pressoché l’unica dedicata – nello specifico – a Martin Luther King. Disponibile on demand su YouTube e Google Play.

7. Malcolm X (1992)

Se c’è un regista che più di tutti si è speso per difendere i diritti dei cittadini afroamericani, quello è sicuramente Spike Lee. Sono molti i suoi film che trattano il problema razziale negli States, da Lola Darling fino al suo ultimo, BlacKkKlansman. Scorrendo la sua filmografia, però, è innegabile che il film di maggior impegno sociale relativamente al problema sia il biopic Malcolm X, incentrato sulla vita e le lotte dell’attivista afroamericano, interpretato dall’attore feticcio di Lee: Denzel Washington, premiato con l’Orso d’argento al Festival di Berlino del 1992.

Dato il tema trattato, Spike Lee riferì più volte delle difficoltà incontrate durante la pre-produzione del film. Finanziato dalla Warner Bros., che però non volle stanziare più di 20 milioni di dollari, le riprese del film furono rese possibili anche da una sorta di crowfunding che coinvolse alcune delle personalità afroamericane più in vista degli Stati Uniti, tra le quali: il cestista Michael Jordan, e i cantanti Tracy Chapman e Michael Jackson. Nonostante la critica non abbia mai espresso un giudizio unanime sulla pellicola, quella di Spike Lee rimane un’opera fondamentale non solo per conoscere la storia di Malcolm X (al secolo Malcolm Little), ma anche per capire l’epoca in cui è stato realizzato: nel 1991 (anno precedente all’uscita del film) avvenne il famigerato pestaggio del tassista Rodney King, perpetrato da alcuni poliziotti di Los Angeles, e la pellicola di Lee inizia proprio con le immagini che ritraggono quella terribile violenza. Disponibile su Now Tv.

detroit

8. Detroit (2017)

Tra i tanti personaggi famosi che in questi giorni ci stanno letteralmente “mettendo la faccia”, protestando contro il “sistema americano” c’è anche l’attore John Boyega, conosciuto per il ruolo dello stormtrooper ribelle dell’ultima trilogia di Star Wars, Finn. Tra i giovani interpreti più interessanti della sua generazione, Boyega è stato oltretutto protagonista anche di un film dedicato a un altro evento cardine della Storia della battaglia per i diritti civili degli afroamericani: Detroit, diretto dalla regista premio Oscar Kathryne Bigelow.

Il film è ambientato nel 1967 nella città del Michigan, dove tra il 23 e il 27 luglio di quell’anno avvennero numerosi scontri tra le forze di polizia e i manifestanti che stavano protestando per le ingiustizie perpetrate nei confronti delle persone di colore. La miccia che fece scatenare quell’inferno durato 5 lunghi giorni fu una retata da parte delle forze dell’ordine in un locale, gestito da afroamericani, privo di licenza. Alla fine il risultato fu di 43 morti, 1.189 feriti e 7.200 arresti. Un evento che la regia della Bigelow – da sempre molto “muscolare” – sa raccontare con energia e una costante tensione, senza naturalmente trascurare l’aspetto più politico-sociale. Disponibile su Netflix.

9. Prossima fermata Fruitvale Station (2013)

Quando si parla di giovani autori cinematografici americani si cita sempre (giustamente) il nome di Damien Chazelle, ma purtroppo quasi mai viene fatto il nome del regista afroamericano Ryan Coogler. Eppure Coogler, il cui talento è davvero smisurato, ha diretto due film amati dal grande pubblico, oltretutto molto “black”: Creed – Nato per combattere, spin-off della saga di Rocky Balboa, e il film dell’Universo Marvel Black Panther. E questo nonostante sia molto giovane: ha appena 34 anni.

Al di là dei due film citati sopra, è interessante evidenziare che Coogler ha esordito dietro la macchina da presa dirigendo un film di impegno sociale, Prossima fermata Fruitvale Station, che racconta uno dei casi razzismo più noti degli anni 2000: l’omicidio, nel 2009 a Oakland, del giovane Oscar Grant perpetrato da diversi agenti di polizia. Colpito dalla storia, il regista, all’epoca ancora studente di cinema, si interessò alla vicenda raccogliendo una mole considerevole di materiale dal quale trasse la sceneggiatura. A produrre il film ha contribuito anche la casa di produzione dell’attore Forrest Whitaker (che poi avrebbe recitato in Black Panther), mentre nella parte del protagonista troviamo l’attore feticcio di Coogler, Michael B. Jordan. Un piccolo film indipendente, quasi d’inchiesta, che ci fa conoscere (a noi non-americani) un’altra storia – ahimé – di “ordinario razzismo”. Disponibile on demand su Chilli.

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10. Scappa – Get Out (2017)

Nel 2009, quando Barak Obama divenne presidente degli Stati Uniti, la sensazione era che un vento nuovo e positivo stava sferzando la nazione americana. Lo slogan “Yes, We Can” chiamava in causa tutti gli americani, uniti verso un futuro diverso dove le discrepanze sociali e razziali avrebbero dovuto essere solo un lontano (seppur indelebile) ricordo. La storia ci ha insegnato, o meglio, ci sta insegnando che il percorso verso la parità (vera) dei diritti è ancora lunga. Essere di origine afroamericana negli Stati Uniti è ancora un problema e può essere anche molto pericoloso: il caso di George Floyd purtroppo insegna.

È da quest’ultimo presupposto che germoglia la poetica del regista Jordan Peele, che si è affidato al genere horror/thriller per raccontare – con disarmante creatività e coscienza politico-sociale – il problema del razzismo nell’America di oggi in Scappa – Get Out. Un film disturbante e sorprende, che gioca con lo spettatore e le sue aspettative, non limitandosi a seguire una strada univoca (il già citato horror), ma giocando con i cliché tipici di generi diversi tra loro, chiamando in causa persino la commedia (nella sua forma più grottesca). Un film di notevole impatto che, sotto la scorza del cinema di genere, sa raccontarci qualcosa di estremamente profondo e critico sul cuore di tenebra degli Stati Uniti. Disponibile su Infinity Tv.

Diego Battistini

La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rosssa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)


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