Batman: alla scoperta delle principali versioni cinematografiche del Cavaliere Oscuro

The Batman è attualmente in sala. Ripercorriamo la carriera cinematografica del Cavaliere Oscuro, da Tim Burton al nuovo film diretto da Matt Reeves.

Mentre The Batman imperversa al box office, confermandosi il miglior weekend di apertura del 2022, si sprecano le diverse recensioni – ecco la nostra – e analisi sull’opera di Matt Reeves. Una nuova interpretazione cinematografica del personaggio, che va ad arricchire la già nutrita filmografia sul vigilante di Gotham City. Ma torniamo a percorrere tutta la storia sul grande schermo del cavaliere oscuro, in un viaggio tra le diverse anime del personaggio che si sono avvicendate negli anni.

5Tim Burton

Il produttore Michael E. Uslan è dalla fine degli anni ’70 che tenta di portare sullo schermo un film di Batman; una versione che riporti il personaggio alle origini oscure e pulp dei fumetti degli anni ’30-’40, lontano dalla versione camp del telefilm con Adam West. Dopo tante porte sbattute in faccia, nella seconda metà degli anni ’80, finalmente qualcosa si inizia a muovere, complice anche il rinnovato interesse per il personaggio, dovuto all’uscita di importanti e seminali storie a fumetti (“Il ritorno del Cavaliere Oscuro” di Frank Miller e “The Killing Joke” di Alan Moore).

Si avvicendano diversi registi interessati al progetto, tra cui Ivan Reitman (Ghostbusters – Acchiappafantasmi) e Joe Dante (Gremlins), con altrettante riscritture della sceneggiatura. A spuntarla è il giovane Tim Burton, reduce dal successo di Pee-wee’s Big Adventure, che nel mentre realizza anche il cult Beetlejuice – Spiritello porcello. È Burton a spingere per l’assunzione dello sceneggiatore Sam Hamm; appassionato di fumetti, nella sua nuova versione del copione, riprende proprio dal succitato “The Killing Joke” l’origine del Joker, antagonista del film, interpretato da un magistrale Jack Nicholson.

Punto forte del film di Burton, uscito nelle sale nel 1989, è l’aspetto visivo, per cui è fondamentale l’apporto dello scenografo Anton Furst, che lavora con il regista in totale sinergia. Il Batman di Burton si muove in una realtà fuori dal tempo, che mescola la contemporaneità con elementi Art déco e gotico-industriali. Importante è l’influenza esercitata sulla pellicola dal cinema espressionista tedesco (tra i principali riferimenti di questa cupa Gotham City c’è anche la ciclopica Metropolis di Fritz Lang).

Il suo Bruce Wayne/Batman (Michael Keaton) è dipinto come un freak disturbato, tanto quanto il suo avversario, rappresentandone anche l’antitesi: defilato, chiuso in se stesso a causa del trauma conseguente alla perdita dei suoi genitori, è agli antipodi dello strabordante e narcisista Joker, sempre al centro dell’attenzione (e del film, in cui è presente su schermo più dell’eroe).

Un interesse, quello di Burton per i freak, che raddoppia nel sequel, Batman – Il ritorno, in cui entrano in scena anche il Pinguino (Danny DeVito) e Catwoman (Michelle Pfeiffer). Una pellicola dove lo stile del regista è ancora più palpabile; una fiaba dark dove l’unico vero mostro, per cui non si prova la minima empatia, è il “normale” imprenditore senza scrupoli Max Shreck (Christopher Walken).

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