Alien: dalle origini dello Xenomorfo al paradiso perduto di Covenant

scritto da: Redazione

Alien di Ridley Scott, alla sua uscita nel 1979, è stato memorabile sin dalla locandina, che vedeva un ovoide verde su fondo nero e l’epigrafe terrificante e poco rassicurante che recitava le poche ma lapidarie parole “Nello spazio, nessuno può sentirti urlare”. Ma facciamo qualche passo indietro… 

Era il 4 ottobre del 1957 quando il primo satellite artificiale della storia, lo Sputnik 1 ad opera dell’URSS, veniva lanciato dalla Terra. Iniziava l’era spaziale fatta di esplorazione e di sviluppo tecnologico e, a detta di alcuni, si cominciava a parlare pure di morte della fantascienza. Ma come sappiamo bene la fantascienza non è solo esplorazione dell’ignoto spazio profondo; è anche e soprattutto un contenitore inesauribile di narrativa del fantastico e di probabili future tecnologie.

All’epoca comunque si cercò di utilizzare questo enorme evento mediatico in ogni modo possibile, e così i distributori italiani ribattezzarono in tutta fretta The Invisible Boy (mediocre spin-off del classico Il Pianeta Proibito) in Il robot e lo Sputnik. Operazione che non salvò comunque le sorti del film di Herman Hoffman pur riportando in sala il famigerato robot Robby. Ma questa è tutta un’altra storia.

Sta di fatto che la fantascienza da quel momento, nella narrativa quanto nella celluloide, sarà tutt’altro che morta ma continuerà bensì ad essere una fucina ricchissima di idee: da capolavori senza tempo a film meno riusciti e mediocri, fino ad opere pionieristiche e ibridazioni con altri generi. Il cinema così, tra il 1957 e il 1958, fu invaso da film nipponici come Spaceman contro i vampiri dello spazio di Koreyoshi Akasaka, Gli invasori della base spaziale di Teruo Ishii o Uomini H, diretto dal grande Ishirō Honda (Godzilla). Dall’America, invece, arrivò Il mostro dell’astronave, un fanta-horror non eccezionale ma che avrà un ruolo importante.

Il film, diretto nel 1958 da Edward L. Cahn, sarà la fonte su cui si baserà 20 anni più tardi proprio Alien di Ridley Scott. Il regista britannico, classe 1937, dopo un sorprendente e folgorante esordio con I duellanti (roba da sembrare un film di un regista navigato più che un’opera prima), diventa uno dei registi più significativi ed importanti della storia del cinema di fantascienza grazie a due pellicole di culto e veri capolavori della settima arte: Alien, appunto, e Blade Runner (1982), antesignano della nascente corrente cyberpunk nonché dell’interesse per uno dei massimi esponenti del genere, Philip K. Dick, autore del romanzo originale.

alien

La grande capacità di Scott fu quella di sapersi muovere con disinvoltura e con enorme ispirazione tra gli scenari di due film completamente agli antipodi nella struttura (l’angosciosa solitudine degli spazi stretti dell’astronave Nostromo in balia della furia omicida dell’alieno, in antitesi alla Los Angeles del prossimo futuro fatta di nebbia pioggia e neon) ma incredibilmente simili nella sostanza, con la loro claustrofobica e alienante atmosfera.

Alien, senza mezzi termini, è un capolavoro sotto più punti di vista. All’epoca dell’uscita gli spettatori fecero la conoscenza della creatura aliena più terrificante (e lo resta ancora oggi) che fosse stata partorita da mente umana. Lo Xenomorfo che attraverso varie forme vitali (da uovo a ragniforme facehugger, da chestburster a stadio umanoide adulto) ha terrorizzato praticamente chiunque. Una perfetta macchina per uccidere che agisce al di là di ogni morale. Affascinante e spaventoso allo stesso tempo.

Alien porta in sala un film precursore nel suo genere, fonte di ispirazione per numerose pellicole successive

Alien porta in sala un film precursore nel suo genere: gli snodi narrativi, le inventive scenografiche e la concezione claustrofobica dello spazio scenico, saranno fonte di ispirazione per numerose pellicole successive. Un Kammerspiel spaziale tensivo, ansiogeno e angosciante, che rilancia il sottogenere fanta-horror diventandone probabilmente l’esempio più riuscito. Il film di Scott mette in scena un futuro iperrealista ma che paradossalmente appare già vecchio, logoro e mal funzionante, fatto di ibridazioni genetiche umano/alieno e di un’estenuante lotta per la sopravvivenza.

L’equipaggio della Nostromo (una putrescente e labirintica astronave ideata da Ron Cobb e Leslie Dilley) si trova a dover fronteggiare un organismo alieno (una commistione tra biologico e meccanico) in una lotta che mostra tutti i limiti della razza umana in evidente inferiorità rispetto allo Xenomorfo che ha il sapore e l’inquietudine di un incubo di lovecraftiana memoria. Qui facciamo la conoscenza per la prima volta anche del tenente Ellen Ripley (interpretata magistralmente da Sigourney Weaver). Eroina androgina ma sexy che diventerà una vera icona femminile del cinema di fantascienza con il secondo capitolo, Aliens – Scontro Finale, e considerata come l’ottavo più grande eroe del cinema nella classifica stilata dall’American Film Istitute.

aliens scontro finale

Alien ha praticamente invaso ogni tipo di media generando sequel, crossover (Alien vs. Predator e Aliens vs. Predator 2), serie a fumetti e videogiochi. Ideato dagli sceneggiatori Dan O’Bannon e Ronald Shusett  (apparirà in una versione prototipale e forse parodistica del futuro film di Scott in Dark Star di John Carpenter, scritto ed interpretato dallo stesso O’Bannon) e disegnato dal grandissimo artista H.R. Giger (scomparso nel 2014) che, oltre a concepire il design della creatura aliena cinematografica che più ha influenzato l’immaginario di tutti, si occupò delle scenografie dell’astronave abbandonata.

Sulla base di quei disegni il nostro Carlo Rambaldi (1925-2012) realizzò parte dello Xenomorfo, più precisamente l’iconico cranio oblungo – dall’esplicita forma fallica – munito di una bocca con doppia dentatura retrattile. Rambaldi per simulare i tendini della mandibola della creatura, utilizzò dei profilattici. Cinema ed effetti speciali prostetici d’altri tempi ma che valsero a lui e a tutti gli altri effettisti del film (Brian Johnson e Nick Allder, espertissimi nella costruzione di modellini) un premio Oscar. Il costume dell’alieno fu indossato dall’altissimo studente nigeriano Bolaji Bedejo e dallo stuntman inglese Eddie Powell.

La lezione cinematografica di Alien, oltre ad influenzare altri cult, darà vita ad una serie di blockbuster da sala

Come dicevamo la lezione cinematografica di Alien, oltre ad influenzare altri cult come Terminator di James Cameron o Predator di John McTiernan, darà vita ad una serie di blockbuster da sala (i più noti sicuramente Specie Mortale di Roger Donaldson e Leviathan di George Pan Cosmatos, che saccheggia senza vergogna da Alien e La Cosa) e una pletora infinita di film direct-to-video spesso finanziati da budget limitati e ripetitivi nella trama. Alcuni, però, pur non risultando eccellenti nel loro genere, sapevano distinguersi; come ad esempio Il terrore viene dallo spazio di Peter Carter, Inseminoid di Norman J. Warren, Il pianeta del terrore di Bruce Clark, Forbidden World di Allan Holzman o Creature – Il mistero della prima luna di William Malone.

Da ricordare anche l’italiano e pessimo Alien 2 – Sulla terra di Ciro Ippolito, una sorta di sequel apocrifo del primo Alien che ne sfrutta la scia di successo (anche se la trama non ha nulla a che vedere con l’originale se si escludono le uova aliene). Tra gli interpreti “un certo” Michele Soavi, accreditato come Mychael Shaw.

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Dei sequel diretti di Alien, invece, senza ombra di dubbio il più riuscito è il secondo, Aliens – Scontro Finale (1986), diretto e sceneggiato da James Cameron. Forte del successo della sua pellicola precedente, Terminator (1984), Cameron utilizza magnificamente ogni centesimo del cospicuo budget messo a sua disposizione realizzando un blockbuster teso e pieno di azione, un action fantascientifico spettacolare nonché uno dei migliori esempi di sequel capaci di competere con il capostipite.

Se infatti Alien resta comunque il migliore in quanto fanta-horror claustrofobico ed ansiogeno, con la presenza di un solo alieno in uno spazio ristretto, Aliens ne è il degno successore, capace di mantenere quell’atmosfera mortifera del primo film con l’aggiunta, però, di maggior azione e adrenalina data dalla presenza di marines spaziali, e di un numero elevato di creature aliene che culmina nel finale al cardiopalma con l’enorme regina madre.

Sigourney Weaver candidata all’Oscar come migliore attrice protagonista per il ruolo di Ripley

Questa volta Sigourney Weaver è addirittura candidata all’Oscar come migliore attrice protagonista per il ruolo di Ripley. Agli effetti speciali troviamo il geniale esperto in animatronica Stan Winston, morto purtroppo nel 2008. A lui si devono, tra i tanti, quelli di Terminator, Predator, Scuola di Mostri, Leviathan, Predator 2, Terminator 2, Jurassic Park e molti altri ancora.

Nel 1992 esce invece il terzo capitolo della serie dedicata allo Xenomorfo, Alien³, che segna anche l’esordio alla regia per David Fincher. Esordio che non risulta particolarmente riuscito. Nel tentativo infatti di smontare l’universo creato precedentemente da Scott e Cameron (spostando la storia in una prigione spaziale), gli sceneggiatori (David Giler e Walter Hill) decidono di eliminare la giovanissima Newt e il caporale dei marines Hicks (gli unici superstiti insieme a Ripley e l’androide Bishop del secondo capitolo). Decisione poco gradita sia dalla critica che da buona parte del pubblico, ormai appassionati della saga.

Alien³ torna in parte alle origini con quel senso di isolamento e assedio, dato dalla prigione, e di minaccia perpetrata da un solo alieno, ma il tutto viene sovraccaricato da sotto trame cospirative e ascetico religiose. Il quarto capitolo, Alien – La Clonazione (1997), scritto da un Joss Whedon agli inizi della sua folgorante carriera e diretto da Jean-Pierre Jeunet (regista dei sorprendenti Delicatessen e La città perduta) ci porta duecento anni dopo il precedente capitolo con un clone di Ripley come protagonista. Pur mostrando la voglia di differenziarsi, in particolar modo con lo stile originale del regista (qui comunque tenuto a freno) il film non riesce minimamente ad avvicinarsi al fascino dei primi due capitoli.

prometheus

Con un balzo di quindici anni, con l’uscita del film Prometheus (2012), la saga torna nelle mani del suo creatore, Ridley Scott, segnando anche un ritorno alla fantascienza per il regista. Pur trattandosi di un prequel dell’intera saga, il film ha sollevato su alcuni appassionati più di un dubbio. In molti hanno visto nella pellicola una rilettura in chiave fantascientifica del Paradiso Perduto di John Milton.

Al di là delle varie interpretazioni, Prometheus resta in effetti un film dalla forma impeccabile, con sequenze cinematografiche esteticamente potenti, ma nella sostanza sicuramente poco ispirato, se si considera poi che Scott con il primo Alien ha contribuito a ridefinire il genere. Come se non bastasse, la scelta di mostrare lo Xenomorfo solo nell’ultimo fotogramma del film ha suscitato più di un disappunto, anche se lo stesso Scott aveva più e più volte annunciato che Prometheus sarebbe stato collegato alla saga ma che non avremmo visto il classico alieno.

Arriviamo così fino ad oggi, dopo trentotto anni di fantascienza, con Alien Covenant (qui la recensione del film), seguito di Prometheus sempre per la regia di Ridley Scott. Inutile dire che l’attesa è tanta vista la necessità (e la speranza) di avere risposte a domande scaturite proprio dopo la visione di Prometheus e soprattutto, per ogni appassionato che si rispetti, la possibilità di poter rivedere finalmente il temibile quanto affascinante Xenomorfo nella magnificenza di una sala.

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Redazione

La redazione di Moviestruckers è composta da un valido ed eterogeneo gruppo di appassionati cinefili con alle spalle una comprovata esperienza nel campo dell'informazione cinematografica.


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