HomeApprofondimentiAvengers: Endgame, il ricordo dell'ultima grande impresa targata Marvel Studios

Avengers: Endgame, il ricordo dell’ultima grande impresa targata Marvel Studios

Con il ritorno di Avengers: Endgame al cinema in previsione di Doomsday, è giunto il tempo di riflettere sull'eredità lasciata dal film "spartiacque" dell'MCU.

24 aprile 2019. L’Italia, con due giorni di anticipo rispetto agli Stati Uniti, si preparava all’evento cinematografico del decennio, forse addirittura del ventennio: l’arrivo in sala di Avengers: Endgame. Culmine di un progetto mai tentato prima chiamato Marvel Cinematic Universe, il film diretto da Anthony e Joe Russo era – ed è ancora – il più ambizioso del franchise. Il più lungo, il più epico, il più colossale, che in tre ore aveva il difficile compito di dare una degna conclusione alla cosiddetta “Infinity Saga” e ai suoi protagonisti principali, quelli che avevano iniziato tutto: Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.) e Steve Rogers/Captain America (Chris Evans). E, nel mentre, di fornire il giusto spazio a tutti (ma proprio tutti) gli eroi Marvel apparsi fino a quel momento. 

L’ultimo grande film Marvel?

Tutt’oggi, Avengers: Endgame è un caso unico all’interno dell’MCU, che per sua natura è una saga costantemente proiettata verso il futuro, tra le ormai consuete scene post-credit che preannunciano nuove storie e la fatidica frase con cui spesso terminano i titoli di coda, con cui si garantisce il ritorno dei nostri amati personaggi. “Spider-Man will return”; “Star-Lord will return”; “Black Panther will return”; “The Avengers will return”. Ecco, in Endgame non c’è niente del genere. In quanto rappresentante della fine di un’era, si concentra esclusivamente sul passato. Tanto che l’intreccio stesso riguarda la necessità di viaggiare nel tempo, dando la possibilità a Tony, Steve e Thor (Chris Hemsworth) di riconciliarsi con familiari e amori perduti e fare pace con i propri traumi. Perfino il villain, Thanos (Josh Brolin), dopo essersi immolato per la sua missione è costretto ad agire da una linea temporale passata. 

Nessun altro film Marvel ha mai lasciato un’eredità altrettanto pesante, né trasmesso la stessa sensazione di chiusura definitiva. Nemmeno Guardiani della Galassia Vol. 3, che lasciava comunque aperto più di uno spiraglio su eventuali capitoli successivi senza James Gunn al timone. Col senno di poi, si può anche dire che Avengers: Endgame, pur con tutti i suoi problemi, sia stato l’ultimo grande film di un miracolo produttivo che più volte si è dimostrato difficilmente ripetibile in altri contesti. Nemmeno gli stessi Marvel Studios, nel momento in cui hanno dovuto ricostruire e rinnovare il proprio universo narrativo, non sembrano aver capito come riprodurre la formula magica da loro inventata. 

Avengers: Edngame © Marvel Studios 2019

Parlano i numeri

A parlare sono i meri numeri: fino al 2019, circa una produzione Marvel su due raggiungeva il miliardo di dollari al botteghino; tra il 2019 e l’uscita di Spider-Man: Brand New Day (sul quale torneremo) ci sono riusciti solo due film su quindici: Spider-Man: No Way Home nel 2021 e Deadpool & Wolverine nel 2024. Guarda caso, entrambi puntavano non solo su IP già affermate (esiste forse un supereroe più popolare di Spider-Man?), ma anche sull’effetto nostalgia, il primo per la presenza di tutti i villain dell’Uomo Ragno e dei Peter Parker di Tobey Maguire e Andrew Garfield, il secondo per il ritorno di Hugh Jackman nei panni di Wolverine. 

E tutti gli altri? C’è chi è andato meglio (Doctor Strange nel Multiverso della Follia, Guardiani della Galassia Vol. 3, Black Panther: Wakanda Forever) e chi (la maggior parte) ha deluso parecchio le aspettative: Captain America: Brave New World, Ant-Man and the Wasp: Quantumania, Thunderbolts*, The Marvels, Eternals, Black Widow. Perfino la nuova versione dei Fantastici 4 guidata da Pedro Pascal e Vanessa Kirby non si è fatta carico della sperata rivitalizzazione creativa ed economica di cui la saga aveva bisogno. 

Intanto, in una timeline parallela, l’allora CEO di Disney Bob Chapek forzava Kevin Feige ad entrare di peso nel mondo della serialità per rimpolpare il catalogo della nascente Disney+, sfornando uno show televisivo dopo l’altro senza preoccuparsi troppo della qualità. Con risultati evidenti: molte serie Marvel sono alla meglio dimenticabili e alla peggio inguardabili, con le eccezioni di WandaVision, Loki e Daredevil: Rinascita. La quale, tra le altre cose, era l’ultima ad essere ancora in produzione (con una terza stagione in arrivo il prossimo anno) e pochi giorni fa è stata cancellata senza troppe cerimonie, segno di un cambiamento in atto anche in quel settore. 

Avengers: Edngame © Marvel Studios 2019

La superhero fatigue

Insomma, il quadro di questi ultimi sette anni è tutt’altro che roseo. Si è parlato spesso di superhero fatigue, un fenomeno di stanchezza generale nei confronti dei cinecomic dovuta sia al peggioramento complessivo delle opere cinematografiche, sia al fatto che il mondo sembra essere incompatibile con il loro ottimismo di fondo. Abbiamo vissuto il trauma collettivo della pandemia, sono iniziate tre guerre – senza contare quelle di cui si parla troppo poco – che coinvolgono l’intero pianeta e hanno contribuito alla polarizzazione estrema del pensiero politico, mentre la mentalità dominante sembra ormai prediligere l’odio, il razzismo, il sessismo, la discriminazione. Siamo arrivati al punto che un film su un tizio che va a caccia di migranti attira più attenzione di uno standalone dedicato a Supergirl, abbastanza da essere pubblicato su X da uno dei personaggi più pericolosi viventi, Elon Musk.

In un contesto del genere, che spazio possono trovare i supereroi? Evidentemente, poco. Solo quelli che riescono ad appianare le differenze, o addirittura a farle dimenticare, sopravvivono. E qui entra in gioco Spider-Man: Brand New Day, da poco diventato il terzo incasso mondiale assoluto e il secondo dell’MCU, appena sotto Avengers: Endgame. È il raro caso di film su un personaggio di grandissimo richiamo che, un po’ per la sua assenza al cinema durata cinque anni, un po’ per l’abilità di Tom Holland di portarne il peso sulle spalle dentro e fuori lo schermo, e un po’ per il fatto di aver riportato in casa Marvel l’essenza stessa del prodotto Marvel, è riuscito ad attirare in massa gli spettatori. 

Avengers: Edngame © Marvel Studios 2019

Ritrovare la fiducia del pubblico

Ma Spider-Man è l’eccezione. Non basta un titolo – peraltro nemmeno interamente Marvel/Disney, essendo una coproduzione con Sony – a invertire una tendenza così negativa. Per risolvere il problema di fondo, l’MCU ha bisogno di ritrovare la connessione che aveva creato con il suo pubblico, di riguadagnare la sua fiducia, possibilmente attirando le generazioni più giovani, fin troppo spaesate di fronte alle dimensioni mastodontiche di questo universo cinematografico. Per farlo, deve ripartire da due elementi fondamentali: la qualità dei film e il carisma dei suoi protagonisti. 

Ciò significa, in primis, pianificare con maggiore attenzione. Le cosiddette “Fasi” della ”Infinity Saga” erano facilmente distinguibili e seguivano una linea narrativa coesa; quelle della “Multiverse Saga”, forse anche per la necessità – come suggerisce il nome – di moltiplicare gli universi, è stata fin troppo caotica e priva di una direzione precisa. Anche se, va detto, nel mezzo c’è stato anche un intoppo legale non da poco, quando l’attore Jonathan Majors è stato condannato per violenza domestica. Majors era l’interprete di Kang il Conquistatore, chiamato a sostituire Thanos come maxi-villain intergalattico, e il suo immediato licenziamento ha costretto lo studio a scartare la maggior parte dei piani per lui ideati. 

In secondo luogo, servono volti freschi, che diano vita a personaggi in grado di soppiantare il vuoto lasciato da Tony Stark e Steve Rogers. Degli eroi introdotti in questi anni, pochi hanno conquistato davvero il cuore degli spettatori, tanto che la Marvel è dovuta ricorrere a un pacchiano stratagemma per farci accettare i Thunderbolts* guidati da Florence Pugh come i New Avengers. Lo Spider-Man di Holland (si spera) sarà uno dei protagonisti chiave del futuro, ma non può essere l’unico, e infatti Kevin Feige si è affrettato ad annunciare il nuovo team degli X-Men, composto di alcune delle star emergenti più popolari tra le nuove generazioni, tra cui Sadie Sink e Inde Navarrette, l’acclamata protagonista di Obsession. 

Avengers: Edngame © Marvel Studios 2019

Perché Endgame torna al cinema proprio ora?

Ecco perché Avengers: Endgame è stato un grosso spartiacque, un’opera con cui si può identificare un prima e un dopo nella storia del Marvel Cinematic Universe. Non c’è (quasi) più stato lo stesso grado di epica, la stessa soddisfazione ed esaltazione nell’assistere alle gesta di questi “supereroi con superproblemi”. Ed ecco perché ora torna al cinema, con il titolo di Avengers: Endgame Extra, come evento di lancio in preparazione del film che, probabilmente, rappresenterà un ulteriore spartiacque per il franchise: Avengers: Doomsday. 

Se la scusa della manciata di minuti aggiuntivi (da tre ore si passa a tre ore e cinque minuti circa) e del footage esclusivo di Doomsday è esattamente ciò che appare, ovvero una dozzinale mossa di marketing ai limiti dello scam, il ritorno di Avengers: Endgame in sala è significativo proprio per una questione simbolica. È il film in cui abbiamo detto addio a Chris Evans e Robert Downey Jr., riproposto sul grande schermo pochi mesi prima di vedere il loro ritorno in pompa magna in Doomsday. Il quale, questa volta per davvero, sarà di certo il loro definitivo canto del cigno all’interno dell’universo. 

Avengers: Edngame © Marvel Studios 2019

Un omaggio all’essenza della Marvel

Non ci sembra un caso se entrambi gli attori sono stati richiamati proprio adesso, insieme ai fratelli Russo e agli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely (anche se poi Markus ha rinunciato all’impiego). La squadra che ha portato Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame al successo planetario ha ora la missione di traghettare l’MCU verso una direzione diversa, con un blockbuster di proporzioni ancora più gigantesche che, insieme al successivo Avengers: Secret Wars, cambierà per sempre il volto della saga.

Prima, però, quella stessa squadra vuole rendere omaggio a tutto ciò che la Marvel è stata fino a questo momento, incluso un ultimo saluto agli storici X-Men. E quale modo migliore per farlo se non con Avengers: Endgame, il film che più di tutti rappresenta l’essenza più pura e imperfetta dell’MCU, e che ci ricorda l’impresa – problematica e piena di inciampi, ma indubbiamente titanica e senza precedenti – a cui abbiamo assistito negli ultimi vent’anni?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI